HORROR,GORE,SPLATTER,SNUFF and other SHIT-MOVIE.
ORIGINI DELLO SNUFF
Nel 1974 il duo Michael e Roberta Findlay e la Monarch Releasing Corporation, realizzarono una coproduzione fra U.S.A. e Argentina per un film dal titolo SNUFF. Findlay era un regista e montatore di gore e porno eccessivi e ributtanti (ricordiamo Invasion of the blood Farmers o Shriek of the Mutilated), il suo nuovo film rivisitava la strage di Bel Air ad opera della famiglia Manson (in cui fu uccisa e orrendamente mutilata anche Sharon Tate, moglie del regista Roman Polanski). Il film era di fattura cosi' infima che Allan Shackleton, un responsabile della Monarch, tento' di 'insaporirlo' inserendovi una scena di quattro minuti in cui una donna viene selvaggiamente torturata, mutilata, smembrata e squartata. Secondo la campagna pubblicitaria usata per lanciare il film, questa scena sarebbe stata ripresa dal vero a spese di una povera attrice argentina convinta di essere stata ingaggiata per un normale film hard e ignara, invece, di andare al macello. La cosa, mai accertata, neppure in sede penale, suscitò un grande scalpore intorno al film e ne bloccò (quasi) subito la circolazione. Del resto lo slogan sul manifesto (raffigurante due mani mozzate che stringono saldamente dei cavi per l'alta tensione) recitava alla lettera: "Un film che poteva essere girato solo in Sud-America, dove la vita umana vale... ZERO!"; mentre un'altra: "Gli eventi più sanguinosi che siano mai accaduti DI FRONTE ad una macchina da presa!". Dopo l'uscita del film Michael Findlay, quasi per una legge del contrappasso, morì decapitato in un incidente aereo, mentre la moglie, tuttora viva, si dedicò alla regia di film hard-core (suo è il famosissimo Angel N. 9, dove compare anche come attrice) e di film splatter tanto cruenti quanto brutti (Ricordiamo, fra i tanti, The Oracle).
L'episodio di Snuff non fu dimenticato, uscirono alcuni film con diretti riferimenti ad esso, però in chiave di denuncia, fra cui il brasiliano Victimas Do Prazer di Carlo Cunha (1977) o il più famoso Hardcore diretto nel 1978 da Paul Schrader. Il fenomeno degli snuff movies, dopo il film 'ufficiale' dei Findlay, si è allargato con aspetti e connotazioni a dir poco terrificanti. Ricordate la scoperta, pochi anni fa, di un traffico londinese di bambini da torturare e uccidere sul set? Nel grande scandalo fu coinvolto anche un italiano, un famoso industriale di nome Mongini, che telefonicamente "ordinava" dei bambini definendoli crudamente "merce" o "piccole bestie" (le telefonate registrate, causa dell'incriminazione del Mongini, sono atti pubblici regolarmente presentati in tribunale). Fu solo un aspetto del fenomeno che, dietro un giro di milioni di dollari, si impegna a rifornire un mercato clandestino e molto esclusivo di depravati disposti a sborsare cifre elevatissime per poter assistere alla proiezione di un vero snuff. Cosa diversa sono i 'Peep Show' sparsi per New York dove vengono proiettati, sempre individualmente e per cifre modifiche, falsi Snuff Movies realizzati con effetti speciali talmente approssimativi da essere ridicoli. Naturalmente i film vengono spacciati per veri ma, in ogni caso, è da disprezzare e condannare l'interesse e la speculazione che viene praticata sulla tortura, l'omicidio e, spesso, la violenza carnale ai danni (quasi sempre) di donne e bambini. Registi ed artisti di F/X che lavorano nel cinema horror, si scagliano con veemenza contro tali pratiche e fa piacere vedere come i lavori di gente del calibro di Tom Savini o Screaming 'Mad' George, autentici maghi nel far sembrare reali crudeltà di ogni genere, quando esse vengono compiute su bambini o animali rendono, volutamente, artificioso e ben visibile ogni effetto speciale.
Anche la letteratura si è occupata di questo fenomeno. Ricordiamo il romanzo di Rex Miller Frenzy, in cui viene atrocemente descritto il calvario di una povera ragazza rapita per essere usata in snuff movies. Di più alto livello qualitativo è L'immagine della Bestia, scritto da Philip José Farmer. Autore da sempre interessato alle tematiche del sesso e della violenza, con questo libro Farmer rende la più lucida descrizione interiore ed esteriore delle varie sensazioni che la visione di uno snuff movie può provocare in uno spettatore più o meno involontario. Sto parlando del primo capitolo: in una saletta di una stazione di polizia di Los Angeles si sta proiettando uno snuff movie. Il 'protagonista' è un poliziotto, un collega, gli spettatori sanno già come 'va a finire'. L'atmosfera nel film, come nella piccola sala, è rancida, malata, l'aria sa di fumo e di latte cagliato. La sequenza dell'orgasmo e dell'evirazione del loro collega, disteso e legato contro lo sfondo di tendaggi rosso scarlatto, suscita negli spettatori l'annichilimento dell'orrore. Ma, forse, nelle parti più buie della loro mente, si nasconde un inconfessato e inconfessabile piacere provato di fronte a quella povera nudità illusa con il piacere e poi torturata e stroncata. Leggerlo può dare fastidio, ma è una analisi estremamente lucida e penetrante. Sempre in campo letterario la tematica snuff ha ispirato diversi thriller di discreto successo. Fra questi Abuso dell'americano Andrew Vachss o Rito Mortale di Lorenzo Marzaduri che si distingue anche per essere un singolare (e gradito) omaggio ad Alfred Hitchcock.
Molti paragonano l'essenza dello snuff-movie a film documentario crudi e impietosi definiti mondo-movies. Questo parallelismo, sia ben chiaro sin dal principio, è sbagliato e fuori luogo. Benché gli intenti che animano la rappresentazione di atrocità varie, come, ad esempio, il famoso episodio dell'incauto turista sbranato dalla leonessa in Ultime Grida Dalla Savana, siano ben poco encomiabili, bisogna notare come, in questi casi, la macchina da presa si limiti a registrare l'avvenimento di un fatto che sarebbe in ogni caso accaduto, nonostante la presenza di una troupe cinematografica. Il regista è così cronista, non impedisce il verificarsi del fatto (sempre che possa), ma neppure contribuisce a far sì che si verifichi. Prendiamo ad esempio l'episodio del 22 gennaio 1987, quando Dwyer Budd, ministro del bilancio della Pennsylvania, accusato di corruzione si sparò in bocca davanti alle telecamere in diretta, per dimostrare la propria innocenza. Anche in quel caso l'unico responsabile degli avvenimenti era Budd, la vittima. L'atto di riproporre, in tutto il mondo, l'atroce scena, venne giudicato come la cronaca di un fatto sanguinoso, rivoltante ma inevitabile. La teoria dello snuff, di cui è essenziale la comprensione al fine di attuare i necessari distinguo, si fonda su tre gradi di "consapevolezza" (come lucidamente illustrato anche da Roberto Pugliese nel suo impressionante saggio L'ultimo Spettacolo), di cui uno può anche variare, ma gli altri due restano inevitabilmente fissi. Il primo riguarda i realizzatori e distributori del film: siamo davanti ad una vera e propria anonima assassini. Essi sanno cosa stanno facendo, per chi lo stanno facendo, sono pronti ad uccidere deliberatamente e consapevolmente. Se il denaro è lo scopo delle loro azioni, non bisogna trascurare il grado psicotico di perversa malvagità criminale che li porta a compiere simili nefandezze traendone evidente soddisfazione. Il secondo grado è quello delle vittime: gli attori destinati al massacro NON sanno che cosa li attende. L'elemento di sorpresa, l'orrore dipinto sul volto dei poveretti quando, improvvisamente, si rendono conto di essere in trappola e destinati al macello, è una delle cose che il perverso amante di snuff ricerca con più maniacale ossessione. La terza posizione, passibile di cambiamenti, è quella dello spettatore. Chi assiste ad uno snuff, può sapere che il film si concluderà con un omicidio, oppure può solo sospettarlo o ignorarlo del tutto, credendo di aver assistito ad uno splatter particolarmente realistico. I mondo-movies non sono tutto questo. Essi sono discendenti di alcuni shock-movies molto famosi, come Helga un film tedesco del 1967 dove veniva dettagliatamente documentato il parto (reale) della protagonista. Molti altri film mostravano operazioni per il cambio di sesso, vere autopsie e cose similmente rivoltanti, a meno che non siate un chirurgo.
CANNIBAL MOVIES & GEEK SHOW
Elementi tipici degli snuff & mondo-movies sono presenti nel genere comunemente definito Cannibal-Third-World-Movies. Esso mischia la fiction tipica del genere horror\avventuroso, a sequenze dal vero in cui a farne le spese sono quasi sempre degli animali indifesi. Il primo film di questo genere è Il Paese Del Sesso Selvaggio (anche conosciuto come Mondo Cannibale) diretto da Umberto Lenzi nel 1972. Lenzi realizzerà in seguito il famoso Cannibal Ferox dove il sadismo e lo splatter sono portati all'estremo, tanto da far etichettare in USA il film come "the most violent cannibal movie" ("il più violento film di cannibali in assoluto") e la conseguente messa al bando in ben 24 stati d'America. Più noto (e qualitativamente superiore) è il 'cult' di Ruggero Deodato Cannibal Holocaust (1978). Girato con discreta tecnica e bene interpretato, il film è indifendibile nelle scene di violenza e torture su animali, le quali fecero rischiare la prigione a Deodato. Il regista si difese (adottando una linea in seguito ripresa dai suoi epigoni) dichiarando che le uccisioni e mutilazioni di animali erano emulate, con spirito documentaristico, dagli usi degli indigeni locali che, a riprese ultimate, mangiavano sempre gli animali uccisi. La sola differenza stava nell'uccidere questi animali davanti ad una cinepresa, sfruttando l'abietta inclinazione sadica di un certo tipo di pubblico che determinava il successo commerciale del film. Fra le 'curiosità' (se così si possono chiamare) del film, è da segnalare la presenza di un giovane Luca Barbareschi, assolutamente convinto e convincente nel trucidare selvaggiamente maiali e altre povere bestie per il piacere del suo sadico regista. Chi si scandalizza (giustamente) per il comportamento di registi come Deodato, non deve dimenticare che il cinema 'ufficiale' è pieno di sequenze in cui vengono oltraggiati e uccisi animali, anche in opere acclamate da pubblico e critica come capolavori. Primo fra tutti (perché la lista sarebbe troppo lunga) ricordiamo il bellissimo Apocalypse Now diretto nel 1979 da Francis Ford Coppola. Nella scena finale, dove Willard (Martin Sheen) uccide il colonnello Kurtz (Marlon Brando), il montaggio inframmezza ai colpi (finti) di machete inferti a Brando-Kurtz, quelli (veri) ad un toro che viene lentamente decapitato e smembrato nel corso di un rito sacrificale indigeno. L'intelligente accostamento simbolico e la griffe autoriale di Coppola hanno impedito il levarsi dello scandalo (la sequenza, tra l'altro, è molto impressionante), ma, di certo, il toro non ringrazia.
L'inserimento di vere sequenze-shock determinò il successo dei cannibal movies, dando il via ad un vasto filone di provenienza spesso italiana e non del tutto esaurito. Fra i titoli sono da citare Mangiati Vivi di Umberto Lenzi e Amazzonia/Cut And Run (1984) di Deodato, nato sulla scia di Apocalypse Now del quale riprende (con deprimenti risultati) l'ambientazione e alcuni temi. Discorso a parte meritano alcuni film nati come cannibal-movies e poi trasformati, rimontati e rimaneggiati fino a farne degli splatter. Il primo, diretto da Bruno Mattei con lo pseudonimo di Vincent Dawn, è L'Inferno Dei Morti Viventi (1981\83, distribuito anche con il titolo di Virus). E' una classica storia di zombies, scontata e a tratti eccessivamente lenta, nella quale sono state inserite alcune scene precedentemente girate per alcuni mondo-movies (fra cui Nuova Guinea, L'Isola Dei Cannibali), che mostrano dei riti funebri particolarmente raccapriccianti di una sconosciuta tribù indigena. Discorso a parte merita l'infame Doctor Butcher M.D. (dove M.D. sta per 'Medical Deviance'), diretto fra il 1980 e il 1982 da Marino Girolami con lo pseudonimo di Frank Martin. Inizialmente concepito come un cannibal-movie dal titolo La regina Dei Cannibali, il film fu poi trasformato in una storia di morti viventi per emulare il successo del film di Lucio Fulci Zombi 2 (1979), con il quale aveva in comune solo l'interprete principale, la splatter-movie-star Ian McCullough. Il risultato è un film senza alcun senso che mischia elementi e motivi di entrambi i generi, donandoci però una serie incredibile di effetti speciali gore. Fra trapanamenti di cranio, sbudellamenti e atrocità varie, assistiamo alle imprese del britannico McCullough, spedito in una giungla infestata da cannibali per indagare su alcuni casi di divoratori di carne umana avvenuti a Manhattan. Un film illogico, montato male, pieno di ottimi effetti splatter ma senza uccisioni di animali. Quest'ultima mi sembra un'ottima ragione per raccomandarlo a quanti siano in cerca di emozioni "forti" ma non intendano assistere al barbaro obnubilamento dell'umana dignità. Del resto, come acutamente sottolineava Bazin, "La morte, come l'amore, si vive, non si rappresenta".
SNUFF ITALIANO
Mondo Cane nacque come film-documentario, di fattura scadente, sulle stranezze ed atrocità commesse nel mondo. La voce del regista Gualtiero Jacopetti fa da commento alle sequenze, cercando di dare un tono più dignitoso alla rappresentazione ma riuscendo solo a far apparire il tutto ancora più triste e squallido. Il film è imperdonabile per le numerose scene di violenza su poveri animali indifesi e immobilizzati, che possono generare solo odio e disgusto, non certo curiosità. La didascalia di presentazione del film ("Gli avvenimenti si producono indipendentemente dalla macchina da presa, che si limita a registrarli") viene smentita da un clamoroso episodio. Jacopetti, infatti, avrebbe ottenuto la sospensione momentanea di una fucilazione, per il tempo necessario a cambiare le ottiche della cinepresa. In ogni caso Mondo Cane dà il via ad un genere nuovo e discutibile, ma molto redditizio, soprattutto in considerazione del bassissimo costo di produzione. In seguito nascono molti prodotti più o meno squallidi, come Mondo Di Notte Oggi girato nel 1976 da Gianni Proia, che mostra un non-stop di esibizioni sessuali di ogni tipo, massaggiatrici e masochisti in performances spesso organizzate ai fini della ripresa cinematografica. Il genere sado-sessuale si concreta in numerosi film sui costumi delle popolazioni africane. Ricordiamo Africa Ama, Africa Nuda, Africa Violenta girati fra il 1971 e il 1974. I temi centrali di questi film "africani" sono sempre gli stessi: l'aspetto sessuale è ovviamente privilegiato, e ad esso vengono collegate numerose torture vere o false inflitte alle povere indigene in caso di infedeltà o bigamia. Ricorrenti sono anche vari rituali di virilità e maturità, fra i quali quello, particolarmente impressionante, che prevede la castrazione di un cane, compagno di giochi infantili dell'uomo, e la seguente ingestione dei testicoli, al fine di affrancarsi dalle infantili paure e debolezze. Il punto di atrocità massimo si raggiunge probabilmente con due laidissimi film: Ultime Grida Dalla Savana e il maledetto Le Facce Della Morte. In Ultime grida dalla savana il regista Antonio Climati va prevalentemente a caccia di immagini sadico-repulsive capaci di scioccare anche il meno sprovveduto fra gli spettatori. Oltre al già citato episodio del turista sbranato, assistiamo a fenomeni di cannibalismo, stragi di animali, fino all'impensabile ripresa del massacro di una tribù di indigeni dell'Amazzonia, mutilati ed evirati da mercenari bianchi. In questi casi è imbarazzante persino il presupposto della presenza di una telecamera e sempre di più si ha il sospetto di assistere ad uno snuff movie camuffato.
Con Le Facce Della Morte si raggiunge veramente il fondo. Uscito a distanza di 16 anni da Mondo Cane, Le Facce della morte è forse lo shock-u-mentary più violento ed inammissibile di tutti i tempi. La veridicità di alcune scene è stata spesso (a ragione) contestata. Una delle sequenze più famose del film mostra l'agonia di un condannato a morte sulla sedia elettrica. In realtà tutta la scena, con le sue minuziose inquadrature di occhi che esplodono e capelli che si incendiano, è frutto del lavoro di Prosperi, un creatore di effetti speciali ex assistente del grande Mario Bava. In ogni caso i raffinati effetti speciali usati in questa scena riescono a creare un alone di veridicità: vengono usati litri di sangue di maiale e (forse la cosa più disgustosa e inammissibile) un vero cadavere in evidente stato di decomposizione a sostituire l'attore negli ultimi fotogrammi. Di altre scene è indubbia l'autenticità: Come, ad esempio, quella del macabro banchetto di due loschi figuri. A farne le spese una povera scimmietta, immobilizzata in modo da permettere ai due di colpirla ripetutamente con un piccolo martello sulla testa, al fine di mangiarne il cervello mentre è ancora viva. Su tutto la voce del regista (?) fuori campo che commenta in modo banale e retorico gli avvenimenti. L'enorme successo del film spinse i produttori a produrre ben tre sequel utilizzando sempre lo stesso tipo di materiale, autentico o contraffatto che fosse. Ciò che più sconvolge è proprio il successo di questo film: pensate che in Giappone, luogo dove l'interesse per le tematiche di eccessiva violenza è da sempre coltivato e incoraggiato nell'ottica a volte incomprensibile di discutibili filosofie di vita, Le Facce Della Morte ha conteso per lunghissimo tempo alla sua uscita il primato negli incassi a film come Guerre Stellari. Le tematiche eccessive e violente presenti in questi film possono stimolare la curiosità di alcuni, ma una volta posti di fronte alla realtà, alla tristezza e alla irrispettosa crudezza delle immagini, non si può fare a meno di provare disgusto e vergogna per i criminali che hanno osato realizzare simili infami bassezze.
SNUFF, CANNIBAL & MONDO MOVIES
Filmografia Essenziale
MONDO CANE (Italia 1962) Di: Jacopetti-Prosperi
MONDO CANE N.2 (Italia 1963) Di: Gualtiero Jacopetti
MONDO PAZZO (Italia 1963) Di: Jacopetti-Prosperi
LA DONNA NEL MONDO (ITALIA 1963) Di: Jacopetti-Prosperi
LE SCHIAVE ESISTONO ANCORA (ITALIA 1963) DI: Jacopetti\Prosperi\R.Malenotti\Folco Quilici
MACABRO (Italia 1965) Di: Romolo Marellini
AFRICA ADDIO (Italia 1966) Di: Jacopetti-Prosperi
MONDO BIZZARRO (U.S.A. 1966) Di: Lee Frost
SADISMO (Italia 1966) Di: Salvatore Billitteri
MONDO TRASH (U.S.A. 1969) Di: John Waters
KAMASUTRA (Germania 1969) Di: Kobi Jaeger
BRUTES AND SAVAGES (U.S.A. 1971) Di: Arthur Davis
MANSON (U.S.A. 1972) Di: Robert Hendrickson.
MONDO CANNIBALE (Italia 1972) Di: Umberto Lenzi
MONDO MAGIC (Italia 1972) Di: Alfredo & Angelo Castiglione
SNUFF (U.S.A\Argentina 1974) Di: Michael & Roberta Findlay
SHOCKING ASIA (Germania 1974) Di: Emerson Fox
SHOCKING ASIA 2 (Germania 1975) Di: Emerson Fox
ULTIMO MONDO CANNIBALE (Italia 1976) Di: Ruggero Deodato
LE FACCE DELLA MORTE (U.S.A. 1976) Di: Conan Le Cilatre (pseudonimo)
CANNIBAL HOLOCAUST (U.S.A. 1979) Di: Ruggero Deodato
LET ME DIE A WOMAN (U.S.A. 1979) Di: Doris Wishman
CANNIBAL FEROX (Italia 1982) Di: Umberto Lenzi
MANGIATI VIVI (Italia 1980) Di: Umberto Lenzi
BEING DIFFERENT (U.S.A. 1981) Di: Harry Rasky
THE KILLING OF AMERICA (U.S.A. 1985) Di: Charles Gatewood
CHERNOBYL POST MODERN (Svezia 1987) Di: Anonimo
MEN BEHIND THE SUN (Hong Kong 1988) Di: Anonimo
INHUMANITIES (U.S.A. 1988) Di: Harvey Keith
CHARLIE'S FAMILY (U.S.A. 1996) Di: Jim Van Bebber.
SPLATTERS-GORE
Sangue zampillante, corpi decapitati, arti mozzati, teste che esplodono, viscere che fuoriescono: tutto questo è “Splatter”! Il fenomeno in questione è difficile da definire, non può essere visto come un semplice genere cinematografico, infatti è un elemento che cateterizza e contamina più categorie cinematografiche, tra le più diverse, dal western all’horror; anche se è soprattutto in quest’ultimo tipo di film che lo ritroviamo più spesso. Ci sono due tipi di horror-splatter: quello così esasperato da divenire grottesco, ironico, quasi comico (un esempio per tutti è “Gli schizzacervelli” di Peter Jackson) e quello cupo, realistico, di orrore puro (vedi “Buio Omega” di D’Amato).
L’horror-splatter ha cominciato a far parlare di sé intorno agli anni ’60, prima di quel periodo infatti nessuno si era sognato di mostrare scene violente, sanguinolente, truculente in opere cinematografiche, anche se questo “gusto per il trasgressivo” poteva già vantare un precedente di tutto rispetto nel teatro Grand Guignol di Parigi, dove effetti schock, soprattutto a base di abbondanti dosi di sangue artificiale, erano usati copiosamente per accrescere la tensione nello spettatore.
Ma veniamo al cinema nel 1963 il regista Herschell Gordon Lewis, dirigendo “Blood Feast” diede inizio alla tradizione horror-splatter mondiale; considerato il primo film splatter della storia, “Blood Feast”, girato in soli dodici giorni, ebbe un successo clamoroso per quei tempi aprendo la strada ad una nuova tendenza stilistica. Nonostante i rudimentali effetti speciali a disposizione, Lewis riuscì a creare scene di grande impatto visivo, soprattutto per un pubblico non abituato a vedere scorrere fiumi di sangue sullo schermo, tra le quali va segnalata l’estrazione violenta di un occhio e il taglio di una lingua.
Cavalcando questo successo, il regista girò altre due film tra il 1964 e il 1965, “2000 Maniacs”, in cui alcuni fantasmi massacrano gli abitanti di una cittadina, e “Color me blood red” in cui un pittore uccide giovani donne per usare il loro sangue come colore per i suoi quadri. Con questi due film Lewis apre definitivamente la strada alla nascita del cinema splatter.
Alcuni anni dopo, un altro cineasta americano, Andy Milligan comincia la sua carriera in questo filone: con “The ghastly ones” (1969) una pellicola che ci mostra una serie di massacri che avvengono in una villa ottocentesca per motivi ereditari, e poi con “La camera della tortura” (1970), la storia di un nobile inglese che cerca di ottenere un’ingente eredità eliminando tutti i parenti che lo precedono in linea dinastica per mezzo di un misterioso boia incappucciato. Ma il meglio di sé (si fa per dire) Milligan ce lo offre con il successivo “L’invasione degli ultratopi”, in cui in una storia di lupi mannari vengono inseriti improbabili topi assassini, solo per emulare il successo di “Willard e i topi” di Daniel Mann. Il risultato è una pellicola con una trama a dir poco inverosimile, interessante solo per le scene truculente che abbondano nel film.
Ma è il 1968 che vede la realizzazione del film che cambia la storia dello splatter, e segna in modo indelebile tutta la cinematografia mondiale. Il film in questione è “La notte dei morti viventi” di George A.Romero che, pur non essendo a colori, caratteristica quasi indispensabile degli splatter movie, contiene scene di rara violenza, tra cui estirpazioni di intestini, morsi sanguinosi su corpi viventi, putrefazione di carni, entrando di diritto tra i film di genere. D’ora i poi tutti i registi di genere dovranno fare i conti con questo capolavoro!
Strano ma vero, un film del periodo che ci regala alcune tra le scene splatter più violente mai viste è un bellissimo western intitolato “Soldato Blu” di Ralph Nelson (1970) in cui, durante la sequenza finale dove assistiamo all’attacco dei soldati americani ad un villaggio Cheyenne, ci vengono mostrate sequenze che, per la loro crudezza e per la loro assoluta verosimiglianza alla realtà, possono essere tranquillamente paragonate alle più dure immagini di splatter-movie: donne seviziate e orribilmente mutilate, bambini decapitati, giovani a cui vengono amputati gambe ed arti e mattanze di massa.
Per rimanere nel filone splatter-snuff anni ’70 come non citare la pellicola scandalo di Michael e Roberta Findlay intitolata appunto “Snuff”, in cui vi sono sequenze di una tale crudezza e verosimiglianza da poter essere prese per reali, tanto da aver creato non pochi problemi ai registi, addirittura in sede penale; ed ancora “Last house on dead end street” (1977) di Victor Janos, che narra la vicenda di un regista che, desideroso di giare uno snuff-film, intrappola e poi sevizia fino alla morte due produttori che avevano tentato di ingannarlo; ed infine il “Non aprite quella porta” (1974) di Tobe Hooper, dove una famiglia di macellai maniaci squarta, per poi divorare, qualunque ignara vittima gli capiti a tiro. Anche se a dire il vero questo primo film della saga (a tutt’ora abbiamo 4 episodi) non presenta un gran numero di scene splatter, rimane comunque una fondamentale tappa nella filmografia horror del periodo.
Prima di passare agli anni ottanta che hanno visto dapprima la consacrazione del genere splatter e poi la sua lenta decaduta, va aperto un rapido excursus sullo splatter made in Italy.
Il sangue ha cominciato a scorrere nei film italiani grazie al maestro Mario Bava che, con il violentissimo thriller “Sei donne per l’assassino” (1960), ha inaugurato la tradizione splatteresca italiana. Il suo successivo “Reazione a catena” esaspererà ancora di più le caratteristiche del thrilling a tinte forti, con omicidi violenti in serie ed immagini che lasciano poco alla fantasia dello spettatore mostrando, con dovizia di particolari, corpi seviziati e smembrati. Il discepolo più illustre (anche se definirlo così è a dir poco restrittivo) di Bava è senza dubbio Dario Argento che, continuando sulla scia tracciata dal maestro, dirige alcuni tra i gialli più violenti della storia del cinema mondiale; il suo capolavoro “Profondo rosso” annovera una serie di omicidi e morti violente, riprese con occhio attento dalla telecamera, che nulla hanno da invidiare ad alcune delle più efferate pellicole splatter di tutti i tempi.
Ma i due registi che in Italia hanno portato lo splatter ai massimi livelli, sia tecnici che artistici, tenendo anche conto della scarsità di mezzi con cui spesso sono stati costretti a lavorare, sono sicuramente Lucio Fulci e Joe D’amato. Alcune delle loro opere ci regalano sequenze da vera antologia del cinema splatter: come non ricordare la scena in cui una ragazza vomita i propri intestini in “Paura nella città dei morti viventi” di Fulci, o lo smembramento a morsi del feto di una gravida Serena Grandi in “Antropophagus” di D’Amato, ed ancora i corpi fatti a pezzi dal protagonista di “Buio omega” dello stesso D’Amato e la celeberrima sequenza in cui viene trafitto l’occhio di Olga Karlatos con una scheggia di legno in “Zombi 2” di Fulci. Nessuno, dopo di loro, è riuscito a raggiungere i livelli trasgressivi e granguignoleschi del loro cinema.
Con gli anni ottanta, come detto, lo splatter assurge ad un ruolo di tutto rispetto nel cinema mondiale. Due film in particolare modo, grazie al loro megasuccesso planetario di pubblico e, per una volta, anche di parte della critica, portano questo particolare genere alla ribalta. Sto parlando di “Zombi” (1979)di Romero che dispensa a profusione scene di una violenza sconcertante a base di teste che esplodono, ferite che “vomitano” sangue, viscere divorate, amputazioni impressionanti in un orgia di sangue perfettamente realizzata dal “mago” degli effetti speciali Tom Savini;e poi de “La casa” (1982) di Sam Raimi che, costato solo 350.000 dollari, ha sbancato i botteghini di mezzo mondo, divenendo un cult per molte generazioni; putrefazioni, amputazioni, squartamenti, disciolglimento di interi corpi il tutto realizzato con effetti piuttosto caserecci ma assolutamente trabordanti e adatti al caso, hanno decretato il successo di questo film.
Siamo agli inizi degli anni ottanta, il periodo d’oro del cinema splatter e sulla scia dei due capolavori di Romero (che nel 1985 dirige il terzo ed ultimo capitolo della saga zombesca con lo splatterissimo ma meno riuscito “Il giorno degli zombi”) e Raimi nascono una serie di pellicole più o meno importanti e più o meno riuscite che ne ricalcano le ambientazioni, la trama e la preponderanza per scene violente e sanguinose; tra queste vanno citate la saga de “Il ritorno dei morti viventi” (1984) di Dan O’Bannon e lo splatterissimo “Demoni” di Lamberto Bava, debitori entrambi del capolavoro di Romero, “La casa di Mary” (1982) di J.Robertson e l’irriverente serie di "Basket case" (1981) di F.Henenlotter; tutti buoni horror che dispensano scene gore e splatter a piene mani.
A metà degli anni ottanta una coppia di produttori-registi si segnala in questo filone regalandoci almeno quattro film che entrano di diritto nella lista dei migliori splatter del periodo, si tratta del mitico duo formato da Stuart Gordon e Brian Yuzna a cui si devono film come “Re-Animator” (1985) e “From Beyond” (1986) diretti da Gordon e “Re-Animator 2” (1989) e “Society”(1989) girati da Yuzna. In special modo nei due capitoli della saga di Re-Animator, che narrano la vicenda di un folle medico che fa esperimenti su cadaveri e parti mutilati di corpo nel tentativo di ridare loro la vita, si sprecano sequenze di splatter ad altissimo livello con mani mozzate, decapitazioni, autopsie, sbudellamenti e perfino assemblamenti di parti diverse di corpi il tutto atto a formare esseri abominevoli.
Alla fine degli anni ottanta il gusto del pubblico cambia, gli spettatori si sono abituati a vedere scene violente anche in televisione e le cosidette sequenze splatter dei film horror cominciano a non scandalizzare più, per questo si va verso l’eccesso cominciando a mostrare qualsiasi tipo di sconcezza ed efferatezza possibile per scandalizzare nuovamente il senso del pudore del pubblico; ma tale esagerazione fa inevitabilmente scadere nel ridicolo e così va via via affermandosi il filone splatter-demenziale. In questa situazione si ritaglia un ruolo da protagonista una neonata casa di produzione americana la “Troma” che in breve tempo assurge a ruolo di leader del mercato dell’horror splatter-comico. Diretta dal produttore-regista Lloyd Kaufman la Troma diventa una vera e propria icona del cinema indipendente, regalandoci alcuni tra gli splatter demenziali più eccessivi e irriverenti del periodo, tra cui il celeberrimo “The toxic Avenger” diretto dallo stesso Kaufman.
Ma il regista che più di ogni altri ha saputo coniugare alla perfezione la demenzialità più assurda e lo splatter più estremo è senza dubbio il neozelandese Peter Jackson che con due delle sue “opere” ha portato questo genere ai massimi livelli. Innanzitutto “Bad taste” del 1987, un delirio degli orrori con frattaglie e liquidi disgustosi di ogni genere, tramite i quali, in chiave ironico-grottesca, ci racconta la storia di alcuni improbabili alieni che invadono la terra per cibarsi di carne umana;ma soprattutto è con “Splatters - gli schizzacervelli” (“Braindead”) del 1992 che Jackson passa il limite del pudore: la mezz’ora finale è un susseguirsi di spolpamenti, eviscerazioni, frattaglie, sangue e ogni altro tipo di schifezza vi possa venire in mente. Così esagerato da meritarsi il titolo di film più spaltter della storia del cinema mondiale! Ma il film di Jackson rappresenta un po’ il canto del cigno del filone splatter demenziale e anche dello stesso splatter in generale, negli anni novanta si contano sulle punte delle dita le pellicole che possono esser comprese in questo genere, tra cui l’unico degno di nota è “Return of the living dead III” di Yuzna.
Pare che il gusto del pubblico sia oramai lontano dal filone splatter, divenuto un fenomeno di nicchia, amato specie dai giovanissimi o dagli appassionati dell’horror. Così proliferano le produzioni semi-amatoriali che ottengono un buon successo soprattutto in alcuni paesi nord-europei, come la Germania, o nel Giappone; tra queste produzioni vanno citati la serie “Violent shit” di Andreas Schnaas, la serie “Nekromantik” di Jorg Buttergeit ed ancora i “Tetsuo” di Tsukamoto. Pellicole “estreme” in cui la trama e poco più di un pretesto per mostrare scene violentissime, al limite della decenza, spesso legate a stupri o scene di sesso violente, che oramai hanno poco a che vedere con lo “splatter” classico.
La speranza è che si possa tornare allo spirito originale dello splatter, e che questo genere non si evolva verso pellicole che mostrano “solo” sequenze di violenza a ripetizione senza una qualche storia, o un qualche nesso logico.