ANARCHIA VARI 1
..anarchia e violenza di E. Malatesta
ANARCHIA E VIOLENZA
Di Errico Malatesta
Anarchia vuoi dire non-violenza, non-dominio dell’uo mo sull’uomo, non-imposizione per forza della volontà di uno o di più su quella di altri.È solo mediante l’armonizzazione degli interessi, mediante la cooperazione volontaria, con l’amore, il rispetto, la reciproca tolleranza, è solo colla persuasione, l’esempio, il contagio e il vantaggio mutuo della benevolenza che può e deve trionfare l’anarchia, cioè una società di fratelli liberamente solidali, che assicuri a tutti la massima libertà, il massimo sviluppo, il massimo benessere possibili.Vi sono certamente altri uomini, altri partiti, altre scuole tanto sinceramente devoti al bene generale quanto possono esserlo i migliori tra noi. Ma ciò che distingue gli anarchici da tutti gli altri è appunto l’orrore della violenza, il desiderio e il proposito di eliminare la violenza, cioè la forza materiale, dalle competenze tra gli uomini.Si potrebbe dire perciò che l’idea specifica che distingue gli anarchici è l’abolizione del gendarme, l’esclusione dai fattori sociali della regola imposta mediante la forza, brutale, legale o illegale che sia.Ma allora, si potrà domandare, perché nella lotta attua le, contro le istituzioni politico-sociali, che giudicano op pressive, gli anarchici hanno predicato e praticato, e predi cano e praticano, quando possono, l’uso dei mezzi violenti che pur sono in evidente contraddizione coi fini loro? E questo al punto che, in certi momenti, molti avversari in buona fede han creduto, e tutti quelli in mala fede. han finto di credere, che il carattere specifico dell’anarchismo fos se proprio la violenza?La domanda può sembrare imbarazzante, ma vi si può rispondere in poche parole. Gli è che perché due vivano in pace bisogna che tutti e due vogliano la pace; ché se uno dei due si ostina a volere colla forza obbligare l’altro a lavorare per lui e a servirlo, l’altro se vuoI conservare dignità di uomo e non essere ridotto alla più abbietta schiavitù, malgrado tutto il suo amore per la pace e il buon accordo. Sarà ben obbligato a resistere alla forza con mezzi adeguati.
L’origine prima dei mali che han travagliato e travagliano l’umanità, a parte s’intende quelli che dipendono dalle forze avverse della natura, è il fatto che gli uomini non han compreso che l’accordo e la cooperazione fraterna sarebbe stato il mezzo migliore per assicurare a tutti il massimo bene possibile, e i più forti e i più furbi han voluto sottomettere e sfruttare gli altri, e quando sono riusciti, a conquistare una posizione vantaggiosa han voluto assicurarsene e perpetuarne il possesso creando in loro difesa ogni specie di organi permanenti di coercizione.Da ciò è venuto che tutta la storia è piena di lotte cruenti: prepotenze, ingiustizie, oppressioni feroci da una parte, ribellioni dall’altra.Non v’è da fare distinzioni di partiti: chiunque ha voluto emanciparsi, o tentare di emanciparsi, ha dovuto opporre la forza alla forza, le armi alle armi.Però ciascuno, mentre ha trovato necessario e giusto adoperare la forza per difendere la propria libertà, i propri interessi, la propria classe, il proprio paese, ha poi, in nome di una morale sua speciale, condannata la violenza quando questa si rivolgeva contro di lui per la libertà, per gli interessi, per la classe, per il paese degli altri.Così quegli stessi che, per esempio qui in Italia, glorifi cano a giusta ragione le guerre per l’indipendenza ed erigono marmi e bronzi in onore di Agesilao Milano, di Felice Orsini, di Guglielmo Oberdan e quelli che hanno sciolto inni appassionati a Sofia Perovskaja e altri martiri di paesi lontani, han poi trattati da delinquenti gli anarchici quando questi sono sorti a reclamare la libertà integrale e la giustizia uguale per tutti gli esseri umani e hanno francamente dichiarato che, oggi come ieri, fino a quando l’oppres sione e il privilegio saran difesi dalla forza bruta delle baio nette, l’insurrezione popolare, la rivolta dell’individuo e della massa, resta il mezzo necessario per conseguire l’emancipazione.Ricordo che in occasione di un clamoroso attentato anarchico, uno che figurava allora nelle prime file del partito socialista e tornava fresco fresco dalla guerra turco-greca, gridava forte, con l’approvazione dei suoi compagni, che la vita umana ~ sacra sempre e che non bisogna al tentarvinemmeno per la causa della libertà. Pare che facesse eccezione la vita dei turchi e la causa dell’indipendenza greca.Illogicità, o ipocrisia?
Eppure la violenza anarchica è la sola che sia giustificabile, la sola che non sia criminale.Parlo naturalmente della violenza che ha davvero i caratteri anarchici, e non di questo o quel fatto di violenza cieca e irragionevole che è stato attribuito agli anarchici, o che magari è stato commesso da veri anarchici spinti al furore da infami persecuzioni, o accecati, per eccesso di sensibi lità non temperato dalla ragione, dallo spettacolo delle ingiustizie sociali, dal dolore per il dolore altrui.La vera violenza anarchica è quella che cessa dove cessa la necessità della difesa e della liberazione. Essa è tempe rata dalla coscienza che gl’individui presi isolatamente so no poco o punto responsabili della posizione che ha fatto loro l’eredità e l’ambiente; essa non è ispirata dall’odio ma dall’amore; ed è santa perché mira alla liberazione di tutti e non alla sostituzione del proprio dominio a quello degli altri,Vi è stato in Italia un partito che, con fini di alta civiltà. si è adoperato a spegnere nelle masse ogni fiducia nella violenza.., ed è riuscito a renderle incapaci a ogni resistenza quando è venuto il fascismo, Mi è parso che lo stesso Turati ha più o meno chiaramente riconosciuto e lamentato il fatto nel suo discorso di Parigi per la commemorazione di Jaurès.Gli anarchici non hanno ipocrisia. La forza bisogna respingerla colla forza: oggi contro le oppressioni di oggi; domani contro le oppressioni che potrebbero tentare di so stituirsi a quelle di oggi.Noi vogliamo la libertà per tutti, per noi e per i nostri amici come per i nostri avversari e nemici. Libertà di pensare e di propagare il proprio pensiero, libertà di lavorare e di organizzare la propria vita nel modo che piace; non libertà, s’intende - e si prega i comunisti di non equivocare -non libertà di sopprimere la libertà e di sfruttare il lavoro degli altri.
Un anonymous remailer e' in sostanza un servizio per nascondere la propria identita' quando si mandano messaggi di posta elettronica.Perche' nascondere la propria identita'?Perche' internet sta sempre piu' assumendo l'aspetto di una grossa gabbia piena di telecamere dove diventa impossibile muoversi senza essere monitorati.A dispetto di tutto il gran parlare che si fa della privacy e del diritto alla privacy ci sembra che questo sia solo un polverone per nascondere il fatto che in realta' le liberta' di movimento in rete si stanno assottigliando, e le istituzioni stanno lavorando in questo senso affinche' la privacy diventi un concetto che non appartiene piu' all'individuo ma che sia un privilegio concesso dall'alto e quindi con dei limiti ben definiti per poter garantire un controllo "giusto" delle attivita' dei cittadini.Ma per quanto possano abbaiare riguardo al fatto che il controllo delle informazioni sia necessario per mantenere l'ordine pubblico noi crediamo che questo controllo non solo non sia necessario ne utile in questo senso, ma che la liberta' di comunicare (perche' e' solo di questo che si sta parlando) sia un diritto inalienabile di ogni individuo, e che la sua limitazione sia un modo per bloccare qualsiasi voce fuori dal coro e qualsiasi forma di dissenso morale e ideologico.Per questo vogliamo fornire questo strumento, per rivendicare il diritto all'anonimato, per contrastare l'odioso atteggiamento per cui se cerchi di nasconderti e' perche' hai qualcosa da nascondere, per spingere la diffusione di tecniche "sicure" di anonimato, perche' non ci interessa avere la mailbox "anonima" su hotmail, perche' quella mailbox non ha nulla di anonimo, anche se la registrate con dati falsi e' riconducibile alla vostra identita' reale.Perche' esiste gia' una rete mondiale di anonymous remailer e l'unico modo sicuro di usare questi strumenti e' di utilizzarli in catena e quindi e' importante avere piu' anelli disponibili per queste catene, perche' piu' gente usa questi strumenti e piu' difficile sara' cercare di farli chiudere.Ebbene si'!Autistici.org offre anche la possibilita' di avere un email su questo server.Se vi siete persi andate a dare un occhiata all'howto <mail_ht.php>. Se avete una mailbox sui vari domini che vengono ospitati da questo progetto (attualmente autistici.org, inventati.org, paranoici.org, hacari.org, hacari.com, hacari.net, bastardi.net), potrete leggere la vostra mailbox via web all'indirizzo <https://mail.autistici.org>, in maniera sicura e crittata (la "s" nel protocollo http indica proprio la connessione sicura, per maggiori info potete leggere le nostre motivazioni <mail.php> per utilizzare una connessione sicura).Potrete anche scaricare la posta sia via POP3 che via IMAP, entrambi anche via SSL, settando come server mail.autistici.org con fingerprint 'C9:70:D4:D0:4A:05:F5:C0:6C:09:DB:1C:61:BA:58:11'.Inoltre potete usare come server di invio della posta mail.autistici.org settandolo come vostro SMTP, anche via SSL (vi avvisiamo che il supporto dell'invio via SSL nella maggior parte dei server non e' implementato e questo potrebbe causare il passaggio in chiaro dei vostri messaggi nel transitare al di la' del nostro server in invio).Se volete aprire un account di posta su autistici.org o uno dei domini ospitati da questo server di malati di mente, potete consultare la pagina dei contatti <https://www.autistici.org/contatti/>.Le proprie email viaggiano solitamente in chiaro datosi che nessuno dei protocolli che stanno alla base dello scambio di missive e' stato concepito con un supporto crittografico, ovvero dei meccanismi in grado di rendere indecifrabile il contenuto delle proprie mail. Quest'ultimi sono stati ideati in seguito con il crescere della consapevolezza della fragilita' dei protocolli iniziali. E non hanno ancora trovato piena applicazione. Sistemi di controllo generalizzato come il tanto discusso Echelon, ed in generale chiunque intenda per i motivi piu' diversi leggere il contenuto di una mail, puo' sfuttare a proprio vantaggio questa debolezza. Una decina di anni fa si incomincio' a parlare di crittografia applicata all'invio delle mail ed in modo piuttosto roccambolesco fu creata la prima versione del PGP, il Pretty Good Privacy di Philips Zimmermann. Per un introduzione all'uso ed ai concetti che stanno alla base di PGP e' possibile consultare Kriptonite: <http://www.kyuzz.org/anon/critto.html>. Oggi la societa' che gestisce questo prodotto non gode piu' della fiducia della comunita' informatica e l'unica versione del PGP il cui utilizzo e' consigliabile e' la 2.6.3i <http://www.ecn.org/crypto/soft/pgp.phtml>, prodotta circa 10 anni fa. La PGP Inc., la societa' fondata da Zimmerman, e' di recente stata rilevata dalla NAI, un cartello formato dalla TIS (Trusted Information Systems), e la McAfee anti-virus, ed ha cessato la vendita del PGP. Esiste pero' un software che ne ricalca e migliora le caratteristiche e che raccoglie in pieno la fiducia della comunita' informatica: GPG, il Gnu Privacy Guard. Questo software si basa sul lavoro di standarizzazzione compiuto dall'IETF (www.ietf.org <http://www.ietf.org>) e pubblicato nel rfc 2440 per la creazione di uno standard aperto e non proprietario per la gestione sicura della propria corrispondenza elettronica. Il sito ufficiale e' tradotto in italiano ed esistono degli ottimi tutorials per l'apprendimento dei concetti base e avanzati: <www.gnupg.org> Sono stati sviluppati numerosi frontends per agevolare l'utilizzo di GPG, in questa pagina <http://www.gnupg.org/frontends.html> sono riportati alcuni dei progetti piu' interessanti. Questa categoria di software permettono di spedire una mail che soltanto il reale destinatario possa decifrare, ma il sol fatto che il mittente della mail debba essere obbligatoriamente identificabile mina alla base il concetto di privacy. Per questo motivo sono stati creati una serie di strumenti conosciuti come anonymous remailer in grado di celare il mittente di una mail. Un buon riferimento e' di nuovo Kriptonite al capitolo 5 <http://www.kyuzz.org/anon/remailer.html> In generale gli anonymous remailer sono dei server che funzionano da intermediari tra il mittente ed il destinatario nella fase di consegna della mail. Per cui il reale mittente viene sostituito dall'intermediario. Usando in catena piu' intermediari si realizza un livello di sicurezza accettabile e si puo' affermare che la propria mail sia stata spedita in maniera anonima. Un utilizzo intelligente implica la fusione di anonymous remailer e PGP o GPG. Per raggiungere un buon livello di sicurezza e' infatti necessario prima cifrare il messaggio e quindi spedirlo attraverso una catena di remailer. Esistono diversi client grafici per l'uso di remailer. Per un elenco conviene consulta<http://www.ecn.org/crypto/soft/remailer.phtml>E' inoltre possibile presso alcuni server che ospitano questi servizi trovare delle interfacce web che ne rendono piu' intuitivo l'utilizzo. Ad esempio <https://mixmaster.autistici.org/cgi-bin/mixemail-user.cgi> Rendere anonima la spedizione non significa comunque rendere anonima anche la ricezione. Per ottenere un circuito di scambio posta completamente sicuro esiste un servizio detto nym server, in grado di ricevere una mail e rigirarla sulla proprio account attraverso una serie di remailer. In questo modo chi risponde non conosce il reale indirizzo del destinatario, ma soltanto un alias, un'identita' fittizia creata ad hoc sulla macchina che si pone da intermediario tra la propria casella email ed il mittente. La posta potra' quindi essere spedita presso ad esempio zorro@nome_dominio_nym e solo in seguita inoltrata al reale indirizzo di posta di zorro. Per dettagli si consulti ancora una volta Kriptonite al capitolo 6 <http://www.kyuzz.org/anon/nym.html> Per nymserver e remailer sara' inoltre utile visionare il materiale prodotto dal progetto Winston Smith <http://e-privacy.firenze.linux.it/pws/> e sopratutto il sito www.ecn.org/crypto <http://www.ecn.org/crypto> presso il quale e' disponibile una grande quantita' di materiale tradotto in italiano ed una fornita libreria di software. Rendere anonima e non decifrabile la propria posta potrebbe pero' non essere sufficiente. I protocolli che vengono solitamente utilizzati per scaricare le mail dal proprio provider contemplano, ma solitamente non utilizzano la possibilita' di cifrare la connessione. Quindi la propria password transita in chiaro nel percorso che separa il vostro computer dal provider, il che potrebbe permettere ad un ipotetico ascoltatore nascosto di scaricarla al vostro posto. Sarebbe abbastanza sfrustrante prestare tanta attenzione nello spedire o ricevere un'email, che pero' non raggiungera' mai il reale destinatario. La maggior parte dei server e dei client di mail ormai possiedono il supporto per il protocollo SSL o per TLS. Entrambi aggiungono un livello crittografico utile ad esempio a non far passare la propria password in chiaro per Internet. E' piuttosto semplice abilitarli dal lato client, non e' pero' detto che il proprio provider li supporti. Per una trattazione approfondita del protocollo SSL si veda <http://telemat.die.unifi.it/book/Internet/Security/> .
INTRO Autistici.org offre ai suoi utenti la possibilità di chattare attraverso il server IRC (Internet Relay Chat) presente all'indirizzo irc.autistici.org.Se non avete idea di cosa stiamo parlando e di come si usa, date un'occhiata all'howto <irc_ht.php>. IRC è un sistema molto semplice se paragonato ad altri tipi di chat, ma proprio per questo motivo risulta il più usato e apprezzato. Non avete voglia di leggere HOW-TO? Non avete voglia di installare software nel vostro computer? Volete solo ed escusivamente chattare? Allora l'applet java su <http://irc.autistici.org> fa al caso vostro... INFO TECNICHE È possibile registrare nickname e canali sul server attraverso i services. Per maggiori info sul loro utilizzo consultate l'howto sui services IRC <http://irc.autistici.org/howto/>. Il server e' linkato al server IRC di Isole nella Rete, www.ecn.org <http://www.ecn.org/>. Questi due server formano una piccola rete IRC in modo che gli utenti di entrambi possano dialogare tra loro. È possibile collegarsi al server in SSL utilizzando la porta 9999. CONTATTI GESTIONE IRC Per qualsiasi problema o richesta riguardante il servizio IRC scrivete a irc@autistici.org <mailto:irc@autistici.org>.News server localeSe volete leggere le mailing list presenti su questo server su un newsgroup piuttosto che farvi mandare tutti messaggi nella casella di testo o leggervi i messaggi via web il news server e' quello che fa per voi, oltre ad avere la possibilita' di crearvi un newsgroup vostro senza dover passare attraverso il GCN per la votazione e l'approvazione. Se volete crearvi un newsgroup consultate la pagina dei contatti <https://www.autistici.org/contatti/> Le gerarchie presenti sono autistici.* e inventati.*, il server non e' per ora linkato a nessun altro news-server.L'accesso e' pubblico, ossia e' possibile collegarsi al server da qualunque indirizzo, quindi non ha importanza quale provider usate per entrare in rete. E' possibile collegarsi anche con una connessione criptata se il vostro client ve lo consente. Per maggiori informazioni guardatevi l'howto <newsserver_ht.php>.Un anonymous remailer e' in sostanza un servizio per nascondere la propria identita' quando si mandano messaggi di posta elettronica.Perche' nascondere la propria identita'?Perche' internet sta sempre piu' assumendo l'aspetto di una grossa gabbia piena di telecamere dove diventa impossibile muoversi senza essere monitorati.A dispetto di tutto il gran parlare che si fa della privacy e del diritto alla privacy ci sembra che questo sia solo un polverone per nascondere il fatto che in realta' le liberta' di movimento in rete si stanno assottigliando, e le istituzioni stanno lavorando in questo senso affinche' la privacy diventi un concetto che non appartiene piu' all'individuo ma che sia un privilegio concesso dall'alto e quindi con dei limiti ben definiti per poter garantire un controllo "giusto" delle attivita' dei cittadini.Ma per quanto possano abbaiare riguardo al fatto che il controllo delle informazioni sia necessario per mantenere l'ordine pubblico noi crediamo che questo controllo non solo non sia necessario ne utile in questo senso, ma che la liberta' di comunicare (perche' e' solo di questo che si sta parlando) sia un diritto inalienabile di ogni individuo, e che la sua limitazione sia un modo per bloccare qualsiasi voce fuori dal coro e qualsiasi forma di dissenso morale e ideologico.Per questo vogliamo fornire questo strumento, per rivendicare il bisogno/diritto all'anonimato, per contrastare l'odioso atteggiamento per cui se cerchi di nasconderti e' perche' hai qualcosa da nascondere, per spingere la diffusione di tecniche "sicure" di anonimato, perche' non ci interessa avere la mailbox "anonima" su hotmail, perche' quella mailbox non ha nulla di anonimo, anche se la registrate con dati falsi e' riconducibile alla vostra identita' reale.Perche' esiste gia' una rete mondiale di anonymous remailer e l'unico modo sicuro di usare questi strumenti e' di utilizzarli in catena e quindi e' importante avere piu' anelli disponibili per queste catene, perche' piu' gente usa questi strumenti e piu' difficile sara' cercare di farli chiudere.Seguono i dati fondamentali per usare il remailer, se vuoi capire come usarlo leggi l'HOWTO <remailer-FAQ.php>. Il remailer e' di tipo II, mixmaster, e accetta messaggi sia in formato cypherpunk (tipo I) che in formato mixmaster (tipo II).Se utilizzate il formato cypherpunk ricordatevi che il remailer accetta solo messaggi criptati con la sua chiave pubblica. Per ricevere le chiavi del remailer mandate un messaggio a anon@paranoici.org <mailto:anon@paranoici.org?subject=remailer-key> con il subject "remailer-key".Per vedere le statistiche di utilizzo mandate un messaggio a anon@paranoici.org <mailto:anon@paranoici.org?subject=remailer-stats> con il subject "remailer-stats"Scaricate le chiavi del remailer <http://remailer.autistici.org/remailer-keys.asc> Se non volete ricevere messaggi da questo remailer spedite un messaggio a anon@paranoici.org <mailto:anon@paranoici.org?subject=DESTINATION-BLOCK> che contenga nel subject: DESTINATION-BLOCKTenete sempre controllate le statistiche dei remailer per sapere quali sono attivi visitando uno di questi siti: <http://anon.efga.org/Remailers><http://www.nuther-planet.net/farout/stats>Oppure visita la pagina della mappa dei remailers, molti dei quali hanno pagine di statistiche:<http://riot.eu.org/anon/remap.html>Per contattare chi gestisce il remailer: remailer-admin@paranoici.org <mailto:remailer-admin@paranoici.org> Questa e' la chiave <adminkey.txt> del remailer operator. I migliori client per usare i remailer sotto Windows (95/98/ME/NT/2000) sono Jack B. Nymble e Quicksilver che potete scaricare da questo indirizzo: <http://www.ecn.org/crypto/soft/>, cosi' come altri software per la protezione della privacy. Per *nix il miglior client e' il remailer stesso compilato in modo che funzioni solo come client e non come remailer vero e proprio, e potete scaricarlo sempre all'indirizzo qui' sopra. Se usate il client del mixmaster e' molto utile anche usare questo script bash <getmix2.sh> che potete lanciare giornalmente in modo da scaricare le chiavi e le statistiche aggiornate dei remailers. Potete anche usare l'INTERFACCIA WEB <https://mixmaster.autistici.org/cgi-bin/mixemail-user.cgi>del remailer. QUESTO NON E' IL MODO MIGLIORE PER PROTEGGERE IL VOSTRO ANONIMATO !!! Ad ogni modo la pagina web e' accessibile solo attraverso una connessione sicura in https per evitare che qualcuno in ascolto sulla rete possa sniffare i dati che inserite nei forms. PARANOIA ANONYMIZER HOMEPAGEL'anonymizer e' un servizio che consente di navigare sulla rete in modo anonimo.Sempre piu' spesso si sente parlare di sistemi di controllo ad alto livello che tracciano, registrano e catalogano un'infinita' di informazioni riguardanti le attivita' di chiunque stia in rete violando palesemente il diritto/bisogno fondamentale della privacy.Il vostro vicino di scrivania o il vostro capo in ufficio puo' facilmente controllare cosa state facendo in rete, siti commerciali tracciano le vostre attivita' per indagini di mercato senza chiedervi un esplicito consenso, etc. etc.
Per evitare tutto cio', per evitare che le nostre attivita' in rete siano tracciate e registrate, e' possibile passare attraverso un proxy anonimizzante. Per saperne di piu' leggete l'HOWTO <anonymizer-FAQ.php>
ftp.autistici.org <http://ftp.autistici.org> e' un ftp pubblico disponibile per il download. Se non sapete cosa sia un'area ftp, date un occhiata all'howto <ftp_ht.php>. E' organizzata in diverse sottodirectory divise tematicamente. Attualmente sono disponibili: directory pub contenente materiale vario e principalmente il progetto mirrors <http://mirrors.autistici.org>, nella directory omonima, che ospita la copia di una serie di siti riguardanti principalmente la crittografia e la steganografia. Inoltre vario materiale "di movimento" e' contenuto nelle directory video <ftp://autistici.org/pub/video>, audio <ftp://autistici.org/pub/audio>, foto <ftp://autistici.org/pub/foto>. directory copydown contenente il materiale del progetto copyDOWN <http://copydown.inventati.org>; la directory contiente anche un'area di upload dedicata al progetto, come indicato sul sito stesso. directory mp38 contenente il materiale del progetto mp3(8) OGGi <http://www.inventati.org/mp38>; la directory contiente anche un'area di upload dedicata al progetto, come indicato sul sito stesso. directory j21 contenente vario materiale a cura di Indymedia. directory Vilipendio contenente il materiale dei gruppi ospitati e consultabile piu' comodamente via web <http://vilipendio.inventati.org>. E' possibile scaricare via anonymous dall'area ftp pubblica in questione. Se volete sottoporre materiali da inserire in ciascuna delle suddette aree o necessitate di una spazio ftp, potete contattarci. E' possibile accedere all'ftp anche via SSL con gli appositi client.Autistici.org vi da' la possibilita' di pubblicare il vostro sito.Anche in questo caso se non sapete di cosa stiamo parlando, date un occhiata piu' sotto all'howto <web_ht.php>. Le pregiudiziali per poter parteciapre dei servizi offerti su questo server sono la condivisione dei principi di anti-fascismo, anti-razzismo e non commercialita' che animano questo progetto, oltre ovviamente a una buona dose di volonta' di condivisione e di relazione ;)))))Il vostro sito sara' visibile come sottodirectory del server www.autistici.org e vi saranno date login e password ftp per poter uploadare il vostro materiale. La cartella in cui viene contenuto tutto il sito pubblicato come sottodirectory e' la cartella html che vi troverete di fronte una volta loggati via ftp.Su questo server e' possibile usufruire anche di un servizio di ftp via SSL (che vi invitiamo ad usare nonostante la scarsezza di client attualmente disponibili).Tutto il sito e' navigabile anche via https.E' disponibile sulla nostra home page un loghino del progetto autistici.org/inventati.org e saremmo molto contenti di sapere che i siti ospitati sul server lo ospitassero da qualche parte nelle loro home page ;))))).E' anche possibile ospitare domini di cui gia' disponete e farli puntare direttamente alla home page del vostro sito su autistici.org, e addirittura funzionare da dns per quel dominio (vedi apposita pagina <dns.php>), nel qual caso la presenza del logo nella vostra home page diventa per noi ancora piu' importante per una relazione corretta con i progetti che ospitiamo ;)L'elenco dei siti ospitati da www.autistici.org lo potete trovare in <presenze.php> direttamente sulla nostra home page, in futuro anche organizzato in aree tematiche.L'elenco dei siti ospitati su www.inventati.org lo potete raggiungere dalla home page dell'altro volto di questo server <http://www.inventati.org>.Se volete aprire un sito su www.autistici.org o www.inventati.org, contattateci! <https://www.autistici.org/contatti/>Piccole (ma non troppo) note a margine:- quando lavorate sul vostro sito pensate al fatto che non tutt* posseggono le ultime tecnologie esistenti e che esistono persone non vedenti; per noi l'accessibilita' dei siti ospitati su questo server e' importante (vedi <http://www.ecn.org/xs2web> per maggiori informazioni sul tema dell'accessibilita'.- quando lavorate sul vostro sito pensate alle battaglie sulla libera circolazione dei saperi che stiamo conducendo; speriamo voi siate sensibili a queste lotte; pensateci quindi quando usate ung GIF (brevettata e quindi in teoria non utilizzabile da tutt* se non per la bonta' dei brevettatori :( o quando decidete per un intro in flash (proprietario e poco accessibile). Questo non vuol dire che non potete usarle, dato che non e' nostra abitudine limitare la liberta' di nessuno, ma ci piacerebbe che vi partecipare a questo server vi facesse riflettere insieme a noi su questi temi.
L'Autismo che si Inventa genera Condivisione --- +Autismo!!! ;) Questa frase che potrebbe apparire uno sorta di gioco di parole sconnesso e privo di senso, ha in realta' una propria idea di fondo, ed addirittura un significato. 1) La triste storia di marchino.2) + Sharing: il file sharing mini-howto Il testamento spirituale di marchino Quando le grosse holding dello spettacolo lamentano perdite di milioni di dollari a causa dello scambio di film su Internet, la tristezza ed il senso di colpa ci pervadono, ricordando la triste storia di marchino. Di lui non conosciamo nulla, se non il suo amore per la winona ryder e che aveva un amico di nome luigino. Questa che segue e' una mail giuntaci a firma di marchino poco istanti prima della sua dipartita. E' un testamento spirituale, qualche riga rubata al suo diaro, per spiegare al mondo il tragico gesto. "Possibile io, proprio io, che sin da piccolo sono stato segretamente innamorato della winona ryder, stia mandando sul lastrico lei e tutti i suoi amici ? con il mio client per il file sharing ? Poverina. Proprio adesso che l'hanno anche condannata per furto in un super mercato. Ecco, e' tutta colpa mia e degli stronzi come me. Non aveva piu' da mangiare ed e' stata costretta ad andare a rubare. Da oggi niente piu' file sharing, giuro sull'effige della winona. Mica voglio avere dei morti sulla coscienza io. Ecco il mio animo e' turbato. Winona morira' di fame e tutta la colpa sara' di Internet. Certo pero' che con tutto quello che guadagna il di caprio potrebbe anche farle un prestito. Evidentemente la sua casa di distribuzione non e' colpita dalla piaga file sharing: si possono permettere di pagarlo diverse 10ine di milioni di dollari a film. In effetti il guadagno di un qualsiasi divo, eccettuata la winona per la quale provvederemo ad organizzare una campagna di raccolta fondi, supera di molto il danno inferto da quei bastardi del file sharing - ormai ne parlo con distacco, in quanto pentito disposto a collaborare. Forse se accettassero un compenso di qualche milione di dollari in meno, qualcosa resterebbe anche alla winona, ed anch'io forse potrei riprendere con il file sharing - mio dio sto ricadendo nel tunnel. Via, scrivero' personalmente al di caprio.... Sono ormai tre giorni che non uso piu' il mio client per il file sharing. Il dubbio pero' si insinua. Forse le case produttrici non raccontano tutta la verita' e soltanto la verita'. L'altro giorno ho letto su di un quotidiano nella pagina costume e societa' un articolo di un giornalista illuminato in grado di squarciare il velo di maya che ricopre la questione del file sharing: "Non e' vero che sono le grosse case produttrici a rimetterci, sono i piccoli gruppi e le piccole produzioni". Ecco, lo sapevo. Non basta il senso di colpa di aver spinto sul marciapiede il mio unico vero amore, la winona: sto mandando in rovina anche il mio amico luigino, batterista del gruppo emergente, ma gia' ben piazzato, gli Sfigatos. E' chiaro, e' per questo che non riescono mai a suonare da nessuna parte e non hanno una lira in tasca. Sia maledetto il mio gretto egoismo. Per quietare la coscienza mi ero convinto che i problemi fossero altri: La mancanza di sale prove e luoghi in cui suonare gratuitamente. Il pizzo imposto dalla siae su ogni serata nei locali, per cui nessuno ti chiama a suonare se non gli garantisci un ritorno economico, poiche' gli costa troppo. I prezzi di circolazione di un cd, che lievitano dai 2,3 euro per la produzione del supporto ai 15 e oltre di vendita, giustificati, in quanto quasi tutte tasse. E potrei continuare con tutte le solite falsita' che sinora mi sono sempre inventato per convivere con la mia colpa. Ma ora basta, guardiamo in faccia la realta'. Quando uscii la recensione del demo tape degli Sfigatos sulla rivista specialistica e patinata Rutto, a firma di Claudio Tramonta, io ebbi la malaugurata idea di distribuire con il mio client per il file sharing i loro pezzi. E' per questo che nonostante la precisa ed efficiente distribuzione della demo curata dalla nonna der patata, il cantante del gruppo, ed il concertone presso il teatro parrocchiale del gesu' proletario, patrocinato e benedetto da don calogero, gli Sfigatos non sono ancora riusciti a produrre un video da spedire ad MTV. Evidentemente tutta Internet si e' viversata a scaricare i pezzi ed ora piu' nessuno intende acquistare la loro demo. Modem infame, cosa m'hai fatto fare ? .............. Non riesco piu' a vivere con questo rimorso, sono giorni che non dormo, ed osservo puntini bianchi su muri bianchi. Ho deciso di farla finita. Mi impecchero' con il cavo UTP categoria 5 che collega il mio computer al modem ADSL ethernet. Lascio questa lettera come mio testamento spirituale. Spero che i giovani ed i meno giovani sappiano trarne insegnamento: state lontani dal file sharing, rovinera' la vostra vita e quella di molte altre persone. Non cercate nei motori di ricerca parole come gnutella, napster, opennap: e' male. Ecco il demone e' venuto a prendermi, vado, lascio un pugno di mp3 di Nino D'angelo ed una copia pirata del film schegge di follia, protagonista la winona, a sempiterna memoria delle mie malefatte. Marchino + SHARING Pensate sia normale scambiarsi un libro, un disco, una videocassetta ? Noi riteniamo di si'. Riteniamo che oltre ad essere normale, abbia anche una valenza sociale notevole: condividere con altri quanto si possiede, slegare lo scambio di beni dal concetto di mometizzazione, di mercificazione e' a nostro avviso positivo. Senza dubbio preferiamo l'utente che mette a disposizione del mondo i propri mp3, al rampante funzionario di una multinazionale dello spettacolo che rancoroso e pieno di bile invoca la calata delle cavalette sulla rete per fermare lo scambio files degli utenti. Come diceva una nota canzone: "Era meglio morire da piccoli con i peli del culo a batuffolo, che vedere 'sto schifo da grandi". Ed in effetti sarebbe stato meglio non ci fossero stati concessi il computer, la rete, i masterizzatori, le fotocopiatrici, gli scanner, le macchine fotografiche, le radio, i registratori, i dvd rom, la carta, la penna, la matita, il cervello ... Perche' offrirci degli strumenti atti alla diffusione a basso costo delle informazioni, per poi proibirci di usarli ? Quanti di voi possiedono un'adsl, o la possibilita' anche limitata di banda ? Immaginiamo non tutti, ma molti si'. Quanti di voi dopo aver scaricato un qualche files dal nostro ftp, hanno pensato di renderlo di nuovo disponibile a tutti sfruttando parte della propria banda ? Pensiamo non molti. Ed invero sarebbe molto importante. Li' fuori tutti assieme avete molta piu' banda a disposizione di quanta ne possediamo noi per Autistici/Inventati. Non usufruiamo di risorse infinite e neppure 20 server in cluster con tera bytes di spazio disco come hotmail, noi abbiamo una sola macchina con risorse limitate e banda limitata. Abbiamo bisogno che ci aiutiate a creare circuiti di distribuzione delle risorse indipendenti e decentralizzati. Anni fa, prima della grande rete, esistevano circuti di bbs, che si scambiavano la posta di notte chiamandosi l'un l'altro. Potrebbe apparire ridicolo confrontato con i moderni protocolli e le fibre ottiche e i satelliti, ecc... Eppure meccanismi del tutto simili permettono oggi giorno a milioni di persone nel mondo di scambiarsi files: tutti i circuiti di files sharing si basano sul contributo dei milioni di utenti che con modem e connessioni a basso costo condividono files e risorse. Se volete contribuire alla sopravvivvenza/crescita di questa rete cercate di redistribuire attraverso questi circuiti il materiale che mettiamo a disposizione e tutto quello da voi prodotto o che pensate sia importante far circolare.Imparate a conoscere questi strumenti, ad utilizzarli, comprendendone i limiti e le potenzialita', supportateli, sopratutto cercate per quanto possibile di farvi carico in prima persona della condivisione delle risorse. Abbiamo cercato di scrivere un mini-howto <filesharing/filesharing_ht.php> per presentare diversi sistemi, "casalinghi" e non, utili a condividere files con altre persone in rete. L'howto e' in continua fase di riscrittura, dunque abbiate pazienza se alcune sezioni non sono ancora attive o sono incomplete , e non esitate a segnalarci strafalcioni, inessattezze, errori grammaticali, omissioni e manchevolezze varie, ecc... In calce a questa pagina e' presente la data dell'ultimo aggiornameto del documento al fine di segnalarne le revisioni. Per contatti: sharing@autistici.org <mailto:sharing@autistici.org> Che cos'e' il CVSCVS e' un sistema che permette ai gruppi di persone di lavorare collettivamente e simultaneamente su diversi file di un progetto (tipicamente sorgenti di programmi, ma non necessariamente) permettendo di seguire l'evoluzione delle modifiche che vengono apportate agli stessi. In pratica cvs rende possibile l'integrazione delle modifiche apportate ad una "repository" centrale (un deposito) su un server, gestendo opportunamente l'accesso "concorrente" da parte dei partecipanti al progetto, senza che le modifiche introdotte precedentemente vengano sovrascritte (e quindi perse) da successivi aggiornamenti ai file provenienti da vecchie copie di lavoro locali. Oltre a questo il cvs fornisce diversi strumenti che rendono possibili "deviare" la linea di sviluppo di un progetto in diversi "tronconi" (branch) in modo da creare dei percorsi di sviluppo paralleli permettendo di non alterare il lavoro nella linea principale finche' quello nuovo non diventa stabile (e pertanto integrabile) nel troncone principale.Il principio di funzionamento consiste nel mantenere una directory centrale su un server contenente l'ultima versione del progetto e permettere agli utilizzatori, in ogni momento, di creare una copia locale dove poter operare delle modifiche isolandosi dal resto dello sviluppo. Questa operazione di copia locale viene detta "checkout" (il riferimento e' sempre il server). Quando sono disponibili degli aggiornamenti nella repository, messi a disposizione da qualcun'altro, sara' possibile integrare tali modifiche nella propria copia locale con un operazione di "update". Questa operazione e' non-distruttiva in quanto il cvs e' in grado di selezionare le porzioni di testo che sono state alterate nella repository centrale ed "innestarle" nella propria copia locale senza perdere le eventuali modifiche gia' fatte localmente agli stessi file. Naturalmente questo puo' portare a situazioni di conflitto tra blocchi di modifiche simili fatte prima di noi sul server (eventualita' invero piuttosto rara) che viene comunque risolta manualmente scegliendo quale sia la modifica piu' appropriata da tenere. Una volta finito il lavoro sulla copia locale si effettua una operazione di "commit" (o checkin), questo permette di inviare il proprio lavoro al server centrale. Se non ci sono problemi dovuti a disallineamenti tra i nostri sorgenti e le ultime revisioni presenti sul server, quest'ultimo aggiornera' la repository facendo aumentare automaticamente l'indice di revisione dei file, rendendoli disponibili a tutti gli altri sviluppatori. Questi poi aggiorneranno la propria copia locale mantenendo cosi' sempre allineate le proprie modifiche, in corso di sviluppo, all'ultima revisione dei file presente sul server. Questo e' necessario perche' non si possono inviare modifiche riferite a vecchie revisioni di file ormai superate: si modifica sempre l'ultima revisione. L'operazione di commit quindi determina una nuova copia dei file sul server con una relativa nuova revisione e l'operazione di update, da fare sempre prima di ogni commit, permette di mantenere le revisioni dei file della propria copia locale sincrone alla linea di sviluppo, incorporando di volta in volta le modifiche che gli altri hanno committato. Oltre a queste funzioni di base il cvs mette a disposizione svariati comandi che rendono possibile, come gia' accennato, il lavoro parallelo su piu' linee di sviluppo permettendo successivi ricongiungimenti ed aggiornamenti; comandi per evidenziare le differenze basandosi su linee di sviluppo, revisioni e date differenti ed offre inoltre comandi per gestire l'uscita di "release" generando dei "tag" (etichette) da associare alle revisioni dei file per poter successivamente recuperare la copia locale a partire da un determinato tag storico. Leggi l'HOWTO <cvs_ht.php> per capire come usarlo.
L’ANARCHISMO RIVOLUZIONARIO ED IL MOVIMENTO ANTI-GLOBALIZZAZIONE,di Lucien van der Walt (Bikisha Media Collective)
Cariche di polizia contro la gioventù. Forze armate che blindano una delle maggiori città americane. Decine di migliaia di manifestanti sotto le bandiere dell’anticapitalismo. Giovani e lavoratori dell’occidente che si battono fisicamente contro il WTO e l’imperialismo. Queste forti immagini della "battaglia di Seattle" del 30 novembre 1999 sono state impresse nella mente dei militanti di tutto il mondo, spingendo milioni e milioni di persone alla lotta contro questa guerra di classe dichiarata dall’alto e che alcuni chiamano "globalizzazione". Seguita da altre proteste di massa a Washington e Davos, Seattle ha segnato in qualche modo un importante punto di svolta per il movimento operaio internazionale."Quell’Idea che si rifiuta di morire"E gli anarchici erano nel folto di queste proteste e di queste azioni di solidarietà, a Rio come a Johannesburg, a Praga come a Instanbul, a New York e a Dublino, dimostrando una impressionante abilità organizzativa, acquistando in credibilità ed in consenso popolare.Sui media borghesi, gli anarchici hanno assunto una preminenza che non si notava dagli anni ’60, ricevendo sorprendentemente più credito di quanto poi fosse realmente il ruolo svolto dagli anarchici nel nuovo movimento anti-globalizzazione. Per il New York Times l’anarchismo era "quell’Idea che si rifiuta di morire". La sinistra autoritaria, scossa e surclassata dalla capacità strategica degli anarchici, ha ritenuto improvvisamente necessario lanciare una polemica greve e disonesta contro l’anarchismo.Per colmo di ironia, poi, il movimento anarchico si fa a pezzi per il disaccordo che c’è su come ci si dovrebbe orientare verso il movimento anti-globalizzazione.
Orientarsi verso il MovimentoMentre l’anarchismo di tradizione piattaformista e molti anarcosindacalisti si sono fortemente identificati nel nuovo movimento, molti altri compagni sembrano riluttanti a farsi coinvolgere di più nel nuovo movimento. Alcuni sono giustamente preoccupati per la presenza nel movimento di forze riformiste e borghesi come le ONG (organizzazioni non governative, ndt); altri evidenziano l’inatteso sostegno all’anti-globalizzazione da parte di gruppi di estrema destra come i fascisti ed i fondamentalisti islamici; altri ancora sospettano del ruolo di dirigenti sindacali di destra all’interno del movimento.Queste preoccupazioni sono valide. Ma non dovrebbero essere usate come ragioni per non coinvolgersi nel movimento anti-globalizzazione. Questo nuovo movimento rappresenta un importante sviluppo per la classe operaia internazionale ed una massiccia opportunità per il movimento anarchico all’alba del XXI° secolo. Prendere il movimento, coinvolgervisi, dargli forma - questa è la migliore possibilità disponibile oggi per impiantare l’anarchismo all’interno della classe operaia e cercare di prendere la via del ritorno al nostro giusto posto in un movimento di massa, che può scavare la fossa al capitalismo. Anticapitalismo e non solo anti-globalizzazione Una volta dentro il movimento anti-globalizzazione, dobbiamo starci con coscienza anticapitalista. "Anti-globalizzazione" è un termine vago che espone la resistenza al capitalismo ad ogni sorta di trappola.Molti aspetti della globalizzazione -se per essa intendiamo la creazione di un mondo-sistema a crescente integrazione economica, politica e sociale- dovrebbero essere ben accolti dagli anarchici. La rottura delle chiuse culture nazionali, i più vasti contatti internazionali, la coscienza di essere "cittadini del mondo", la preoccupazione per gli sviluppi a mezza strada nel mondo- sono tutti processi positivi.Noi non dovremmo stare con coloro i quali, sotto la bandiera della "sovranità" e della "nazionalita", chiedono un rafforzamento delle culture nazionali, del cibo nazionale, chiudendo le frontiere alle influenze straniere e così via. Questo approccio -anche se travestito di anti-imperialismo- è xenofobia e comporta il sostegno agli stati nazionali locali.Dobbiamo sostenere le possibilità che si sviluppi una cultura cosmopolita ed internazionale, la globalizzazione del lavoro e del movimento dei lavoratori che stanno emergendo con la globalizzazione. Dobbiamo opporci totalmente al fondamentalismo religioso, al nazionalismo ed al fascismo i cui problemi con la globalizzazione sono legati al timore che la gente si apra a nuove idee che possano sfidare pregiudizi e culture autoritarie. La cultura non è statica. Muta e si forgia attraverso la lotta, e noi anarchici dovremmo difendere solo quegli elementi delle culture nazionali che sono progressisti ed a favore della classe operaia.Gli anarchici si oppongono agli aspetti neoliberisti e capitalisti della globalizzazione. Noi ci opponiamo agli attacchi al salario, agli attacchi al welfare, perché essi feriscono la classe operaia e perché difendono gli interessi dei capitalisti.Questi aspetti capitalisti della globalizzazione stanno nella guerra di classe internazionale radicata nel capitalismo e nella sua attuale crisi di profitti. Nonostante il clamore sulla "new economy" e la nuova prosperità, il capitalismo è in crisi dal 1973. Il tasso medio di crescita negli anni ’50 era del 5% all’anno; scese al 2% negli anni ’70, all’1% negli anni ’80. Così il grande affare è stato quello di ristrutturare se stesso per sopravvivere e rinnovare il profitto tramite il modello neoliberista: flessibilità della forza lavoro, privatizzazione, contrattazione in nero, tagli al welfare, riforma regressiva del fisco, deregolamentazione dei movimenti delle merci e del denaro. Tutte queste politiche avvengono nell’interesse dei settori dominanti della classe capitalista - le gigantesche compagnie transnazionali.Fuori e contro lo StatoLo Stato-nazione capitalista non è vittima della globalizzazione capitalista come si sente dire da qualcuno che usa in genere un punto di vista nazionalista, capitalista-di-stato o riformista. Costoro sostengono che lo sviluppo di grandi compagnie e di grandi istituzioni multilaterali come il FMI e il WTO porta ad una perdita di sovranità di uno stato-nazione supposto come innocente, che viene forzato ad adattarsi alla nuova realtà della globalizzazione.Questo genere di argomentazioni comporta serie implicazioni politiche. Esse distolgono l’attenzione dal reale ruolo dello stato-nazione nel guidare la ristrutturazione neoliberista. Inducono anche alla convinzione che lo stato-nazione, il "nostro" stato-nazione, sia una vittima innocente con cui dobbiamo allearci e che dobbiamo difendere dalla globalizzazione straniera. Al contrario, gli anarchici riconoscono nello stato-nazione uno dei principali protagonisti della globalizzazione ed, in particolare, degli aspetti capitalisti della globalizzazione.Il FMI, la BM ed il WTO sono organizzazioni costituite da membri rappresentanti degli Stati-nazione, come è l’ONU. E’ lo Stato-nazione che ha implementato l’attacco neoliberista in tutto il mondo. E’ lo Stato-nazione che ha permesso alle grandi compagnie ti operare globalmente, smantellando le chiuse economie nazionali del periodo 1945-1973, che era caratterizzato da pensiero che "ciò che va bene per Ford va bene per l’America".E’ la ristrutturazione neoliberista implementata e rinforzata dallo Stato-nazione che ha reso possibile lo sviluppo su scala globale del mercato internazionale del lavoro, dei movimenti internazionali dei capitali, delle catene internazionali di produzione (Inclusi molti Stati-nazione del Terzo Mondo, compreso il mio Sud Africa: testimone ne sia il fatto che il governo capitalista del Sud Africa sta riducendo le tariffe più velocemente di quanto richiesto dal WTO. Quando il WTO chiese al Sud Africa di aprire al mercato la sua industria tessile in 12 anni, il governo le fece volontariamente in 8 anni! Quindi la globalizzazione capitalista non è qualcosa semplicemente imposta su di noi dal sistema globale, dall’imperialismo, etc…, anche se questi hanno un ruolo importante).Lo Stato-nazione è parte del problema.Perciò gli anarchici non sono d’accordo con gente come Ralph Nader che diceva:"Votate per me, così salverò la democrazia e vi salverò dalle grandi compagnie". Gli anarchici sanno che il ruolo dello Stato è quello di servire queste compagnie: questo è ciò che fa lo Stato! E’ qui che noi ci separiamo da coloro che pensano che lo Stato sia un alleato del lavoro e dei poveri nella lotta contro la globalizzazione capitalista.Come tali, gli anarchici non possono condividere l’idea di una coalizione antiglobalizzazione di destra/sinistra, né il mito liberale che si possa andare oltre la sinistra e la destra. (Testimoni ne siano le proteste di Seattle: i liberali diedero al semifascista Pat Buchanan una piattaforma, ma piagnucolarono quando gli anarchici attaccarono la città della Nike).Contro il protezionismo nazionalistaNoi lottiamo fuori e contro lo Stato, cercando di organizzarci a livello internazionale. E’ vero: le importazioni di beni a costi più bassi minacciano l’occupazione nazionale. Ma la soluzione non è quella di chiedere allo Stato di vietare l’importazione di queste merci: bensì è quella di organizzare i lavoratori in tutti gli sweatshops del mondo. Noi lottiamo per l’unità internazionale del lavoro, per un salario minimo internazionale, standards internazionali di lavoro e mai per il protezionismo nazionalista o il bando del commercio.Gli anarchici vogliono una lotta autogestita e tra le classi, piuttosto che entrare nel sistema. Gli anarchici vogliono costruire forme autogestite di lotta e di azione, anziché porre fede nella tecnocrazia, nelle elezioni, nei "nostri" governi. In questo quadro, l’uso della violenza è una questione tattica, non un principio: spaccare o bruciare sono scelte legate alla situazione. Questo è proprio ciò che i liberali ed i pacifisti rifiutano di capire.Dentro il Movimento Anti-globalizzazioneDobbiamo entrare nel nuovo movimento anti-globalizzazione. E’ vero: è pieno di riformisti ed elementi borghesi. Ma proprio per questo dobbiamo coinvolgerci! Starsene da parte è consegnare il nuovo movimento, con il suo immenso potenziale rivoluzionario, ai riformisti ed ai borghesi. Significa abdicare al nostro dovere rivoluzionario di fondere l’anarchismo rivoluzionario con le lotte della classe operaia, di impedire che la rivolta degli schiavi venga usata per portare un’altra elite al potere.Non si tratta di sapere se dovremmo coinvolgerci, si tratta di sapere come.Gli scopi di un coinvolgimento anarchico sono sicuramente:1. Promuovere l’autogestione delle lotte: su ogni punto, gli anarchici devono battersi per forme organizzative, forme di protesta e forme di decisionalità che prevedano l’attivo coinvolgimento della classe operaia e l’opportunità di autogestire le lotte, acquistare fiducia e lottare dal basso. Questo significa:o occupazioni, piuttosto che sabotaggi elitari o marce, proteste e tumulti piuttosto che una politica di difesa o comitati d’azione che operano su mandato e riconoscimento assembleare, piuttosto che delegare tutte le responsabilità ad un piccolo gruppo di leaders o coalizioni decentrate che permettano il massimo di iniziativa dal basso o costruire la capacità di organizzazione promovendo collegamenti orizzontali tra i gruppi, assicurandosi che le informazioni siano il più ampiamente disseminate alla base delle strutture o lotte e richieste che promuovano la polarizzazione di classe e svelino le basi classiste del neoliberismo, possiamo sollevare vertenze "riformiste" con una presa da guerra di classe (per esempio, prendiamo una compagnia in crisi finanziaria; i padroni diranno di risparmiare attraverso l’esternalizzazione ed i licenziamenti; i militanti anarchici possono invece sollevare una richiesta apparentemente riformista che indichi la via del risanamento attraverso un taglio dell’80% degli stipendi dei manager. Questo svelerà la infida natura del sistema, l’abisso salariale di classe ed il rifiuto dei padroni di prendere in considerazione alternative che approfondiscono la polarizzazione di classe) 2. Lottare contro il governo: gli anarchici devono essere lì ad argomentare contro il protezionismo nazionalista, contro tesi di intervento statalista e contro le nazionalizzazioni. Invece dobbiamo puntare all’autoemancipazione della classe operaia attraverso le sue stesse lotte, le sue organizzazioni, i suoi sforzi, sul bisogno di mobilitarsi fuori e contro lo Stato, sulla lotta di classe anticapitalista. Questo significa:o lottare per una concreta solidarietà internazionale con i lavoratori negli sweatshops e con contratti illegali, attraverso campagne, azioni informate alla prospettiva superiore di conquistare standards internazionali di lavoro (un salario minimo globale, condizioni globali di base per l’occupazione,..) e un sindacalismo globale di base. Queste sono le reali basi della classe operaia per opporsi alle importazioni a buon mercato: migliori salari per tutti, piuttosto che una corsa al ribasso o il protezionismo sciovinista, o regole di base per le condizioni di lavoro, attraverso una prassi di azione solidale, piuttosto che appelli al WTO o disvelamento delle basi di classe del neoliberismo quando tenta di ridurre i salari e peggiorare le condizioni di lavoro, di aprire l’economia alle privatizzazioni ed alla speculazione, di qui il bisogno di una risposta di classe che non abbia illusioni nel capitalismo di stato, o opporsi alle privatizzazioni perché colpiscono la classe operaia attraverso i licenziamenti ed il peggioramento dei servizi sociali e non perché noi pensiamo che le nazionalizzazioni siano un passo verso il socialismo ed il controllo operaio.Invece di invocare le nazionalizzazioni in alternativa alle privatizzazioni -cosa che comunque non avverrebbe e non rafforzerebbe la classe operaia- gli anarchici dovrebbero battersi per l’autogestione operaia e comunitaria dei servizi sociali e delle infrastrutture, sottolineando il diritto della classe operaia ad una vita decente. Scopi ed obiettiviLo scopo di queste tattiche e di queste richieste è semplice. Questi punti vanno sostenuti come strumenti per sviluppare una forte e democratica coalizione internazionale della classe operaia incentrata sui sindacati, sulle comunità, sui cittadini, gli studenti, etc… Inoltre questi punti tendono anche ad aiutare lo sviluppo di una coscienza libertaria ed anticapitalista all’interno della lotta di classe internazionale, sviluppando l’opposizione allo stato ed al capitale insieme al desiderio, alla necessità ed alla fiducia in una possibilità di socialismo autogestito e senza Stato. Molti del movimento anti-globalizzazione non accetteranno questi scopi. Ma questo è proprio il motivo per cui è vitale il nostro intervento nel movimento anti-globalizzazione come militanti con le idee chiare ed una tattica precisa.E’ anche per questo che abbiamo bisogno di una organizzazioni politiche anarchiche basate sull’unità teorica e tattica e sulla responsabilità collettiva, gruppi tipo quelli delineati da Nestor Makhno e Peter Arsinov nella Piattaforma Organizzativa dei Comunisti Libertari del 1926. Unità, chiarezza, dedizione sono i nostri indispensabili mezzi rivoluzionari contro l’enormemente potente e borioso nemico capitalista.Possiamo vincere.
(tratto da North Eastern Anarchist, giornale della NEFAC/CanadaUSA)
EARTH FIRST! STORIA DI UN MOVIMENTO (da IPA n.5)
Correva l’anno 1981. Una fredda mattina di marzo, settantacinque persone guidarono fino al parcheggio visitatori della diga del Glen Canyon in Arizona. Non erano il solito gruppo di turisti o di possessori di barche, venuti ad ammirare l’enorme costruzione; al contrario, erano più interessati a quello che sorgeva una volta, prima della diga, a quello che la diga aveva infatti sottratto loro: uno dei tratti più belli del Colorado Gorge, il cuore dorato del canyon, con i suoi boschi di faggi, giardini di orchidee, cascate e laghetti. In quel gruppo c’erano Dave Foreman, Mike Roselle, Howie Wolke, Bart Koehler e Ron Kezar, che poco meno di un anno prima, durante un’escursione nel remoto deserto di Pinacate, nello stato messicano di Sonora, avevano deciso di fondare Earth First!, un gruppo ecologista radicale seguito da un obbligatorio punto esclamativo e con il motto: Nessun compromesso in difesa di Madre Terra. La loro scelta era stata ispirata in modo diretto da un’altra figura tra la folla: Edward Abbey, noto scrittore ed autore, nel 1975, del libro I Sabotatori (“The Monkey Wrench Gang”), che raccontava la storia di un gruppo di “red-necks” del profondo sud americano che scarrozzavano per il deserto tirando giù cartelloni pubblicitari, sabotando macchinari utilizzati da costruttori e sognando di far saltare in aria la diga del Glen Canyon. Senza permessi nè autorizzazioni la folla di attivisti inscenò una protesta, domandando la rimozione della diga, cosa che sorprese non poco gli agenti del parco, che mai si sarebbero aspettati una proposta così radicale. Eludendo la sorveglianza di questi tuttavia, sei tra gli attivisti raggiunsero la cima della diga, trascinando una matassa nera. Foreman, Wolke, Spurs Jackson ed altri tre Earth First!ers quindi srotolarono, all’unisono grido di “Earth First!”, un’insegna in polietilene lunga più di trecento piedi, che da lontano dava la netta impressione di una crepa sulla sovrastruttura della diga. Earth First! aveva colpito, se non rimuovendo fisicamente la diga, almeno attaccandola simbolicamente, con un gesto provocatorio, radicale, ma allo stesso tempo contrassegnato dall’umorismo e dalla vitalità che da sempre caratterizzano il movimento.
Nel corso degli anni le azioni di Earth First! assunsero le forme più diverse, passando da un simbolismo quasi situazionista, alla disobbedienza civile non-violenta, all’ecotaggio. Tre anni dopo la manifestazione al Glen Canyon fece la sua comparsa la più provocatoria delle tecniche adottate dagli ecologisti radicali: quella che in inglese viene definita “tree-spiking”. La tecnica consiste nell’inserire grossi chiodi negli alberi in modo da sabotare le operazioni di deforestazione: invisibili all’occhio umano e innocui per gli alberi, i chiodi recano danni notevoli alle motoseghe, rendendo le operazioni di disboscamento poco agevoli. Nell’ottobre del 1984 la guardia forestale di Eugene, in Oregon, ricevette una lettera che annunciava che circa 1000 chiodi erano stati impiantati negli alberi che facevano parte della vendita proposta nell’area di Hardesty Mountain; il servizio forestale scoprì suo malgrado che l’annuncio era veritiero e dovette spendere migliaia di dollari per farli rimuovere. La pratica continuò ad estendersi a macchia d’olio e giunse alla ribalta delle cronache il 13 maggio 1987, quando una scheggia distrusse la motosega di un lavoratore a Cloverdale, California, ferendolo gravemente. Earth First! fu prontamente accusata dell’accaduto dalla stampa, ma nonostante tale incidente sfortunato (caso peraltro unico nel genere) e le offensive delle industrie del legno, nessun attivista è mai stato colto sul fatto e la pratica del tree-spinking, continua a tutt’oggi, non senza polemiche. L’anno dopo l’azione ad Eugene, gli attivisti ecologisti elaborarono ancora una nuova forma di disobbedienza civile: il “tree-sitting”. Grazie all’uso di attrezzi per arrampicata sei attivisti scalarono per ottanta piedi gli antichi alberi della foresta nazionale di Willamette, sempre in Oregon, il cui disboscamento era previsto ad opera della Willamette Industrie. Quando l’ultimo attivista fu portato a terra dalla gru della polizia, il suo albero venne tagliato, ma solo a costo di diverse migliaia di dollari spesi tra ritardi e retribuzioni poliziesche.
Ma facciamo ora un piccolo passo indietro per interrogarci sulle origini di Earth First! e dell’ecologismo radicale a stelle e strisce. Che cosa può aver spinto centinaia di uomini e donne in tutta America a sacrificare la propria libertà e spesso a rischiare la propria vita per combattere l’industrializzazione, l’urbanismo galoppante e l’avanzata del “progresso”? Da dove trae origine questa ferrea militanza? Per rispondere, almeno parzialmente, a queste domande, dovremo iniziare soffermandoci sulle radici del conservatorismo ecologista americano, che affondano in un humus nativo ricchissimo, ma tutt’altro che radicale. Nelle parole di Dave Foreman: “Il primo movimento conservazionista negli Stati Uniti era figlio dell’Establishment” . Individui come John Muir, Aldo Leopold e Robert Marshall, padri fondatori dell’ecologismo americano, erano tutto fuorché “anarchici che danno voce a legittime preoccupazioni riguardo all’ambiente per attaccare le istituzioni democratiche” (il presidente del Sierra Club riguardo ad alcuni Earth First!ers). Nel complesso, il movimento ecologista era piuttosto repubblicano, bianco, piccolo-borghese e poco in sintonia con i movimenti contestatari della sinistra. Così, gran parte dei primi Earth First!ers si può dire provvisero proprio da backgrounds del genere: lo stesso Dave Foreman in gioventù, da bravo mac-carthista, era stato attivo negli Young Americans for Freedom e aveva sostenuto alle elezioni il candidato repubblicano Goldwater. Anche nel 1983, nel corso delle agguerrite proteste contro il disboscamento delle maestose foreste vergini di Kalmiopsis in Oregon, si mormora che durante un blocco stradale un tale Moore, camionista iroso ed indispettito, alla sua poco cortese richiesta “Sporco comunista bastardo! Perchè non te ne torni in Russia?” si sentì rispondere da un Foreman che aveva praticamente investito: “Ma, Les, sono un repubblicano tesserato! ”. Il carattere patriottico e repubblicano del primo Earth First! non dovrebbe quindi sorprenderci. In un certo senso, la protezione dell’ambiente era vissuta come una forma di patriottismo, un richiamo ai valori americani, che traspare chiaramente ad esempio nella scrittura di Edward Abbey. Quel che però spinse Foreman e colleghi a dissociarsi dall’ecologismo di un certo stampo fu la disillusione nei confronti di organizzazioni, come la Conservation Society o il Sierra Club, che nonostante (o piuttosto a causa di) una forte burocratizzazione erano incapaci di salvaguardare il patrimonio ecologico del paese. A segnalare la dipartita di Foreman dalla Wilderness Society nel 1977 fu la fiacchezza di gruppi ecologisti come questo nell’opporre il secondo progetto di Roadless Area Review and Evaluation, che prevedeva l’immediata cementificazione di 36 milioni di acri di foresta nella costruzione di nuove strade. Di fronte a tale fallimento, era evidente che un’altra strada doveva essere perseguita nella lotta conservazionista.
Fin dalla sua fondazione Earth First! -oltre che per la sua intransigenza- si contraddistinse dagli altri gruppi ecologisti per il suo approccio biocentrico, che portò Foreman a dichiarare che “Un orso grizzly che segue una scia lungo Pelican Creek nel parco nazionale di Yellowstone con i propri cuccioli ha una vita dotata per lei di tanto significato e dignità quanto la mia vita lo e’ per me ” e più tardi: “La natura selvaggia (wilderness) e’ l’essenza di ciò che cerchiamo. Non siamo un gruppo ecologista. I gruppi ecologisti si preoccupano in termine di ambiente dei danni alla salute degli esseri umani, dell’aria pulita e dell’acqua a beneficio delle persone e ci chiedono perché siamo così presi da una cosa così irrilevante e tangenziale e che denota un’elite come la natura selvaggia. Beh, posso dirti che un lupo o un alce o un orso grizzly non considerano la natura selvaggia un qualcosa di elitario. La natura selvaggia e’ l’essenza di tutto. E’ il mondo reale. ” Quest’approccio biocentrico, teorizzato come “ecologia profonda” dal filosofo norvegese Arne Naess (poi ripresa, tra gli altri, da Bill Devall e George Sessions) e in accordo con le teorie di un padre fondatore del conservazionismo americano come Aldo Leopold , spinse Earth First! a porsi in modo radicale nei confronti della questione ambientale e a perseguire due scopi paralleli: da una parte, attraverso l’azione diretta non violenta, difendere dallo sviluppo quanta più natura possibile; dall’altra, proprio grazie al proprio radicalismo, far apparire più moderate, e quindi più accettabili agli occhi delle industrie, le proposte degli altri gruppi ambientalisti. Così tra le proposte di Earth First! annoverano quella di proteggere vaste aree degli Stati Uniti e di dichiararli “off-limits” per la civiltà umana e di ristorare quelle aree già degradate dal processo industriale.
Anno dopo anno, tra proteste, ecotaggi e “tree-sittings”, le fila di Earth First! s’infoltirono a vista d’occhio. Dai 1,500 iscritti alla sua newsletter nel 1982 si passò agli oltre 10,000 nel 1989, con la pubblicazione ad opera di Foreman di Ecodefense: A Field Guide to Monkeywrenching, una sorta di manuale dell’ecosabotatore e versione ecologista dell’Anarchist Cookbook di William Powell, a cui poi seguì nel ’93 Confessions of an Eco-Warrior. Non tutto però fu rose e fiori: il 1 giugno 1989 il suo autore venne svegliato dal sonno da tre agenti dell’FBI, che lo trascinarono fuori casa e l’arrestarono con l’accusa di aver partecipato ad una cospirazione nel tentativo di sabotare delle linee di conduzione elettrica di una centrale nucleare nell’ovest degli Stati Uniti. L’accusa si rivelò infondata, ma rese evidente che l’attenzione dell’FBI era ormai fermamente puntata su Earth First!, definito “a soft-core terrorist group”.
Il 1990 fu un anno decisivo per Earth First!, anno nel quale le contraddizioni al suo interno esplosero e provocarono la dipartita di Foreman. Il gruppo che era stato fondato da pochi “rednecks for wilderness”, che si riuniva attorno al fuoco, la bandiera a stelle e strisce al vento, e che produceva adesivi come “Malthus aveva ragione” aveva finito con l’attrarre nei suoi ranghi persone lontanissime dal tradizionale spirito conservazionista, che vedevano la necessità d’inquadrare la critica ecologista nel contesto più ampio di una critica allo Stato e al capitalismo. Già nel 1985 un giovane attivista di nome Mike Jakubal, resosi protagonista di una clamorosa azione di “tree-sitting” a Middle Santiam, faceva notare che limitare il radicalismo ecologista a temi di conservazionismo “non può che portare a soluzioni frammentarie e temporanee. Al peggio, sovverte e impedisce trasformazioni realmente radicali - che non possono che essere chiamate rivoluzionarie - necessarie per salvare la natura selvaggia e tutto il resto” . Già Murray Bookchin, fondatore dell’Institute for Social Ecology, e teorizzatore di un ecologismo libertario ed umanista, in una serie di articoli al vetriolo si era scagliato contro Earth First! definendolo un movimento cieco, retrogado, misantropo, cripto-fascista e incapace di affrontare in modo serio il problema ambientale, legato, secondo Bookchin allo sfruttamento capitalista e da inquadrare quindi in un contesto socio-economico più ampio . Il confronto serrato tra Bookchin ed Earth First! si era poi parzialmente risolto con il mutuo accettamento di certi punti e quindi la pubblicazione del libro “Defending the Earth: A Dialogue Between Murray Bookchin and Dave Foreman” (Boston South End Press, 1991) ad opera di Steve Chase. Poco prima della pubblicazione però Foreman aveva lasciato Earth First! per fondare, assieme ai biologi Michael Soulé e Reed Noss il periodico Wild Earth e il Wilderness Project. Le ragioni della dipartite devono essere cercate nella progressiva trasformazione di Earth First! in un movimento impegnato, oltre che sul fronte conservazionista, su quello di una critica sociale ed economica del sistema vigente, che lo portò a soluzioni molto diverse da quelle della sua fondazione. Foreman, nonostante il suo abbandono del repubblicanesimo (già a metà degli anni ’80), la sua critica del capitalismo, e la formulazione di teorie tribaliste, guardava con forte scetticismo alle nuove generazioni di Earth First!ers, composte per lo più da attivisti di sinistra, neo-pagani , primitivisti ed anarchici di varie risme. Tuttosommato, per lui e molti della sua generazione, la conservazione dell’ecosistema doveva prendere la precedenza su ogni altra riflessione di natura politica. Sotto la guida di figure come Mike Roselle e Judi Bari, ex-attivista sindacale quest’ultima, vittima di un attentato ad opera dei servizi segreti, e deceduta nel 1997 per cancro al seno, Earth First! accrebbe, si radicalizzò ulteriormente e si espanse ben presto in tutto (o quasi) il globo.
Con quanto ho scritto non pretendo di aver fornito una storia esauriente del movimento, nè di aver trattato in modo completo le complesse tematiche che ne stanno alla base. D’altra parte non sarei capace di prevedere gli ulteriori sviluppi che ne seguiranno il corso. Quello di cui sono certo e’ che Earth First! continuerà ad evolversi in linea con la degradazione della biosfera nella presente società industriale (checchè ne dica un ignobile “ricercatore” antropocentrico come Bjorn Lomborg!). Il suo millenarismo scientifico continuerà a fondersi con le percezioni religiose e politiche comuni all’ecologismo radicale così da fornire una solida base per una resistenza mondiale allo “sviluppo” industriale.