ANARCHIA 2
..test su animali
TEST SU ANIMALI
La questione dei test su animali per quanto concerne i cosmetici (compresi shampoo, saponi, bagnoschiuma, etc.) e i detergenti in genere è piuttosto complessa. Questi prodotti sono costituiti da numerose sostanze chimiche che vengono mescolate insieme per ottenere il prodotto finito, sostanze spesso fabbricate da ditte diverse da quelle che poi studiano, producono e commercializzano i cosmetici.Tutte le nuove sostanze chimiche, indipendentemente dall'uso che ne verrà fatto, sono sottoposte ad alcuni test generici su animali (come l'LD50, vedi glossario) e in funzione del loro futuro uso vengono in seguito sottoposte ad ulteriori test specifici, p.e. il Draize test per i cosmetici (vedi glossario).E' importante sottolineare che non esiste una "vivisezione buona", quella per scopi medici e una "vivisezione cattiva", quella per i cosmetici: la vivisezione è sempre e in ogni caso inaccettabile, sia per ragioni etiche che per ragioni scientifiche. I test eseguiti specificatamente per i prodotti cosmetici sono solo una parte dei test di tossicità, e le associazioni antivivisezioniste si stanno impegnando per ottenerne l'abolizione in tempi brevi non perché questi test siano più inutili o più condannabili dal punto di vista dell'etica animalista o dal punto di vista scientifico, ma perché per il "sentire comune" sono meno giustificabili di altri test e le possibilità di successo sono maggiori. Bisogna quindi combattere anche questa battaglia, senza però perdere di vista l'obiettivo finale: l'abolizione totale della vivisezione.Prodotti cosmetici e di igiene personale La stragrande maggioranza dei prodotti finiti non è testato su animali perché non è obbligatorio per legge e poche ditte vogliono buttare via soldi in prove che sanno benissimo essere prive di rilevanza scientifica. Eccezioni sono i prodotti di alcune grosse multinazionali (p.e. la Procter & Gamble) che dichiarano di testare anche i prodotti finiti per garantire ai consumatori una maggiore sicurezza, mentre in realtà lo fanno solo per avere ulteriori dati di tossicità dei loro prodotti, da utilizzare in eventuali processi intentati dai consumatori.Nel 1976 è stata definita la Positive List, cioè la lista delle sostanze fino a quel momento considerate sicure. Da quel momento in poi, tutte le nuove sostanze sono state provate, obbligatoriamente per legge, sugli animali, per fornire alle autorità competenti un profilo tossicologico che comprenda test come l'LD50, il Draize Skin test e il Draize Eye test (e molti altri come fototossicità, cancerogenicità, ecc.). Alcuni di essi, come il famigerato Draize test, sono specifici per i cosmetici. Altri (come l'LD50) sono usati invece per tutte le sostanze chimiche a prescindere dal loro uso. Tutti questi test comportano sofferenze terribili per gli animali utilizzati, ma le industrie chimiche e cosmetiche non hanno mai mosso un dito per richiedere una modifica delle normative, almeno fino a quando l'opinione pubblica non ha cominciato a rendersi conto di ciò che avviene nei loro laboratori.Purtroppo, anche quasi tutti gli ingredienti della Positive List sono stati prima o poi testati su animali da qualcuno (ma non per obbligo legale).Vi è comunque un'ottima ragione per comprare solo prodotti che contengono solo questi ingredienti: far capire ai produttori e ai politici che NON accettiamo questa vergognosa situazione normativa, affinché le leggi e le direttive comunitarie che impongono tali test vengano abrogate o modificate. Questo approccio fino ad ora ha funzionato: le pressioni dell'opinione pubblica sui produttori e sui governi stanno sortendo l'effetto desiderato. In Inghilterra, nessuna ditta esegue più questi test, e bisogna far sì che in tutta l'Unione Europea si faccia altrettanto al più presto, anziché far slittare, di anno in anno, l'approvazione di una direttiva che vieti i test su animali per la produzione di cosmetici, com'è successo finora. Un'accettabile soluzione di compromesso sta nell'usare prodotti delle ditte che aderiscono allo Standard della LAV/EAR (Lega Antivivisezione/Europe for Animal Rights), le quali garantiscono di non sperimentare più alcun ingrediente sugli animali, di non commissionare i test ad altri e di non comprare materie prime da ditte che hanno condotto, commissionato o preso parte a test su animali, a partire dalla data di adesione a questo Standard. Questo significa che anche se gli ingredienti dei loro cosmetici, in passato, sono stati testati su animali, queste ditte di fatto non incrementeranno più il numero di animali vivisezionati. I prodotti della lista LAV/EAR sono invece largamente diffusi e si possono trovare (con un po' di pazienza) in molti negozi, profumerie, erboristerie e supermercati. Ricordiamo che le diciture "Prodotto finito non testato su animali" o simili non indicano nulla di particolarmente interessante: quello che conta sono gli ingredienti.Prodotti per la pulizia della casa Anche in questo caso, la legge non impone l'obbligo di testare i prodotti finiti ma la tossicità dei singoli ingredienti. Non vengono in genere compiuti gli esperimenti specifici per i cosmetici come il Draize Test, ma si fanno altri esperimenti come l'LD50 per la valutazione della tossicità acuta o i test di cancerogenicità.Chi vuole acquistare in modo responsabile dovrebbe preferire le ditte che aderiscono allo Standard LAV/EAR, perché le diciture "non testato su animali" anche in questo caso non dicono molto. Va detto comunque che la legge che abolirà i test su animali per i cosmetici non abolirà i test di tossicità generici (p.e. l'LD50) per i nuovi prodotti chimici. Questo significa che qualunque nuova sostanza chimica (inclusi i nuovi ingredienti dei futuri cosmetici e detergenti) che verrà introdotta sul mercato verrà testata comunque su animali e l'unico vantaggio sarà che anche qualora questa sostanza dovesse entrare nella composizione di un nuovo cosmetico, essa non dovrà essere sottoposta alla sperimentazione su animali specifica per i cosmetici (p.e. il Draize test).
Glossario:
LD50: test di tossicità di una sostanza chimica consistente nel somministrare tale sostanza in quantità crescenti a gruppi di animali fino a stabilire la quantità sufficiente per uccidere la metà degli animali cui è stata somministrata. Può essere usato per la valutazione della tossicità acuta ma anche cronica. Draize Test oculare: metodo di valutazione della capacità di una sostanza di irritare i tessuti dell'occhio umano, consistente nell'instillare la sostanza negli occhi dei conigli albini per poi esaminare a distanza di vari giorni i danni che essa provoca ai tessuti dell'occhio.
Draize Test cutaneo: metodo di valutazione della capacità di una sostanza di irritare la cute umana consistente nell'applicare la sostanza in esame sulla pelle depilata ed abrasa di animali (in genere conigli o cavie) per poi valutare a distanza di tempo l'irritazione provocata.
Test di cancerogenicità: test finalizzato a stabilire se una sostanza è o meno cancerogena (per gli animali su cui si sperimenta, non per l'uomo, ovviamente). Generalmente vengono usati roditori ai quali viene fatta ingerire o inalare la sostanza per un periodo anche di diversi anni. In seguito gli animali vengono uccisi e sottoposti ad autopsia per stabilire la presenza di eventuali tumori nei loro tessuti.
La lista "allargata" dei prodotti senza crudeltà Questa lista è stata ottenuta aggiungendo alle ditte che aderiscono allo Standard LAV/EAR le ditte che rispettano la Positive List. Detersivi: Almacabio, Biolavo (Argital), Ecolav (KI), Ecover, Indra (Lakshmi), Econatura (Cibe) Cosmetici e prodotti per l'igiene personale: Almacabio-Hedera Natur; Argiletz; Argital; Barry M; Bioforce; Biokosma; The Body Shop; Borlind of Germany; Cibe; D'Aymons; Dermotricos; Elizabeth van Buren Aromatherapy; Flora-Primavera; Helan; Honesty Cosmetics; Jardin de Paradis; Lakshmi; L'Erbolario; Lepo Line; Linea Progetto Gaia; Montagne Jeunesse; Naturade; Nectar Beauty Shop; Pedrini; Pure Plant; Rebis; W Urlich; Weleda.
Le ditte che rispettano la "positive-list" E' preferibile scegliere una delle tre ditte che seguono una politica più "purista": Linea Progetto Gaia, Lakshmi, Pure Plant. Chiedete alle erboristerie e ai negozi di prodotti naturali di acquistare questi prodotti.Lakshmi: si può richiedere loro la lista dei punti vendita nella propria città: Lakshmi - Via Fior di Loto 37021 Boscochiesanuova (Verona). Tel. 045/6780077, fax: 045/7050200.Linea "Progetto Gaia": l'associazione Progetto Gaia rende disponibili ai soci prodotti vegetariani, vegani, animalisti, ecologici. Ha realizzato la "Linea Progetto Gaia", che comprende cosmetici e prodotti per l'igiene personale (shampoo, creme, etc.) che rispettano la Positive List. L'associazione ha sede in via Copernico, 41, 20125 Milano - Tel: 02/67075700 - Fax: 02/66719916 E-mail: posta@progettogaia.it. L'acquisto dei prodotti può essere fatto per corrispondenza, oppure direttamente on-line dal sito: http://www.progettogaia.org/. Un esempio negativo: la Procter & Gamble - Italia Questa compagnia sperimenta su animali anche alcuni prodotti finiti, senza che ciò sia necessario per legge. Da anni associazioni animaliste di tutto il mondo portano avanti una campagna di diffusione di informazioni su P&G, prima fra tutte la PETA, che ha raccolto tutta la documentazione sull'argomento sul sito: http://www.pginfo.net/. P&G commercializza in Italia decine di prodotti di uso comune, che elenchiamo qui, assieme alle alternative di ditte che non compiono o commissionano test su animali.
SETTORE MERCEOLOGICO PRODOTTO P&G PRODOTTO ALTERNATIVO SENZA CRUDELTA'
Cosmetici Max Factor, Oil of Olaz, Infasil, Camay, Pantene L'Erbolario, Helan, Lepo Line, The Body Shop, etc. Crema da barba Noxzema Nectar Beauty Shop, L'Erbolario Detersivi Ariel, Dash, Dora, linea Ace, Lenor, Nelsen, Spic & Span, Viakal, Mastro Lindo, APC, Baleno, Mister verde, Polin, Può, Tide, Tuono, Zest Almacabio, Argital, Ecolav, Ecover Fazzolettini di carta e prodotti per la pulizia Tempo, Asciugatutto, Senz'acqua Igiene femminile Tampax, Douss douss intima, Lines* L'Erbolario, Weleda Igiene personale, per adulti e neonati Clerasil, Topexan, Keramine H, Demak'up, Napisan, Milton, Infasil, Linea AZ (igiene orale), Kukident Argital, L'Erbolario, Weleda, The Body Shop, etc. (vedi Cosmetici) Pannolini Ultra Pampers, Linidor Prodotti farmaceutici Neoduplamox, Clavucar, Monocid, Carbicalcin, Nabuser, Cacit 100, Didro-Kit, Macrodantin, linea Vicks, Medinait Dolciumi Caramelle Victors Profumi Laura Biagiotti (Roma, Roma Uomo, Sottovoce, Venezia, Venezia Uomo, Venezia Pastello, Laura), Hugo Boss (N.1, Elements, Hugo, Hugo Woman), Giorgio Beverly Hills (Giorgio, Wings, Wings for Men, Red, Red for Men) Perfette imitazioni di profumi di grandi marche disponibili presso i negozi del Nectar Beauty Shop *Solo i Lines per adulti sono della P&G, quelli per bambini NO.
Fonte: PETA
Più volte riandando colla mente ai periodi epici, in cui i pionieri del libero pensiero dovettero far getto della loro vita per difendere od affermare una verità, arrivavo alla logica conclusione che il genere umano non si sarebbe potuto affrancare dai dogmi religiosi e politici, se prima non venivano abbattuti i simboli che davano ai dogmi veste e riconoscimento di potenza suprema, universale.E poi fino al 1906 - di fronte all'insolente ridestarsi dell'intolleranza clericale - avevo iniziata sul Libertario l'appendice : I delitti del papato - che per molteplici occupazioni non potei più continuare, ma che mi propongo quanto prima di pubblicare in volumetto - nella quale appendice, a sommi capi, veniva tracciata e documentata l'azione nefanda, terribile e soverchiatrice del papato fin dal suo sorgere e attraverso i secoli.Non starò quindi in questo modesto scritto ad accennare ai delitti consumati in nome del fantastico dio ed in nome della santa madre chiesa : a me basta dimostrare la necessità suprema che deve essere ormai sentita da tutti i popoli civili, e specialmente dalla parte più sana e liberale d'Italia, quella cioè di togliere al papato ogni influenza e potenza morale e politica.E come questo stato di cose si può raggiungere? Alla sola condizione che il Vaticano cessi di essere l'augusta ed impenetrabile dimora dei papi.
Il Vaticano è l'insidia permanente
Bisognerebbe ignorare la storia e vivere all'infuori della realtà della vita per poter credere che il Vaticano si contenti oggi di compiere una missione passiva e mistica.No, il Vaticano non vuole rinunciare a nessuna sua supremazia conquistata fin dai suoi primordi truffando l'ignoranza dei popoli e la credulità dei fedeli, e con blandizie, intrighi, e, magari con minacce, cerca di farsi valere e imporre ai popoli, agli uomini di governo, ai capi di Stato di tutto il mondo. Senza riandare a fatti e periodi storici lontani, basta osservare la recente azione politica del Vaticano contro la Francia per il tentativo che questa fa di liberarsi dalle pastoie religiose, per farsi una pallida idea di quello che la chiesa domani sarebbe capace di tentare e di organizzare contro i suoi nemici.Se oggi il Vaticano non osa chiamare in Italia eserciti di altre nazioni per farsi ripristinare nel suo antico potere temporale, è perché sa che nessun regnante, nessun capo di Stato è così folle da aderire a tale pericoloso invito ; è perché sa che tutti i popoli e più di tutti il popolo italiano saprebbero erigere così potente barricata di petti umani che nessun esercito di tiranni potrebbe abbattere.Non dunque sentimento di mansuetudine lo trattiene dal versare sangue generoso e dall'assumere un atteggiamento di aperta aggressiva ribellione, ma il momentaneo difetto di potenza materiale.Fate che domani riesca con oro, con seduzioni, con intrighi, con tradimenti a lanciare "gli uni contro gli altri armati" e lo farà senza esitanza, senza scrupoli, senza pentimento e su tanta rovina si ergerebbe coi suoi roghi, ed imporrebbe le sue menzogne, il suo dominio assoluto sulla coscienza degli uomini e sulla vita dei popoli.La Spagna, che più di tutti gli altri paesi è anche oggi sotto il dominio del papato ; la Spagna che ha accolto nel suo seno quei preti e quei gesuiti che non potevano più trovare comodo soggiorno in Italia e in Francia ; la Spagna che è la più popolata di conventi, dove oltre a molte porcherie, si fa una concorrenza spietata ai lavoratori laici, e dove si fabbricano anche bombe e monete false, è il paese dove ancora in pieno secolo XX è stato possibile il martirio di Francisco Ferrer, martirio che ci ricorda la ferocia implacabile di Pietro Arbues e gli esecrandi delitti della santa Inquisizione.E gli storici e gli scrittori a servizio del Vaticano e dei gesuiti, non potranno a loro beneplacito svisare la terribile e vergognosa verità delle gesta dei cristianissimi della Spagna, perché tutto il mondo civile sa che i gesuiti in sottana in cappa e spada hanno inquisito, assassinato, bruciato e seguitano ad inquisire, assassinare e bruciare uomini e libri che rappresentano e sono l'esponente della più alta civiltà e della nuda verità.Né il Vaticano può dire che di tanto scempio egli non ha responsabilità alcuna, perché basta a smentirlo l'altra potenza e considerazione di cui circonda il gesuita spagnuolo Merry del Val e gli altri suoi colleghi e connazionali sedenti, con vergogna degli italiani, ancora in Vaticano da dove impartiscono ordini di resistenza e ribellione ai vescovi della Francia e lodi ed incoraggiamenti ai vescovi, ai monaci, ai preti della Spagna e di tutto il mondo.Nulla lascia d'intentato l'idra vaticanesca per avere a suoi alleati nella reazione, nella persecuzione e nel dominio gli uomini di governo e la borghesia avida e retrograda. Si deve alla sua abilità nella doppiezza, nel calcolo, nella finzione se riesce molte volte a spaventare i timidi riformatori della borghesia - che sarebbero disposti a governare e sfruttare senza l'ausilio del fantastico dio e della chiesa - facendo ad essi intravedere lo sfacelo della società senza il freno morale della religione.E nei momenti in cui le agitazioni proletarie raggiungono una fase acuta e un atteggiamento apertamente ribelle, quest'idra viene quasi invocata dalle classi abbienti e dagli uomini di governo, i quali assai volentieri incoraggiano apertamente o di sottomano i clericali che si fanno i volontari carabinieri e crumiri dei laici e ribelli lavoratori. Ma…. in guardia da tale aiuto !In Francia, prima che altrove, i clericali fecero il loro esperimento dell'organizzazione gialla dei lavoratori, da contrapporre ai sindacati libertari, e su cui rossi fiammeggianti vessilli, arditamente sta scritto il grande motto, che compendia una grande idea : "Né dio, né padrone". E la borghesia repubblicana, anche quella di tinta un po' liberale, incoraggiò e si servì di questa organizzazione. Ma quando s'accorse che gli organizzatori clericali preparavano quelle forze non tanto per servizio della borghesia, o dello stato repubblicano, ma per potere essi dettare e imporre la loro volontà, i loro interessi e la loro religione alla borghesia e allo stato ; quando s'accorse che quelle masse organizzate servivano per deridere, insultare, battere i migliori figli della Francia ; quando s'accorse che servivano per fomentare odii selvaggi e la campagna antisemita ; quando scorse i componenti le leghe gialle fra i più furiosi insolenti denigratori e insultatori di Emilio Zola, finalmente allora capì che i clericali volevano preparare la Vandea, per soffocare la repubblica e instaurare l'inquisizione e si difese energicamente, reagì, e i ribelli lavoratori salvarono la repubblica.Però fino a questo periodo la Francia era stata prediletta dalla Chiesa, perché dalla Francia era partito l'esercito repubblicano per venire a Roma a soffocare nel 1849 quella gloriosa repubblica e per restituire - viltà suprema - Roma al papa. Dalla Francia i gesuiti, padroni delle più grandi industrie e monopolizzatori di ingenti capitali, potevano offrire ogni anno molta paglia al povero pontefice prigioniero, e promettevano un buon numero di esaltati combattenti, pronti a dar la vita per il trionfo della Chiesa. Quindi il brusco cambiamento operatosi nella politica francese e nei rapporti fra quel governo e il Vaticano doveva far provare ai papisti dolore e rabbia.Pertanto costoro non si limitano a sfogarsi pregando il loro dio e guardando con aria mistica il loro mistico cielo, perché riporti i miscredenti, le pecorelle smarrite, sulla retta via ; ma insidiano, combattono, diffamano, s'impongono ; strappano gli allievi ai maestri laici, strappano i libri di scuola che non contengono le loro menzogne religiose, li rubano ai giovanetti per salvare la loro anima !!! Ed anche per questo il Vaticano ordina ai preti di obbedire i vescovi, e ai vescovi manda i suoi ordini di guerra, d'infiltrazione, di penetrazione, e soprattutto gli ordini riguardano d'instaurare ovunque scuole di religione e di preparare per una futura riscossa una generazione di fedeli alla chiesa e al papa.Le aquile nere del Vaticano sanno che l'avvenire dei popoli dipende dalla scuola, perché è la dove si formano i futuri cittadini, i futuri padri di famiglia, le future madri, perciò comprendono quanto sia utile per loro e per la loro religione incominciare ad esercitare sulla coscienza dei bambini un dominio assoluto, e ad imbeverare di pregiudizi quelle deboli intelligenze. Così facendo sanno di lavorare per un loro fecondo avvenire e quindi per essi i più spietati nemici sono tutti coloro che con grande intelletto ed amore, si dedicano con attività ed energia a far sorgere la scuola libera da pastoie religiose e politiche.Fate dei comizi magari numerosi e rumorosi ; votate quanti importanti ordini del giorno volete contro la setta nera, e voi troverete i suoi scribacchini disposti magari a discutere e a prendervi in giro ; aprite invece un ricreatorio laico, un orfanotrofio laico, una scuola libera e voi subito scorgerete la rabbia furibonda che i preti provano cercando d'insidiare con ogni mezzo gli iniziatori e l'iniziativa.Che cosa bisognerebbe ancora che facesse il Vaticano contro la libertà dei popoli e contro il libero pensiero, per farlo riconoscere da tutti come il più implacabile nemico dell'umanità ?
Né persecuzione, né privilegi, uguaglianza di diritti
I clericali e i papisti che sono i nemici più irriconciliabili della libertà, quando i liberi pensatori si agitano e imprecano contro le menzogne religiose e i privilegi di cui la Chiesa ancora gode col contributo forzato di tutti i cittadini, e quindi anche dei miscredenti, ci chiamano settari, liberticidi.Maestri d'astuzia, fingono di non comprendere che i liberi pensatori non vogliono instaurato nessun periodo di persecuzione contro nessuna corrente politica religiosa, ma giustamente reclamano e non vogliono che lo Stato si faccia complice ausiliario della Chiesa nel calpestare il nome di antiquate e assurde leggi - ormai sbiadite ombre di un triste passato - la libertà di coscienza.Non vogliamo che la religione venga condannata come un crimine, basta la scienza a combatterla ; non vogliamo che i preti siano perseguitati perché preti, ma vogliamo che si cessi di volerci tutti per forza religiosi ; vogliamo che si tolga alla religione il carattere di ufficialità politica e morale ; vogliamo che i preti più non siano pagati con denari di tutti, che le chiese più non siano sussidiate dagli enti pubblici e che, tanto i luoghi religiosi come gli uomini del clero, siano considerati come luoghi e cittadini comuni sottoposti agli stessi trattamenti di tutti gli altri.Né ci venga a dire che la nazione, che i Comuni devono assoggettarsi a tali obblighi in forza della legge napoleonica, e in forza della legge sulle guarantige papali ; noi giustamente non vogliamo riconoscere gli errori del passato, né vogliamo permettere che gli altri seguitino a commetterli in nome nostro, in nome del popolo.E' una questione di elementare diritto. Non si può più tollerare che i religiosi si credano essi i padroni delle nostre coscienze e delle nostre azioni ; non si può più tollerare il privilegio e l'impunità di cui usufruiscono nelle loro chiese quando coi colori più foschi, colle parole più roventi e ingiuriose insegnano alle nostre madri, alle nostre sorelle, a tutti quei nostri congiunti che per disgrazia o vergogna nostra frequentano la chiesa, ad odiare la scienza vera, il libero pensiero ed i suoi seguaci.Abbiamo pure il diritto di ricacciare nel loro letamaio quelle menzogne ; abbiamo pure il diritto di ribatterle, e di potere nel luogo stesso dove sono state pronunciate, contrapporvi la logica luminosa delle esperienze e delle conquiste scientifiche che hanno per sempre infranto la fantastica potenza di un dio creatore e signore della terra.I preti sanno meglio di noi che le loro dottrine non reggono alla più superficiale critica e che per crederle bisogna non discuterle : e perciò molto si adoperano per conservare sia nelle chiese e tanto più nel Vaticano - usando riti, linguaggio e scenari ad effetto - quell'insieme di artificioso che possa influenzare sui sensi e sugli animi deboli, disposti all'ascetismo, e il tutto deve esser fatto senza discutere e solo si deve pregare e credere.Togliete tutti quei drappeggiamenti, quelle decorazioni, quelle pitture, quelle statue, quegli organi, quei cristalli di così vari colori e disegni, spalancate bene le porte, lasciate liberamente penetrare dalle finestre il sole, lasciate l'altare nudo con un prete vestito da uomo e voi non riuscirete più ad influenzare neppure i più ciechi credenti. Anche per essi la dimora del papa e le case del signore farebbero lo stesso effetto di una qualsiasi abitazione augusta e di una qualsiasi casa.Dobbiamo quindi al più raffinato artificio se costoro riescono ad eccitare i sensi in modo di potere poi imperare sulle coscienze con grave danno della verità e della libertà.Ebbene, come si può e si deve ribattere un ciarlatano che in pubblica piazza, in un pubblico luogo, in pubblico comizio cerca di corrompere la mente ed il cuore dei cittadini, o commettere truffe abusandosi dell'ingenuità e dell'ignoranza di chi lo circonda, così in chiesa e in ogni altro luogo religioso aperto al pubblico si deve poter avere il diritto di discussione, il diritto d'impedire che dei preti in nome del loro dio e della religione insultino noi, la storia, la verità, la scienza.Perché i liberi pensatori quando vogliono indire riunioni pubbliche devono sottostare a date disposizioni di leggi ed invece i preti indicono costantemente nelle chiese pubbliche riunioni, pubbliche conferenze, pubbliche dimostrazioni contro i liberi pensatori e il libero pensiero ?Quale ragione logica nel secolo XX si può citare che possa giustificare questa disparità di trattamento ? Perché i preti devono potersi permettere d'insultare tutti i loro nemici e la loro nemica più temuta - la scienza positiva - e per giunta devono aver la facoltà di far arrestare dalle regie guardie chi in nome della verità oltraggiata, chi in nome della propria dignità e coscienza offesa vuole contro di essi protestare ?Perché mentre i maestri e le maestre che in certi paesi compiono valorosa e buona opera di seminagione e ad essi soli è affidata l'educazione e l'istruzione dei bambini, devono avere poco più di due lire al giorno - vile e irrisoria mercede ! - mentre i parroci, che nei più dei paesi stanno oziando e godendosela tra un pollaio e l'altro, devono percepire dallo stato, e quindi dal popolo italiano, uno stipendio annuo di lire mille ? E le laute prebende dei vescovi e arcivescovi ?Né vale l'osservazione che molti prudenti affacciano subito, e cioè che quello stipendio rappresenta la rendita dell'incameramento dei beni ecclesiastici fatto dallo stato.Quei beni, come quelli di cui ancora dispongono, sono il prodotto dello sfruttamento e delle truffe che hanno saputo consumare sui popoli in tutte le epoche, e quindi il popolo è nel suo diritto non solo di non voler sottostare a mantenere dei parassiti, ma di riprendere e di potere usufruire di tutto ciò che è stato ad esso tolto con lusinghe ed inganni.E chi ha potuto dimenticare la colossale truffa organizzata dalla chiesa di Roma a danno di tutta l'umanità, quando nell'anno 1000 aveva mandato i suoi preti a predicare in tutti i paesi la fine del mondo, per avere dai creduloni quanto più oro e beni potevano dare, in compenso di una buona raccomandazione al fantastico dio per un posticino nel fantastico paradiso ?E si vorrebbe che il popolo sentisse rispetto per le ricchezze accumulate dalla chiesa con molti secoli di intrighi ? E si vorrebbe che i seguaci della libertà non attaccassero la menzogna là dove più si ammanta come la sola emanazione di austera e suprema verità ?No, no. Sveliamo i trucchi di tanto apparato scenico, tagliamo la borsa ai preti ; mettiamoli nelle stesse condizioni di tutti gli altri cittadini ; le loro cerimonie abbiano lo stesso trattamento di quelle laiche, e ai liberi pensatori ci vorrà poco in tutte le circostanze di dimostrare l'assurdità della religione e mettere in ridicolo i riti e le mascherate che i preti fanno in tutti i tempi anche senza essere di carnevale.Non vogliamo fare delle vittime, vogliamo semplicemente da eguali combattere dottrina e uomini ; perciò in nome del più indiscutibile diritto vogliamo che cessi il clero di usufruire di quei privilegi che ancora la doppiezza, la complicità e la viltà di politicanti e dei governanti vuole rispettati.Altro che vittime questi ministri di dio !Piuttosto non devono indisturbati seguitare a corbellare più oltre l'umanità, la quale ha diritto di conquistare su questa terra il benessere e la completa emancipazione da ogni pastoia religiosa e politica.
Libertà di coscienza
La libertà di coscienza è un diritto giusto e inviolabile quanto il diritto all'esistenza.Purtroppo oggi nell'ambiente economico - sociale in cui viviamo, la lotta per l'esistenza assume sempre una forma d'insidia, di sopraffazione e di violenza. Chi domina si crede in diritto di imporre leggi e di calpestare a suo vantaggio la verità e la libertà del sottomesso, e questi si crede in dovere di accettare e subire le imposizioni che gli vengono fatte.Ne viene di conseguenza che coloro i quali non vogliono osservare tale morale corrente, vengono combattuti e anche atrocemente perseguitati, e da ciò deriva la lotta che ha sempre travagliato l'umanità sin dalla sua prima costituzione sociale e che si protrarrà all'infinito, se non ci si propone di risolvere una volta per sempre l'intricato problema della libertà.L'anarchismo, filosofia eminentemente libertaria, poggia appunto sulla libertà di coscienza estesa a tutte le concezioni e azioni, senza limiti, né preconcetti, né pregiudiziali.Se gli uomini coordinassero le loro azioni a quest'ordine d'idee, non vi sarebbero né carnefici né vittime, né dominanti né sottomessi, ma soltanto persone che a seconda delle tendenze, delle inclinazioni e dei bisogni si unirebbero tra loro per rendere più comoda e lieta la loro esistenza, e come base fondamentale dei loro rapporti sarebbe la nessuna coercizione sia nei pensieri come nelle azioni ; vale a dire non esisterebbero i diritti di maggioranze e minoranze, ma bensì il diritto della più completa libertà dell'individuo.Questa è la sola condizione possibile per stabilire la pace fra gli uomini e la vera uguaglianza economico - sociale.Su questo concetto credo necessario richiamare l'attenzione di tutti i liberi pensatori per evitare che a nostra volta si possano commettere gli errori dei nostri nemici e prestare così il fianco alla critica loro e farci passare, di fronte ai loro simpatizzanti, invece di libertari, liberticidi.Inoltre io credo sia bene precisare in quale modo possiamo debellare trionfalmente la menzogna dogmatica che ci vuole schiavi politicamente, economicamente e moralmente, e per farmi meglio comprendere mi spiegherò con questo esempio.Che importa a me se Tizio crede in dio e nella sua casa prega, si batte il petto, digiuna, istupidisce per amore e gloria nel suo immaginario signore ?Io potrò provare dispiacere nel constatare lo spregio che Tizio fa al buon senso, alle verità scientifiche, al concetto di vita sana e prosperosa, e farò del mio meglio per richiamarlo alla dignità d'uomo intelligente e che deve da sé provvedere a tutti i bisogni e alle gioie dell'esistenza, senza attendere l'aiuto e il conforto da enti che popolano solo ammalate fantasie. Se le mie parole, se le cure del medico non riuscissero a nulla, se questo Tizio volesse seguitare a torturare la sua mente e il suo corpo per guadagnarsi il paradiso ; ripeto, io proverò con novello dolore il danno che ne deriva da istillare nella mente dei giovanetti astrusità sciocche che indeboliscono l'intelletto e fanno diminuire il valore della vita ; ma io non mi sentirò in nulla danneggiato dal modo di pensare di questo povero Tizio, e anzi il suo caso mi servirebbe come incitamento ad adoperarmi a sventare la possibilità di altri casi consimili. Lo stesso ragionamento si può applicare ad altri casi di idolatria un po' diversa e riguardante magari condizioni sociali le più fantastiche e anche retrograde.In anarchia, se uno si mascherasse da generale da ministro, da re, da imperatore, da papa attirerebbe l'ilarità generale e più dotti in istoria, potrebbero, ai bambini curiosi che volessero spiegazioni, esporre quanti guai dovette per molti secoli subire l'umanità per tutti quei simboli rappresentanti errori, violenze e ingiustizie.Se il dogma politico e religioso non viene imposto e non pretende privilegi, non costituisce un pericolo, e con serenità e facilità il vero ottiene presto un completo trionfo sull'assurdo.Ma invece quando il dogma serve a giustificare e a mascherare lo sfruttamento e la schiavitù morale, economica e politica ; quando per farsi strada fra il genere umano illumina le vie tetre e maledette dell'oscurantismo con roghi, con stragi e con tremende persecuzioni ; allora si ha il diritto non solo di combattere con estrema audacia il bugiardo dogma, ma anche gli uomini che lo vogliono imporre nell'interesse della loro casta.Non è che noi vogliamo imporre ai religiosi mestieranti o in buona fede, di non credere nel loro dio e in altre consimili assurdità ; ma noi con ragione non possiamo tollerare ch'essi l'impongano a noi, ai nostri figli e che insidino il cuore e la mente delle nostre donne per averle fide alleate nella loro opera nefasta.In nome della libertà di coscienza la collettività tutta non può contribuire ad alimentarebugiardi dogmi, non può più passivamente piegarsi ai voleri, ai riti e alle mene di chi si pasce e vuol altri pascere di illusioni e di menzogne ; non può più permettere che la religione s'infiltri anche nei rapporti più intimi della famiglia e con ragione vuole liberarsi della più iniqua e costante persecuzione che insidia la vita e il pensiero del genere umano.Ognuno abbiamo il diritto di formarci quella coscienza che le nostre osservazioni, le nostre impressioni e i nostri studi consentono e nessuno deve poterci violentare tale diritto, e tanto meno poi pretendere che per questo gli si forniscano la forza e i mezzi necessari.E la pretesa assurda di questi violentatori di coscienze consiste appunto nel volere che tutti, anche oggi, dopo tanti trionfi della scienza e dopo tanti secoli di delitti religiosi, siano rispettati i loro privilegi, pagate le loro prebende, lasciati arbitri della scuola primaria e secondaria.Ah no ! Basta colla schiavitù dogmatica, spezziamo risolutamente le catene ideali e materiali colle quali si vorrebbe seguitare ad incatenare il pensiero e l'azione e conquistiamo e difendiamo con ogni mezzo la libertà di coscienza, e alla menzogna non diamo tregua né contributi, né uomini né denari, né preci né chiese, e la menzogna dogmatica morrà definitivamente, uccisa dal sole radioso della libertà e dal vero penetrato nell'animo degli uomini che vogliono lottare per redimersi e per vivere felici.
SCUOLA LIBERA E RAZIONALE
Potrà facilitare il compito di far trionfare la libertà di coscienza la scuola libera e razionale. E il glorioso martire Francisco Ferrer col suo esempio e il suo martirio ha già eretto alla scuola dell'avvenire il più grande ed incrollabile dei monumenti che anche i posteri prossimi e lontani dovranno sempre commossi ricordare ed ammirare.E tale martirio era necessario per scuotere in quest'ora caliginosa dal vergognoso letargo in cui tante coscienze erano cadute e per richiamarle all'ingente lavoro di rigenerazione morale e intellettuale di cui ha bisogno l'umanità.Sia dunque la scuola in campo fecondo dove tutte le buone e valorose energie impegnano la prima vigorosa battaglia.La filosofia positivista c'insegna che le rivoluzioni sociali non avvengono da sé, ma sono compiute dagli uomini, e questi per compierle hanno prima bisogno di sapere quale avanzamento possono conseguire, e quale orientamento devono avere i loro pensieri e le loro azioni.Tale vero orientamento può essere dato agli uomini dalla scuola libera e razionale, ed a me sembra che nessuno possa disconoscere che una generazione bene educata e istruita, possa compiere molto più lavoro che non un'immensa legione di ciarlatani politicanti, intenti a preparare buone leggi e a disputarsi con ogni mezzo il potere.La scuola libera farà degli uomini liberi, delle coscienze adamantine, degli atleti del pensiero e dell'azione, mentre invece la scuola dogmatica, serva dei pregiudizi e dei privilegi, non ci può dare che degli ipocriti, dei deboli, dei servi, dei codardi, dei ciurmatori della politica e dei mistificatori del giusto e del vero.Nella scuola si deve al bambino, al giovinetto all'adulto insegnare a leggere, a scrivere, ad osservare e studiare i fenomeni della natura, delle cose e degli uomini ; lasciare che la sua intelligenza conservi tutta la libertà di osservazione e d'iniziativa ; non trasportarla dal verismo e dalla realtà dei fatti ; non incominciare a inculcare l'odio fra gli uomini e fra i popoli ; ma insegnargli invece fin da quando può balbettare la prima parole e scrivere la prima lettera ad amare la verità e la giustizia, le sole figure simboliche ed astratte che si devono far grandeggiare nella mente e nell'animo di tutti.E per far questo bisogna far si che la scuola sia libera dalle prepotenze e dai pregiudizi politici, economici e religiosi, e deve essere razionale ; vale a dire ispirata ai soli sentimenti che rispecchiano la realtà dei fatti, e deve insegnare a dare a questi il loro significato e il loro valore, senza ricorrere a giustificazioni inique, a ipotesi assurde.Non si potrà quindi in questo genere di scuola, che molto bene il suo apostolo, Francisco Ferrer , definì Scuola Moderna, giustificare e alterare la genesi della proprietà privata ; nobilitare la funzione dello Stato e della Chiesa ; fomentare istinti selvaggi di guerra e di militarismo ; elevare inni alla tirannide ed allo sfruttamento.Ma invece la Scuola Moderna deve correggere gli errori del passato, spegnere gli odi fra i popoli, abbattere le barriere, cancellare le brigantesche competizioni di dominio e formare dei cittadini, i cui sforzi siano tutti rivolti a rendere la terra un soggiorno di uomini desiosi di gareggiare tra loro nelle opere buone, nelle iniziative gagliarde per rendere a tutto il genere umano maggior parte di godimento e di libertà.La scuola ufficiale vuole la divisione dei popoli perché meglio vengano dominati dai prepotenti ; la Scuola Moderna vuole l'unione dei popoli per rendere impossibile la guerra e instaurare una feconda era di pace, in cui le buone energie si cementeranno tra loro nelle nobili gare di un operoso lavoro e di elevato studio, per conquistare continui trionfi, per abbellire la vita e rendere gli uomini più buoni, più civili, più liberi e felici.E' dovere quindi dei seguaci della libertà fondare queste Scuole Moderne aspramente combattute dai tiranni e dai preti di tutti i paesi, e più di tutti dal Vaticano che vede per mezzo d'esse fugato dio ed annientati i dogmi.
Gloria ai martiri del Libero Pensiero
Dobbiamo noi tutti sentire una profonda gratitudine e serbare nell'animo nostro un caro ricordo di quanto fecero e sacrificarono i martiri del Libero Pensiero, i quali seppero col loro sangue fecondare la verità e tramandarla a noi sublimata dai loro eroici sacrifici che ci spianarono ed illuminarono la strada da percorrere per avvicinarci alla meta da noi agognata.Da Giordano Bruno a Francisco Ferrer molte sono state le vittime ingoiate dall'oscurantismo e dalla tirannide, e ancora la lotta tra la verità e la menzogna, tra la libertà e l'imperialismo non accenna a trionfare, perché questo secolo "è piccioletto e vil e cristianeggia".In alto, in alto eleviamo la mente per ricordarci tutti i grandi esempi che i martiri ci lasciarono come loro testamento politico.Il compito dell'attuale generazione, e di quella appena sbocciante, è di continuare l'opera di questi eroi fino a raggiungere la vittoria completa.Sterile sarebbe il ricordo di tanto valore se non lo facessimo rivivere attraverso ai nostri pensieri ed alle nostre azioni ; sterile sarebbe stato il martirio di questi grandi se non riuscisse a farci cessare le misere competizioni, i vergognosi litigi, le ignobili e sleali lotte e denigrazioni che ci avviliscono e impiccioliscono e offendono i sublimi ideali di libertà per i quali si combatte.E intanto i preti, gli aguzzini, gli sfruttatori, i governanti ne godono e insultano e denigrano i nostri eroi.In alto, in alto i cuori e quell'abbagliante sfolgorio di luce e verità che seppero tramandarci i martiri negli ultimi supremi istanti della loro vita, ci sproni alla lotta costante ed audace ; c'ingagliardisca la forza per poter presto glorificarli nel modo più degno, facendo cioè trionfare completamente l'ideale di libertà e giustizia fra tutti i popoli redenti e affratellati.
Abbattiamo il Vaticano
E' possibile che gli uomini possano incominciare la loro opera di resurrezione se il Vaticano rimane conservato come il luogo sacro e la dimora del diretto e solo rappresentante di dio, vale a dire - secondo i credenti - il simbolo della più sacra e alta sovranità assoluta, appellantesi l'unico depositario del diritto di dominare sulle coscienze e sui destini dei popoli ?Potremo noi infrangere le catene che avvincono il pensiero, se facciamo sussistere la terribile officina dove lo si inquisisce ?Potremo noi debellare ogni dominio se prima non s'infrange quello più alto che li sanziona e benedice tutti come emanazione di dio ?Potremo noi fugare dalle menti il fantastico dio dei cieli se non fughiamo il preteso dio della terra ?Potremo noi far trionfare il vero e la ragione se rimane conservato il tempio massimo della menzogna e dell'assurdo, al quale gli uomini ed i popoli si rivolgono per suggestionarsi e dove vanno in continuo pellegrinaggio ad offrire ricchezze, entusiasmi e sacrifici e da dove partono con un odio implacabile verso i miscredenti e d'infinito amore e pietà verso il povero pontefice prigioniero ?Ci siamo già illusi abbastanza e abbastanza abbiamo perduto per la causa della libertà un tempo prezioso, e già troppi martiri la Chiesa di Roma ha ingoiati. Ora basta colle illusioni, basta colle declamazioni inutili. I martiri del libero pensiero non hanno inteso, sacrificandosi, di far una generazione di bigotti di una nuova maniera, ma di lasciare a noi degli esempi da seguire nella via dell'eroismo e del sacrificio di educare una generazione di uomini che sappiano continuare la loro opera e la lotta in cui essi caddero soccombenti.Il cinismo menzognero col quale il Vaticano per mezzo dei suoi organi ha offeso il martirio di Francisco Ferrer ; lo scherno sfacciato col quale ha voluto circondare la sua memoria per insultarla meglio ; la complicità diretta e la solidarietà incondizionata che ha dimostrato coi gesuiti della Spagna, suoi figli prediletti, nell'assassinio di Ferrer, deve aver tolta a tutti la benda davanti agli occhi.La lupa vaticanesca è più desta di prima e come nei tempi trascorsi insidia la libertà la vita e la felicità degli uomini e dei popoli che vogliono redimersi.Ebbene, raccogliamo il guanto di sfida. Io ho dimostrato che noi non potremo fare un notevole passo verso il progresso umano fintantochè sussisterà ufficialmente un papa e un luogo di sua ufficiale residenza, e quindi deve essere compito della nostra generazione liberare il povero papa dalla sua prigionia. Orsù, apriamogli le porte, vada a godersi la vita dove meglio gli aggrada ; cessi di fare la parte di prigioniero e diventi un qualsiasi cittadino del mondo.Fuori dal Vaticano, fuori dal cuore di Roma tutti i corvi, tutte le iene assetate di dominio e di sangue !Il Vaticano deve essere conquistato dal popolo perché è del popolo, e tutte quelle migliaia di stanze, quelle immense ricchezze, quei tesori d'arte che racchiude devono ritornare ad esso. Quelle centinaia di milioni che sono accumulati nelle casse dello stato e che vengono tenuti a disposizione del Vaticano perché rappresentano lo stipendio dei papi decorrente dall'epoca in cui è avvenuta la caduta del potere temporale, siano divisi fra le provincie italiane in proporzione dei bisogni e del numero degli abitanti ; servano ad erigere case per i lavoratori, scuole per i nostri figli, acquedotti per le regioni assetate, canali per rendere fecondi ed ubertosi i campi, per bonificare i terreni paludosi, aprire strade, costruire ponti, ospedali, sanatori.Tutte quelle ricchezze, prodotto dello sfruttamento e delle truffe che il Vaticano da molti secoli va compiendo a danno dell'umanità, è giusto che vengano confiscate dal popolo per potersi rifare in parte di tutti i danni enormi che ha dovuto subire.E tutti i popoli civili, e tutti i seguaci della libertà da ogni parte del mondo eleverebbero inni di gioia e d'entusiasmo e palpiterebbero e incoraggerebbero ed aiuterebbero a far riuscire bene questa grande opera di demolizione di un triste e terribile passato.Non indugi dunque, non decadentismo snervante, ma s'inizi al più presto questa prima lotta, si effettui questa prima caduta, avvenga il cozzo tra tutte le forze retrograde, che rappresentano il passato, e il presente con tutte le forze giovani, sincere e buone che rappresentano e aspirano a più umano, bello, libero avvenire.Solo così si vendicano degnamente i martiri del libero pensiero, solo così ci si rende degni di essi ; solo così si può aprire una nuova era di resurrezione per l'umanità derisa, calpestata, misera e schiava.Rispondiamo agli insulti dei preti e alle provocazioni del Vaticano colle parole di Olindo Guerrini quando era più giovane e più poeta :
Cadan gli altari infrantiSfuman le larve del passato impure ;Avanti, avanti, avantiColla fiaccola in pugno e colla scure.La Spezia, 1910.
ANARCHISMO, FEMMINISMO E L'INDIVIDUO di Colin Wright
"Un anarchismo serio deve anche essere femminista, altrimenti diventa una questione di semi-anarchismo patriarcale, e non anarchismo vero e proprio".
Federazione Anarchica Norvegese
Come anarchisti sociali ereditiamo un tipo di teoria (basata sull'esperienza) che sembra oggi svilupparsi più potentemente rispetto al passato. L'analisi delle relazioni di potere che inserisce l'oppressione nella gerarchia e nella dominazione ci porta a capire molti movimenti sociali contemporanei - attraverso una valutazione che proprio all'interno di molti di questi movimenti manca del tutto. Comunque, mentre abbiamo uno scheletro sovraccarico di teorie sociali, siamo obbligati a imparare dai nuovi movimenti sociali in modo da poter implementare queste stesse teorie. Così ascoltiamo e apprendiamo attivamente dalle persone di colore temi come l'Eurocentrismo e altre forme di razzismo, dagli attivisti gay e dalle attiviste lesbiche l'eterosessismo e l'omofobia, dagli animalisti lo specismo, ecc.
In questo articolo trattiamo propriamente il movimento femminista, sia per capire come un'analisi prettamente anarchista possa contribuire alla sua crescita, e viceversa per vedere - da anarchisti - cosa possiamo imparare dal femminismo. Anche se la partecipazione maschile al femminismo è talvolta un aspetto controverso, voglio iniziare la sezione parlando del mio personale coinvolgimento con questa questione. E concluderò con alcune speculazioni che riguardano l'ecologia come terreno futuro comune dell'anarchismo e del femminismo.
Sarebbe incompleto affermare che il movimento anarchico - sia storico che contemporaneo - è androcentrico o omocentrico. Un contributo teorico a un'astratta e generalizzata "equità" è qualcosa di troppo vago - specialmente quando questa "equità" non viene estesa all'ambiente domestico. Molte analisi anarchiche continuano a ignorare la realtà della dominazione maschile, dirigendo le proprie critiche verso le relazioni commerciali, il capitale e lo stato, o la civilizzazione. Qualsiasi siano i meriti di queste critiche, l'uguaglianza fra i generi è ritenuta una priorità minore o da trattare successivamente allo sviluppo del "giusto" modo di pensare. Il fatto che l'abbattimento del sessismo possa richiedere sforzi notevoli è raramente contemplato.
Gli uomini nel femminismo
"Gli uomini devono lottare per crearsi un tipo di esperienza che la supremazia maschile gli ha negato" Sandra Harding ( p.286)
Come uomo, ho messo in secondo piano il mio interesse per il femminismo lasciando il primo posto all'assorbimento delle politiche della sinistra ecologista. Ho sempre creduto che la battaglia per la libertà umana fosse quasi interamente realizzata all'interno delle arene maschili di pensiero (anche se con una certa sensibilità per le questioni delle donne). Fino ad allora ho supportato passivamente gli obiettivi dell'autonomia femminile. E' stato così fino a quando (attraverso le mie letture) ho capito che tutti gli uomini traggono beneficio dal sessismo - e non parlo solo di chi abusa, stupra, maltratta o discrimina -, iniziando così a guardare profondamente dentro il mio privilegio da uomo (bianco). Nella vita familiare, nella scuola, nel mercato del lavoro, ho quasi sempre avuto un vantaggio sulla mia controparte femminile (e non bianca). Il mio interesse per il femminismo, anche grazie alla letteratura e alle novelle femministe, mi ha portato a iniziare a capire che la mia stessa visione utopista del futuro stava sempre più diventando centrata sulla donna e la sua affermazione. Mentre il mio orientamento anti-capitalista e antistatista rimaneva forte come sempre, ho notato una svolta delle mie valutazioni che sono sfociate in un sempre crescente riguardo per la consolidazione dei rapporti intimi. Ho cominciato a sviluppare una sensibilità femminista e ho trovato sempre più facile riconoscere il comportamento patriarcale maschile che fino ad allora avevo ignorato. Alla fine ho capito come la lotta delle donne femministe potesse apportarmi dei grandi benefici. Mentre Emma Goldman sosteneva che solo le donne possono liberarsi dalla loro oppressione "interna", gli uomini possono giocare un ruolo importante nell'aiutare a smantellare l '"esternalità" del patriarcato. Abbattendo il proprio sessismo e quindi sfidando quello degli altri, possiamo contribuire a generare un clima che promuova la completa partecipazione di tutti in ogni campo della vita. Mentre esiste nella comunità femminista uno spettro di dubbio riguardo la partecipazione maschile, molte donne apprezzano il supporto. Sandra Harding in un suo recente libro afferma che gli uomini possono essere femministi così come le donne bianche possono essere anti-razziste. Per lei, gli uomini dovrebbero adottare un' "identità proditoria" e sviluppare un "punto di vista femminista" (Harding, p.288). Tuttavia, la partecipazione maschile nel femminismo (compresa la mia) richiede cautela. "Gli uomini amano appropriarsi, dirigere, giudicare e gestire ogni cosa che gli passa per le mani", ha scritto Harding (p.280). Quindi, solo se siamo consapevoli dei pericoli che l'influenza femminista può esercitare sulla nostra agenda maschile, possiamo contribuire al movimento femminista. Dopo tutto, il punto è conferire potere alla donna. Comunque, detto questo, molti degli ostacoli che rendono gli uomini sessisti sono complessi, intersecati, e relativamente inseplorati. Possiamo parlare di impegno per la logica femminista, di uguaglianza fra i sessi, ecc. ma ancora non ci siamo accorti di quanto il nostro comportamento sia intimidatorio e arrogante. Anche verso i fattori istituzionali (famiglia, scuola, media, ecc), i sottili ( e anche non sottili) effetti della socializzazione dei generi rimangono. Comparativamente, sappiamo ancora poco dello sviluppo dell'infanzia e della costruzione della mascolinità e della femminilità. Ma, mentre l'eliminazione totale del comportamento patriarcale richiede molto tempo, dobbiamo capire che l'analisi finale del femminismo porta alla liberazione umana. Saremo tutti beneficiari di una società basata sull'aiuto e la cooperazione senza ricorrere alle minacce di aggressione o all'intimidazione.
Il Femminismo e la Spaccatura Liberal-Radicale
"... il successo della piena libertà delle donne (di tutte le donne, non di poche privilegiate) presuppone profondi cambiamenti economici, sociali e politici che, nel verificarsi di un tale sviluppo storico, non permetterebbero all'attuale status quo di sopravvivere" Hester Eisenstein (p. xvii).
Come minimo, il femminismo è un impegno per l'uguaglianza fra i generi, un riconoscimento che la dominazione maschile esiste ed è sbagliata. Trova le sue radici nella tradizione liberale dell'autonomia e della libertà di scelta. Questa tradizione è ancora forte tutt'oggi ed è ben rappresentata dalle femministe liberali. Queste femministe credono che l'uguaglianza può essere raggiunta attraverso la modifica del presente sistema, attraverso la promozione di maggiori occasioni di equità (incremento degli accessi all'educazione e ai luoghi di lavoro, ecc.). Comunque, gli anni '60 e '70 hanno visto emergere un nuovo radicalismo femminista di diversi tipi - radicale, socialista, lesbico, nero, anarchico, ecc. Le femministe radicali, in contrapposizione alle femministe liberali, credono che l'intero sistema - liberalismo patriarcale - sia una struttura sbagliata, disegnata da e per gli interessi dei soli uomini. Quindi, per queste femministe, il femminismo è poco meno che rivoluzionario. Purtroppo, visto che i media hanno dato accesso soltanto al femminismo tradizionale o liberale, il potenziale rivoluzionario del femminismo è stato oscurato e degradato. Nel frattempo, il significato del femminismo liberale è stato dibattuto, senza nessun consenso da parte della comunità femminista riguardo la sua reale definizione. La socialista femminista Zillah Eisenstein crede che le contraddizioni del femminismo liberale - possono le donne essere uguali nello stato liberale patriarcale? - porteranno finalmente a uno sbocco verso l'esterno e indicheranno la strada per una nuova società radicale. Nelle sue parole, "la contraddizione tra liberalismo (patriarcale e individualista nella struttura e nell'ideologia) e femminismo ( come uguaglianza sessuale e collettiva) pone le basi per il movimento femminista che va oltre il liberalismo" (Zillah Eisenstein, p.3). Altre sono meno sicure. Bell Books scrive che il "processo con cui emergerà questo radicalismo sarà poco chiaro... L'impatto positivo delle riforme liberali sulla vita delle donne potrebbe non portare allo sradicamento del sistema di dominazione" (Books, p.l9). Per Books, "gli impulsi rivoluzionari devono interagire liberamente con le nostre teorie e le nostre pratiche se realmente il movimento femminista vuole porre fine all'oppressione e progredire, se vogliamo seriamente trasformare la nostra realtà attuale" (Books, p.l63). Infatti le radici del radicalismo femminista si estendono (alla fine) del diciannovesimo secolo, quando ha luogo una spaccatura tra liberalismo e radicalismo. Margaret Marsh in un recente studio fornisce la cronaca di un movimento femminista anarchico precedente (Marsh). Presagendo la seconda ondata del femminismo radicale, con la convinzione che "il personale è politico", queste femministe anarchiche insistono su questo concetto:
"la subordinazione femminile è radicata in un sistema obsoleto di relazioni sessuali e familiari. Attaccando il matrimonio, spesso premendo sulla varietà sessuale - insistendo sull'indipendenza economica e psicologica e a volte negando la responsabilità materna, si punta in realtà all'autonomia personale come a una componente essenziale dell'uguaglianza sessuale, sottolineando che i diritti legali e politici non porterebbero allo stesso tipo di equità".(Marsh, p.5)
Nel frattempo, le femministe liberali (caratterizzate da Elizabeth Cady Stanton) cercano l'uguaglianza con gli uomini spingendo per il diritto al voto. Solo con l'emersione delle femministe anarchiche e delle recenti femministe radicali si inizia a sfidare la dicotomia pubblico-domestica. Alla fine, le votanti hanno vinto il giorno (e il voto), e la sfera privata come la questione femminista vengono dimenticate. E mentre Emma Goldman e Margaret Sanger continuano a combattere per il controllo delle nascite, la sessualità diventa il regno di Freud e Reich. Come questione politica, la sessualità deve attendere l'avvento di Kate Millett o Shulamith Firestone nella nostra nuova era. La teoria anarchica femminista è stata trascurata nel nostro tempo (e non solo dagli uomini anarchici). Di conseguenza, sia l'anarchismo che il femminismo ne soffrono. Ad esempio, poche delle nuove socialiste o delle femministe radicali sviluppano critiche sullo stato-nazione. Prevedibilmente, dopo poco, inziano ad emergere gli argomenti in favore dello "stato femminista" (MacKinnon). E mentre le tattiche anarchiche per l'azione diretta hanno giocato una parte importante all'interno del movimento anarchico, il numero di anarco-femministe dichiarate rimane inferiore rispetto a quello delle socialiste, delle radicali e delle liberali. Una prospettiva un po' differente dell'attuale spaccatura fra radicali e liberali ci viene offerta da Angela Miles. Riconoscendo che le tradizionali divisioni e le strutture - liberali, socialiste, anarchiste, nere, ecc. - rispecchiano una politica polarizzata e creata dagli uomini, preferibilmente spinge per un modello centrato sulla donna che chiama "femminismo integrativo". In questo modo cerca di unire le femministe "rivoluzionarie/evoluzionarie" per sfidare "i sistemi mondiali di dominazione" (Miles, p.l4). Afferma che "esiste un gran numero di femministe che, malgrado la diversità delle proprie analisi e dei propri argomenti, condivide il femminismo come embrione di nuove politiche di generale rilevanza e di significato universale" (Miles, p.20). Spesso, afferma Miles, queste femministe hanno molto più in comune con chi non condivide le stesse medesime posizioni. Tuttavia, il femminismo utile è quello che unisce, e penso che sia inevitabile il momento in cui queste contraddizioni troveranno sfogo. Ad esempio, mentre ci si oppone a "tutte" le forme di dominazione, bisogna chiarire la propria posizione rispetto allo stato. Qui non punto a rifiutare dogmaticamente lo stato ( e a dividere le femministe), ma piuttosto a trovare le implicazioni per la pratica. Le femministe "integrative" vogliono costruire una società dal basso oppure desiderano solo che qualche loro richiesta venga supplita dalle istituzioni statiste, senza riconoscere la relativa natura dominante dello stato?
L' Anarchismo e la Spaccatura Pubblico - Privato
"Care compagne, quando avevo raggiunto la vostra età, la questione sessuale non aveva grande importanza per me. Ma adesso sì, e rappresenta un fattore tremendo per migliaia, addirittura milioni, di giovani. Emma Goldman, conversando con Peter Kropotkin (Goldman, p.253)
Mentre le donne nel diciannovesimo secolo erano impegnate nella spaccatura liberal-radicale, i libertari stavano discutendo "la questione femminile". In Inghilterra, il nuovo teorico anarchico William Godwin aveva formato un'alleanza con la pioniera femminista Mary Wollstonecraft. Nel frattempo in Francia, l'utopista Charles Fourier stava scrivendo che " il progresso sociale e i cambiamenti del periodo storico hanno luogo in proporzione all'avanzamento della donna in campi come la libertà, e il declino sociale soggiunge come risultato della diminuzione della libertà delle donne" (Beecher, p.l). Similarmente, il nuovo socialista Robert Owen, parlando delle sue comunità Utopiche, dice che "entrambi i sessi devono avere la stessa educazione, gli stessi diritti, privilegi, e la stessa libertà personale" (Harsin, p.75). Purtroppo, la pratica ha insegnato che le buone intenzioni non sono sufficienti, visto che l'ostilità spesso opera proprio all'interno dell'ambiente Utopico. Dal suo studio sulle comunità Oweniane, Jill Harsin ha concluso che "l'attaccamento alla domesticità tradizionale della società comune è servita a incorporare le disuguaglianze del vecchio mondo in quello nuovo" (Harsin, p.82). Questa divisione continua a contagiare i movimenti sociali contemporanei. Mentre molti uomini riconoscono che le donne devono essere soci attivi della vita pubblica, questi stessi però non vogliono ammettere che ciò comporti anche un uguale coinvolgimento nella vita domestica. Nel frattempo, Pierre-Joseph Proudhon (il primo ad adottare il modello "anarchista") si allontana sempre di più dalle posizioni degli Utopisti per considerare la famiglia patriarcale come l'unità sociale fondamentale (Marsh). E mentre Bakunin incita la totale partecipazione delle donne nella vita pubblica, lui non differisce molto da Marx o da Engels a tal riguardo. Sia lo stato socialista che le società anarco-sindacaliste materializzatisi nel ventesimo secolo, falliscono nello sfidare la dicotomia pubblico-privato che spesso si conclude nel raddoppiamento del caricod i lavoro femminile. Martha Ackelsberg ha scritto in uno studio sulla Rivoluzione Spagnola: " la corrente principale del movimento anarchico spagnolo rifiuta di riconoscere sia la specificità dell'oppressione delle donne sia la legittimità della separazione delle lotte per sormontarla" (Ackelsberg, p.ll8). Come conseguenza delle politiche liberali classiche - e la relativa enfasi sulla libertà individuale - l'anarchismo ha ereditato dal liberalismo una consistente polarizzazione maschile. Non solo le donne vengono minimamente coinvolte nella creazione sia del liberalismo che dell'anarchismo, ma l'anarchismo trattiene dal liberalismo una serie di dualismi gerarchici, a volte in sordina, a volte no. Così, ad esempio, le opposizioni pubblico-privato e ragione-emozione diventano parte sia dell'individualismo anarchico, con il suo orientamento capitalista, che dell'anarchismo sociale basato sulla comunità. Ciò nonostante, il concetto di individuo che era emerso nell'anarchismo sociale rimane profondamente differente da quello liberale. Mentre l'anarchismo sociale cerca di mantenere e rafforzare i legami della Comunità, il liberalismo combacia perfettamente con il capitalismo emergente. La focalizzazione dell'anarchismo sociale sulla comunità punta alla promozione dell'aiuto mutuale, una focalizzazione che coincide con i concetti socialisti emergenti di coscienza di classe, solidarietà e internazionalismo. L'immagine liberale della competizione, i diversi individui che lavorano per il loro stesso interesse hanno rappresentato la veri antitesi all'ala sinistra dell'anarchismo. Ma mentre gli anarchici sociali e i socialisti riconoscevano che il lavoro di classe non avrebbe mai ottenuto un'uguaglianza sostanziale all'interno del sistema politico liberale, le femministe iniziavano a capire che non sarebbero mai arrivate a un'uguaglianza fra i generi in un sistema patriarcale che aveva chiuso loro le porte della vita pubblica. Descrivendo l'apparente contraddizione fra "individui liberi e uguali" e le donne schiavizzate nella vita domestica, Anne Phillips scrive: " Trovando chiusa la porta principale, il patriarcato è entrato da quella di servizio. Invece di rifiutare tutte le forme di autorità naturale, i nuovi liberali si sono limitati a sostenere che il governo e la famiglia sono due regni separati" (Phillips, p.l4). Così, la dicotomia pubblico-privato, che istituzionalizza il controllo maschile sul potere decisionale comunitario, trova appoggio prima nelle politiche liberali e poi in quelle anarchiche.
Anarchismo, Femminismo ed Ecologia: Oltre il Dualismo
"Una società futura basata sull'amicizia con la natura produrrà ciò che migliaia di anni di tentativi artificiali non sono riusciti a creare, un'organizzazione spontanea, libera, solida e forte neglia ffetti personali" Voltairine de Cleyre
Abbiamo visto che l'anarchismo ha approfondito la critica liberale all'autorità; mentre il femminismo ha esteso la definizione di individuo. Comunque, la relazione tra anarchismo e femminismo rimane irrisolta, talvolta paradossale. Così per L. Susan Brown, "l'anarchismo trascende e contiene femminismo nella sua critica al potere" (Brown, p.209). Nel frattempo, per l'English Zero Collective, "il femminismo oltrepassa l'anarchismo perche il femminismo mostra autorità, gerarchia e leadership per ciò che realmente sono, strutture di potere maschile" (Zero Collective, p.7). L'anarchismo e il femminismo parlano entrambi alla totalità della società, ma nessuno dei due può dichiarare una completa dominanza egemonica sull'altro. La teoria anarco-femminista rimane poco sviluppata, malgrado un rinnovato interesse durante gli anni '70, e gli eloquenti scritti di Carol Ehrlich, Peggy Kornegger e altre. Eppure, una sintesi di queste due differenti filosofie politiche, sarebbe possibile e anche desiderabile, mentre invece rimane da completare. Attualmente, ognuno offre una struttura utile per osservare l'altro, mentre si aggiungono sostanza e ragionamenti. Tuttavia, piuttosto che provare ad unire anarchismo e femminismo, è possibile suggerire un metodo alternativo. L'anarchismo sociale e il radicalismo femminista rappresnetano entrambi tentativi per andare oltre le radici individualiste del liberalismo classico, dove l'individuo è messo contro la Comunità. Noi possiamo superare questo pensiero dualista concentrandoci sul campo emergente dell'ecologia, dove i diversi individui diventano parte di una Comunità dell'unità-in-diversità (Bookchin). In un saggio recente, Thomas S. Martin propone che un "intreccio" di femminismo, anarchismo e ecologia sta iniziando a prendere forma (Martin). Il femminismo è l'ordito, l'anarchismo è la trama e l'ecologia è la fibra. Unire questi movimenti in una convergenza, sostiene, consiste in un'analisi della dominazione. Mentre una critica alla dominazione è certamente un punto cruciale di contatto per l'anarchismo, il femminismo e l'ecologia, la dominazione stessa rimane solo un aspetto del comportamento umano. E' con l'avanzamento del femminismo che è stato rilevato il limite con cui il pensiero patriarcale ha svalutato la vita delle donne. Così non solo pensieri ed emozioni, pubblico e privato, sono rimasti separati, ma anche il comportamento fondamentale al mantenimento della specie è stato sottovalutato. La questione dell'educazione dei figli, assieme a quella degli infermi, degli anziani e spesso degli uomini stessi sono cadute inevitabilmente sulla spalle delle donne. I valori come la preoccupazione e l'empatia che rendono l'aiuto mutuale possibile, provengono dalla nostra lunga permanenza come bambini all'internod ella cultura delle donne. L'anarchismo è realmente un teoria che riguarda il potere e l'autorità, e il potere e l'autorità tendono ad agire nel loro stesso interesse. Come teoria, l'anarchismo comprende la spiegazione dei comportamenti umani che promuovono l'interdipendenza e il sacrificio personale. D'altro canto, il movimento delle donne, che ha puntato la'ttenzione sulla relazione tra l'autonomia e l'interdipendenza, non ha parlato uniformemente nelle sue analisi del potere. L'ecologia è stata capace di offrirci una più vasta struttura concettuale in cui convergono le valutazioni di ognuno. In un modello ecologico ( e qui ne intendo realmente uno sociale ecologico), nè l'anarchismo nè il femminismo sarebebro costretti ad inserire nella struttura altrui. Invece, ciascuno può svilupparsi indipendentemente, o piuttosto, interdipendentemente. Il pensiero ecologico si trova alla base del recente lavoro della filosofa femminista Lorraine Code. Mentre critica l'ecofemminismo con la sua identificazione problematica donna-natura, Code riconosce il valore del modello ecologico come veicolo per il femminismo:
"Una società orientata sulla comunità ed ecologicamente responsabile creerebbe preoccupazione e partecipazione comune alle questioni fondamentali e sarebbe in grado di ritrutturare il dibattito fra i membri della comunità come conversazione, non come confronto. Il suo scopo è quello di promuovere l'appoggio reciproco e un ambiente non oppressivo" (Code, p.278)
[Inoltre, l'ecologia può fornire mezzi al femminismo per "creare spazi per sviluppare resaponsabilmente prospettive che rendano esplicite le interconnessioni tra le forme e i sistemi di dominazione, sfruttamento, e oppressione, in tutte le loro differenti manifestazioni" (Code, p.27l).
Il pensiero ecologico stesso deve molto alla tradizione libertaria. Dal geografo del 19° secolo Peter Kropotkin all'ecologista sociale dei giorni nostri Murray Bookchin, la visione anarchica delle comunità a democrazia diretta che non cerca di dominare la natura offre alternative alla minaccia industriale capitalista che grava sull'integrità della biosfera. Quello di cui non si è tenuto conto è che queste visioni ecologiste possono comprendere una negoziazione mediata e femminista tra pubblico-privato. Così è possibile aprire la strada a un dialogo produttivo tra donne e uomini, tra femminismo e anarchismo. Una nuova forma politica può ancora emergere: deve muoversi necessariamente oltre il patriarcalismo liberale e la sua enfasi all'individualismo isolato per dirigersi verso l'ugualitarismo tra individui, verso la comunità e la Terra, in modo che fioriscano assieme in armonia.
NEL FOSCO FIN DEL SECOLO MORENTE...
Un osservatore esterno, capitato casualmente in Italia, cosa si sarebbe dovuto attendere dallo spettacolo offerto dal ceto poli tico nostrano in questi ultimi due anni ? Come minimo una solle vazione popolare, le barricate nelle strade, un rifiuto genera lizzato di tutto quello che consente al regime di continuare a funzionare. E’ talmente evidente lo sfascio morale e materiale del sistema dei partiti parlamentari, dei loro condottieri e dei loro portaborse, talmente generalizzato il meccanismo delle tan genti da non escludere praticamente alcuno, talmente vergognoso nella sua collusione ininterrotta politica/affari, che ci si sa rebbe aspettato che dalle piazze si gridasse vendetta, che si im pugnasse una robusta scopa per fare pulizia. E invece... Invece eccoci alle urne, a santificare con la propria presenza il rito per eccellenza di perpetuazione dell’ oppressione e dello sfruttamento: il voto, la delega di potere. Eppure il succedersi degli avvenimenti avrebbe potuto indicare soluzioni diverse, strade alternative; avrebbe potuto facilitare un ripensamento sull’intera organizzazione gerarchica che fa per no sullo Stato. Il disvelamento dell’imbroglio democratico avreb be potuto liberare energie ed intelligenze ben più di quello che ha provocato, con risultati sicuramente più interessanti.
Anche personaggi totalmente interni alle alchimie della democra zia parlamentare hanno dovuto fare i conti con la portata di tale disvelamento. Come il celebre opinionista Enzo Biagi che, affer mando la necessità di grandi uomini per il funzionamento della democrazia, ha implicitamente ammesso il suo carattere gerarchico di fondo. Oppure l’ex presidente del Partito Democratico della Sinistra (PDS), Stefano Rodotà, che - denunciando l’esistenza di una Costituzione materiale, sostitutiva di quella formale, che fa delle elezioni un semplice meccanismo di investitura del governo, pra ticamente al buio, con un parlamento ridotto a fantasma spettaco lare e con un trasferimento di funzioni e poteri reali all’esecu tivo - riconosce, di fatto, la vacuità di un sistema basato su norme inapplicabili ed inapplicate. Le tecniche di manipolazione del consenso hanno raggiunto livelli tali da farci digerire quintali di spazzatura ideologica e di re torica, in nome della democrazia, del governo del popolo, del nuovo, senza praticamente fiatare. Dice Chomsky, noto linguista ed esperto della comunicazione : “In un regime totalitario la vo lontà del popolo non conta: ci sono dei manganelli per sistemare tutto. Ma se lo stato non può più fare uso del bastone il popolo può alzare la voce, allora bisogna controllarne il pensiero con la propaganda, fabbricando il consenso e con delle semplificazio ni allettanti per ridurlo all’apatia. La comunicazione sta alle democrazie come la violenza sta alle dittature.” Il coro dei mass media ci vuole far credere che le prossime ele zioni rimedieranno allo sfascio provocato dal potere ultradecen nale degli Andreotti, dei Craxi, dei Forlani, dei loro compari. Che dopo di allora si volterà pagina; che si affermerà un nuovo ordine di garanzie sociali.
In realtà come sempre le elezioni assicurano il consenso al si stema, quel sistema che nessuno di quelli che stanno in alto ha mai avuto l’ intenzione di mettere in discussione. Scriveva il vecchio (e poco letto) Bakunin : “Il sistema rappresentativo, ben lungi dall’essere una garanzia per il popolo, crea e garantisce, al contrario, l’esistenza permanente di una aristocrazia governa tiva contro il popolo stesso ed il suffragio universale è unica mente un mezzo eccellente per opprimere e rovinare un popolo in nome proprio di una pretesa volontà popolare, presa come prete sto, o un gioco di prestigio grazie al quale si nasconde il pote re realmente dispotico dello Stato, basato sulla Banca, la Poli zia e l’Esercito.” Un’osservazione, la sua, ancora pienamente pertinente e che pos siamo sottoscrivere se solo pensiamo alle dinamiche scatenatesi all’interno del ceto politico che mai hanno messo in discussione il potere statale. Quando, ad esempio, si è evidenziato che il capo dello Stato, sul quale pendono accuse infamanti da parte di uomini dei servizi se greti, è affidato alla protezione di un capo della polizia, in quisito a sua volta dalla magistratura per reati amministrativi, e che è garantito nelle sue funzioni da un ministro degli interni in prossimità di ricevimento di un avviso di garanzia, c’è poco da aggiungere. Se non che questo gioco di scatole cinesi, di ga ranzie reciproche, di sostanziali complicità, è la controprova della naturale capacità dello Stato di perpetuarsi autonomamente, al di là dei conflitti che attraversano l’aristocrazia governati va, al di là delle ‘crisi’ cicliche che investono la sedicente ‘rappresentanza’ popolare.
Alle elezioni, dunque, all’insegna del ‘nuovo’. Quel ‘nuovo’ che è diventato grande promessa, inossidabile impegno di ogni futuro vincente. Per questo ‘nuovo’ si consuman incredibili acrobazie, repentini cambiamenti di fronte, vigliaccherie ed opportunismi, insomma tutto l’armamentario che la peggiore tradizione italiana mette a disposizione del ceto politico. Per il ‘nuovo’ si mobili tano masse, si affilano coltelli, si scandagliano archivi, si cercano protezioni e benedizioni. Tutto si giustifica: l’obiettivo da battere ha già di suo un con notato bruttissimo, è ‘vecchio’. Chi potrebbe mai difendere il ‘vecchio’, difendere cioè una cosa che per definizione è destina ta a sparire, a morire?
I mezzi d’informazione sono stati all’avanguardia nel plasmare l’opinione pubblica, nel determinarla, in direzione di un cambia mento del sistema elettorale prima (approvato con un referendum dai risultati ‘bulgari’) e della liquidazione di una classe di governo poi. Il loro sforzo teso a convogliare tutte le energie popolari in direzione del voto, presentato come il grande grimaldello della ‘rivoluzione’ innescata dal protagonismo dei servi per eccellenza dello Stato, i magistrati, è ben coordinato. Indicando al pubbli co lubridio le livide facce dei potenti di un tempo, garantisce la continuità di uno spettacolo che deve continuare. Occupare le intelligenze delle persone con le rese dei conti in terne all’aristocrazia del potere, agitare la speranza taumatur gica del ‘nuovo’, sono ottimi strumenti per distogliere l’atten zione dei lavoratori, dei giovani, dal fatto che è lo Stato la vera fonte di scandalo e di corruzione. Quale sia la posta in gioco dovrebbe infatti essere chiaro a tut ti: il rafforzamento dell’apparato statale interrotto da una pe santissima crisi di credibilità del suo ceto politico ed il ri lancio dell’economia del profitto in presenza di una crisi gene rale di ristrutturazione e di competizione internazionale.
L’operazione di ‘rinnovamento’ messa in atto con la demolizione della vecchia tangentopoli, la stessa mistica del ‘nuovo’ hanno per il momento consentito che il processo di rafforzamento dello Stato riprendesse vigore sotto l’impulso della cultura della le galità che, da vecchio feticcio dell’ordine statale, ritorna ad occultare prepotentemente, con la sua presunta neutralità, il ma nifestarsi dei rapporti di forza sociali. Da sinistra, come da destra, la richiesta è unanime: rispettare il principio stesso della legalità di Stato. L’adozione del sistema elettorale uninominale maggioritario esal ta i contenuti di tale richiesta in quanto privilegia il territo rio. Il ceto politico che uscirà vincente da queste elezioni sarà quello che dimostrerà, in maniera spettacolare, di cavalcare gli interessi del territorio raccogliendo la delega della maggioran za. Appare chiaro che, stante la composizione sociale media, i candidati che occuperanno meglio il centro, in termini sociali ovviamente e non ideologici, avranno maggiori garanzie di succes so, progressisti o conservatori che siano. Già le ultime elezioni amministrative hanno evidenziato i carat teri di novità apportati dal nuovo sistema: la personalizzazione dello spettacolo elettorale consente un livello di identificazio ne dell’individuo-massa superiore a quello precedente, ove la partitocrazia aveva affossato definitivamente il modello comuni tario del partito militante. Come se si fosse allo stadio, l’individuo-massa si sente parte integrante della partita senza mai toccare palla. E l’uso martel lante del mezzo televiso non fa che amplificare questa sensazione con l’invenzione del ‘partecipazionismo’ a tutto campo, da Co stanzo a Santoro, agli ex- rivoluzionari di Lotta Continua (Ler ner, Liotta e Deaglio). Ma non cambia di sostanza, e non può cambiare, il processo di so stituzione del ceto politico ‘corrotto’ con un altro in grado di garantire oggi, con più credibilità, la solidità dello Stato. Si tratterà, al più, per le classi dominanti di trovare forme di rappresentanza politica più spendibili, tenendo presente le esi genze di una società capitalisticamente ‘matura’ che ha bisogno di consenso e soprattutto di mercato per le merci prodotte. E in questo senso si possono interpretare le aperture di parte del grande ceto imprenditoriale (Berlusconi a parte) nei confronti dell’Alleanza di progresso, PDS in testa, che così ampie garanzie ha fornito in merito, sostenendo Ciampi e votando la finanziaria.
Ed è proprio grazie alle garanzie legate alla continuità del si stema nei suoi pilastri fondamentali - e di cui il PDS rappresen ta oggi l’elemento portante - che i padroni non si sentono orfani di alcuno. Mai come in questo periodo i loro desiderata divengono legge, sia in termini di politica economica che sociale, dalla riforma elet torale alle privatizzazioni, dal controllo stretto sulla politica monetaria al condizionamento culturale. E questo mentre, non a caso, si registrano il progressivo deterioramento delle condizio ni di vita dei lavoratori, il peggioramento delle condizioni di libertà di questo paese, il crescente protagonismo dei militari, l’agitarsi delle destre, l’attacco ai servizi sociali, il conte nimento furbesco delle spinte giovanili. Dovrebbe venire il dubbio che la tanta enfasi spesa per ‘Mani pu lite’ sia stato davvero originata da una sincera volontà di aria pulita, e non piuttosto da una diabolica operazione di ricambio di un ceto politico inadeguato all’Europa del dopo ’89 e di Maa stricht. Una semplice rilettura della storia d’Italia in questo dopoguerra evidenzia infatti la costanza della corruzione e del malaffare e l’uso ripetuto dello scandalo nella lotta politica dal farci dif fidare dalle tante anime belle che si adoperano per convincerci della profondità della ‘rivoluzione’ in atto.
Dal ‘caso Montesi’, ai vari scandali urbanistici, finanziari, pe troliferi, dalla Lockheed a Sindona, dalla P2 al crac del Banco Ambrosiano, dalle ‘carceri d’oro’ alla ‘ricostruzione’ dell’Irpi nia, dal sacco dell’industria di Stato al commercio delle armi, solo per citare gli esempi più eclatanti, abbiamo di fronte una ricca casistica dell’economia della corruzione e della storia del potere nel nostro paese. Un cinquantennio di scandali ed intri ghi, di poteri occulti e di servizi segreti, di potere politico e di ‘criminalità’ organizzata, per non parlare degli attentati e delle stragi. All’indomani della caduta del muro di Berlino ci chiedevamo quale potesse essere l’evoluzione del sistema politico ed economico i taliano, a fronte della perdita di ruolo del paese nei confronti dell’oriente europeo, in una situazione crescente di crisi e re cessione. Come poteva reagire, pur in un quadro di diffusa pro sperità anche se caratterizzato da perduranti squilibri sociali, un sistema economico capace di produrre risorse sufficienti per auto-alimentarsi e per alimentare abbondantemente il sistema del la corruzione e delle mafie, al crescente indebitamento dello Stato ed all’espansione della sottrazione di risorse operata dal l’economia mafiosa, in una situazione di aspro conflitto interna zionale. La risposta ce l’hanno data per interposta persona; con le briglie sciolte alla magistratura. L’assunzione di Ciampi, del governatore della Banca d’Italia, alla carica di capo del gover no, ha rappresentato il resto. Ma non è finita.
In una recente intervista collettiva (Il Mondo, 10.1.1994) al pool di ‘Mani pulite’,il giudice Creco così si è espresso: “Temo che in Italia ci si stia convincendo che basti sostituire 600 parlamentari per aver chiuso con Tangentopoli. Non è così. C’è un tessuto di funzionari, manager, intermediatori finanziari e buro crati che ha fatto parte del sistema e che va avanti come prima. Inoltre esistono interi settori economici e finanziari ancora completamente inesplorati dai giudici. Ma più in generale la preoccupazione è questa: non basteranno i processi e non basterà neppure cambiare la classe politica”. E ancora: “Il paese ha un sistema bancario che ha finanziato gruppi privati per migliaia di miliardi, con criteri ben diversi da quelli del mercato. Come farà un sistema imprenditoriale che per vincere gli appalti paga va il sistema politico, come farà ora a stare sul mercato inter nazionale?”. E per finire il giudice D’Ambrosio, noto pidiessino ed affossatore dell’assassinio di Pino Pinelli :”la nostra inda gine è importante anche al di là dei suoi risultati giudiziari: manda una serie di segnali alla società, che oggi è diventata più sensibile ai temi della legalità. Forse ora è più facile che av venga la ricostruzione di un sistema, anche finanziario...”.
Insomma voglia di Stato, uno Stato garante dell’ordine capitali stico, efficace ed efficiente, cui una sinistra collaborativa è pronta a dare tutta la sua disponibilità. Una sinistra che ha ab dicato da tempo persino ad ogni seria politica riformista, sia in campo sindacale che politico, e che continua a mortificare, ri correndo alleanze, agitando fantasmi, la ripresa di una reale op posizione sociale. D’altronde i sindaci del ‘nuovo’ hanno già da to qualche prova di cosa si intende per governabilità. A Napoli Bassolino ha dato il via alle denunce contro gli operai che operavano un blocco stradale dichiarando che la città non po teva più consentire queste forme di lotta ‘corporative’. A Genova la giunta presieduta da Sansa ha fatto prontamente sgomberare i locali, appena, occupati di un nuovo Centro Sociale.
Voglia di Stato, dunque. Uno Stato da rafforzare e da orientare secondo i propri dettami; per alcuni sempre, e apertamente, in direzione della difesa delle classi proprietarie, della loro li bertà basata sulla proprietà, contro i diritti naturali delle collettività e della distribuzione egualitaria della ricchezza sociale. Per altri con dei correttivi legati all’esigenza dello sviluppo di ammortizzatori sociali e di servizi pubblici in grado di sostenere al massimo livello lo sviluppo delle forze produtti ve in direzione della concorrenza a livello internazionale. Certo, non si può sottacere l’esistenza dei contrasti interni al padronato sul modo di concepire il rafforzamento dello Stato e che motivano le difficoltà di coordinamento delle diverse opzioni politiche di riferimento. La nascita e lo sviluppo della Lega nel settentrione d’Italia manifesta, ad esempio, l’esigenza di un pa dronato piccolo e medio di essere maggiormente sostenuto, con fondi, con la detassazione, con politiche antisindacali, per reg gere il confronto nel mercato.
La Fiat, dal canto suo, usando a piene mani del ricatto della cassa integrazione a zero ore, e minacciando la chiusura di fab briche, detta il suo programma elettorale: il sostegno garantito gli da sempre non si tocca. Berlusconi è addirittura costretto a scendere in campo, in prima persona, per difendere il suo impero.
Il sistema maggioritario uninominale costringe ad alleanze pre ventive, a restringere il campo delle diverse opzioni politiche per offrire un fronte compatto all’avversario. Ma quello che è più facile in altri paesi da noi urta contro la presenza ingom brante della Chiesa che esige un posto, adeguato al suo ruolo in ternazionale, nell’organigramma del potere. Una Chiesa che è tutt’uno con la storia del potere di questo paese, retroterra di una politica che della mediazione, a salvaguardia dell’ordine ge rarchico, ha fatto la sua forza. Una Chiesa pienamente coinvolta nell’economia della corruzione con i vari scandali del Banco Ambrosiano, con il riciclaggio del le tangenti tramite i suoi Istituti bancari, ma stranamente ri sparmiata dagli strali di ‘Mani pulite’. Una Chiesa pienamente coinvolta nel sostenere la ricostruzione di un ceto politico cre dibile in grado di riproporre una politica di annichilimento so ciale, unica garanzia per il suo sostentamento. Ma ‘Mani pulite’ non ha risparmiato solo la Chiesa. Quasi a pre figurare una possibile riproposizione da ‘compromesso storico’ anche il Partito Democratico della Sinistra ha qualche ‘santo’ in cielo da ringraziare. Certo è che la caduta delle preclusioni storiche, la vanificazione del fattore ‘K’ (=comunismo), le ga ranzie offerte sul piano dell’ingerenza clericale nel sociale, rendono possibili scenari una volta solo intravisti. Si tratterà ora di vedere se questi pilastri salvati dalla riprovazione popo lare (per mancanza d’informazione, è ovvio) si salderanno per ga rantire un ordine gerarchico ammorbidito da una serie di ammor tizzatori sociali, oppure se la spinta ‘liberistica’ dell’egoismo padronale condizionerà a tal punto il quadro politico da fare preferire soluzioni più drastiche, a costi popolari decisamente più alti. Qualcuno potrebbe obiettare che c’è niente di nuovo sotto il so le; si potrebbe aggiungere che, quando avviene un cambio di regi me, soprattutto un regime particolarmente infame - così come tut ti lo si descrive - i primi a beneficiarne dovrebbero essere i prigionieri politici che in passato lo hanno combattuto. In realtà nulla di questo è avvenuto e perfino un timido progetto di amnistia, per altro molto parziale, è stato accantonato.
Non solo, quella magistratura così sollecita a scoprire l’acqua calda, si è ben guardata dal sollevare il coperchio dal pentolone dei misteri d’Italia. Da P.zza Fontana ad Ustica, d Bologna a Brescia, alle tante stragi che hanno insanguinato il paese, nulla è stato fatto per mettere a nudo le responsabilità del regime. Non dice nulla questo fatto ? La sinistra dal canto suo cerca di raccogliere il vantaggio dell’ essere stata all’opposizione formale. Dietro parole che richiama no alti e nobili ideali sta occultando un’operazione di potere che richiama la governabilità di stampo craxiano, sollecitando all’opera uno schieramento opportunista che recupera a sinistra un Partito della Rifondazione Comunista che, con Cossutta, ripor ta in vita le ‘migliori’ tradizioni del PCI: estremismo verbale e moderatismo sociale.
Ma non si batte l’egoismo padronale, nè la volontà dirigista del le zone ricche del paese con semplici invocazioni al ‘nuovo’ ed alla legalità. Non si batte la riproposizione dei vecchi arnesi fascisti, riciclati in chiave moderata, su terreni congeniali al la perpetuazione dello sfruttamento e dell’oppressione. Nella consapevolezza della posta in gioco occorre invece appro fittare della crisi di credibilità in cui si dibattono le forme della politica autoritaria, che mai come oggi è apparsa nuda nel suo esercizio del potere,nelle sue pratiche criminali, nei suoi interessi privati, nelle sue miserie intellettuali. Dal presiden te in giù, passando per capi di governo, ministri, alti burocra ti, militari, magistrati, un filo comune si dipana ed è il filo della mistificazione democratica, della retorica liberale, della vacuità dello ‘stato di diritto’. Occorre spezzare questo filo e farlo presto per sfuggire dal con tinuo gioco della torre che ci viene riproposto e che in realtà continua a disarmarci, infilandoci nel tunnel della falsa scelta tra opzioni che divergono tra loro sul contorno, non sulla so stanza, della questione sociale, del conflitto tra oppressi ed oppressori, tra sfruttati e sfruttatori. L’accelerazione dei tempi della politica-spettacolo deve voler dire accelerazione delle energie e delle intelligenze per impedi re che, sulla ristrutturazione del ‘vecchio’, si stabilizzi un ‘nuovo’ più arrogante ed aggressivo, che la combinazione dei po teri forti di questo paese metta insieme, con la complicità inte ressata di una sinistra imbevuta di legalismo, una camicia di forza che, dalla disgregazione sociale, ricavi elementi per la sua affermazione. E se l’accelerazione dei tempi della politica-spettacolo signifi cherà invece maturazione dei vari immaginari che stanno dietro alle proposte strumentali della Lega in chiave sedicente federa listica oppure dietro il populismo nazionalista dei fascisti, con la conseguente radicalizzazione del conflitto interno, allora sarà proprio la forza che si sarà riusciti a mettere insieme sul terreno dell’autogestione e dell’autoorganizzazione che potrà rappresentare l’unica possibilità reale di uscita per quanti si battono per una società libertaria e solidale.
L’astensionismo elettorale anarchico, arma rivoluzionaria contro governo e parlamento
Gli anarchici hanno l’abitudine di chiamare le cose con il loro nome, per evitare fraintendimenti e mistificazioni. Accusati di non interessarsi alla ‘politica’ essi rispondono di essere total mente avversi all’organizzazione gerarchica e centralista e quin di alla ‘politica’ intesa come governo, prima della città (dal greco ‘polis’, città appunto), poi del territorio cioè della co munità umana. La ‘politica’ si prefigge il compito di stabilire l’ordine socia le tramite una delega di potere. In realtà essa codifica il di sordine nel momento stesso in cui definisce una gerarchia sociale tramite la quale esercitare il governo. E la gerarchia è nemica di qualsiasi forma di libertà perchè , con la sua stessa esisten za, impone doveri grazie al suo diritto di governo. Non solo. Gli anarchici sono contro ogni sistema di governo, com preso quello democratico, che si basa sulla delega dei diritti individuali e collettivi ad una minoranza, che eserciterà il suo potere in nome della ‘maggioranza’, dopo averne carpito la delega in nome di programmi, principi, promesse, dopo averne manipolato emozioni ed immaginario.
Il solito caro vecchio Bakunin annotava, agli albori del sistema democratico: “La maggior parte degli affari e delle leggi, e mol ti affari e leggi aventi un rapporto diretto con il benessere, con gli interessi materiali dei comuni, si svolgono al di sopra del popolo, senza che questi se ne accorga, se ne preoccupi e se ne interessi. Lo si compromette, lo si lega, a volte lo si rovi na, senza che egli ne abbia coscienza. Egli non ha nè l’abitudine nè il tempo necessario per studiare tutto ciò, e lascia quindi fare ai suoi eletti, che naturalmente servono gli interessi della loro classe, del loro mondo, e non quelli del popolo”. Gli anarchici non sfuggono, non negano la realtà politica, ma so no CONTRO la politica, e, conseguentemente, si proclamano antipo litici. L’organizzazione sociale, l’organizzazione della comunità umana, il rispetto delle libertà individuali e collettive, il ri spetto dei diritti naturali di ogni essere vivente, sono troppo importanti per essere delegati ad un pugno di individui, qualun que sia la loro qualità. Nel loro antipoliticismo, gli anarchici propongono una diversa organizzazione sociale che fa a meno dello Stato e che si basa sul principio della gestione diretta della produzione e della distribuzione egualitaria della ricchezza so ciale. Conseguentemente a questa impostazione gli anarchici sono asten sionisti elettorali in quanto ogni delega di potere rappresenta la rinuncia della possibilità di edificazione di una società giu sta e libera, oltrechè della sovranità individuale. In questa ottica l’astensionismo anarchico è una chiara dichiara zione d’intenti nei confronti della truffa rappresentata dal si stema elettorale e si distingue nettamente dalle proposte di a stensionismo tattico avanzate, a fasi alterne, da settori della sinistra marxista che continuano a mantenere un atteggiamento op portunistico nei confronti del parlamento, proprio perchè ‘poli tici’, proprio perchè sostanzialmente statalisti.
Nel dichiararsi astensionisti gli anarchici non si prefiggono certo di diventare la rappresentanza politica degli astenuti che, nelle società contemporanee, tendono ad aumentare a causa della crescita della mancanza di identificazione con un sistema sempre più in crisi di credibilità, ma vogliono indicare la necessità di rompere con il meccanismo della partecipazione, che vuol dire es senzialmente condivisione della propria oppressione. Certo ,la diffusione dell’astensione dal voto da parte degli ‘a venti diritto’, in Italia come negli USA, in Francia, ecc., può stemperare, agli occhi del cittadino ‘medio’, la portata rivolu zionaria della proposta, soprattutto in un momento in cui la tra dizionale alta partecipazione alle urne (di cui si è sempre van tato il ceto politico nostrano) sta invertendo di segno. In un momento in cui il clientelare voto di scambio mostra la corda e la politica togliattiana di trasferire la lotta sociale sul piano istituzionale, per meglio integrare le masse, è arrivata al capo linea. In un momento in cui si è diffuso il dubbio della corru zione congenita ad ogni sistema di governo e gli intellettuali corrono ai ripari per mettere qualche pezza alla democrazia in crisi, il cittadino ‘medio’ può tranquillamente abbracciare la scelta astensionista senza, per questo, voler mettere in discus sione il sistema di oppressione e di sfruttamento. La disaffezio ne ormai è parte integrante del gioco, quasi valvola di sfogo, correttivo alle imperfezioni del sistema, che solo qualche sinda co, generalmente pidiessino, vuol combattere con le uniche norme antiastensioniste esistenti: l’iscrizione in un elenco pubblico. Ma gli USA stanno lì a dimostrare che si può eleggere un presi dente con una minoranza di voti e continuare a blaterare di go verno del popolo.
L’anarchismo, che non ha alcunchè da spartire con il parlamenta rismo e le istituzioni della democrazia parlamentare, continua a ritenere l’astensionismo condizione fondamentale, necessaria, an che se non sufficiente, per il compimento del processo rivoluzio nario. Dal tentativo insurrezionale concomitante con il fatto e lettorale, al sabotaggio delle urne, senza dimenticare le scelte internazionaliste siciliane di Friscia, il Bakunin del 1870, e la Spagna del 1936, l’azione del movimento non è mai stata quella di una riproposizione canonica di una propaganda astensionista in differente ai tempi e i modi della lotta politica e dello scontro sociale, bensì di una sua ricollocazione all’interno della lotta antiparlamentare ed antigovernativa per conferirle efficacia sem pre maggiore. Partendo da queste premesse si può comprendere meglio il tipo di raccordo che va stabilito con le lotte sociali, sul territorio, gli organismi di base dei lavoratori autoorganizzati, i centri sociali. Un raccordo che non può essere dettato una volta per tutte,ma che deve essere logica conseguenza di un lavoro conti nuativo. Un lavoro che nell’autoorganizzazione e nell’azione di retta trova, nella sua dimensione territoriale, le armi di scon tro con il parlamentarismo ed il governo, locale e nazionale. Un lavoro tendente alla costruzione di organismi a vari livelli - dal locale al territoriale in senso sempre più vasto - aperti a tutti, che discutano di tutte le questioni riguardanti la vita delle popolazioni e che siano in grado, oggi, di incalzare e sfi dare le autorità sul piano concreto dei bisogni quotidiani e, do mani, di prendere tutte le iniziative necessarie alla riorganiz zazione orizzontale della vita sociale. Utopia? forse, ma è un’utopia che contiene in sè una grande con cretezza: quella legata alla volontà di partire da sè, per ritro varsi, da pari, nella comunità umana e costruire insieme un mondo ove le contraddizioni trovino un modo di composizione senza l’in tervento statale con tutti i suoi annessi e connessi. E’ evidente che in epoca di depressione sociale, sembrando impos sibile ai più la rivoluzione sociale, organismi di tal genere o hanno carattere contingente, per lo più inquinato da pratiche i stituzionali, o sono ridotti alla partecipazione di chi ha già fatto scelte ideologiche, con tutto quello che ne consegue in termini di lotta politica e di scontri di linea al loro interno. Senza farne questioni formali è comunque utile che questo lavoro, anche se ridotto ai soli libertari, non si fermi, sia perchè con sente di mantenere un legame con il proprio territorio e con le sue istanze, sia perchè, in occasione delle elezioni (soprattut to, ma non solo), può fuoriuscire con una proposta di costituzio ne di organismi - tipo comitati astensionisti - in grado di rac cogliere l’eredità di un lavoro analitico e propositivo già fat to, e di rappresentare una proposta concreta di lotta al parla mentarismo. Tanto più urgente in un momento in cui la polarizzazione crescen te (anche se ampiamente spettacolare) pare stritolare ogni possi bilità di proposta ‘altra’. Rifiutarsi di farsi macellare dalla dialettica del potere vuol dire soprattutto evitare di cadere nel puro resistenzialismo, ma di resistere lottando con una proposta chiara di trasformazione dell’esistente.
Una battaglia contro la rinnovata legittimazione del parlamento, che le prossime elezioni vorrebbero conferirgli, non può oggi as solutamente prescindere dall’assoluta preminenza della questione sociale che viene relegata ai margini di un dibattito che è cen trale solo per un ceto politico e sindacale preoccupato per la sua esistenza. Il ridicolo contrapporsi tra ‘vecchio’ e ‘nuovo’ vuole occultare la realtà della corruzione come dato strutturale di ogni sistema gerarchico, per favorire un suo rinnovamento in funzione delle esigenze di ristrutturazione e di riorganizzazione dell’apparato statale alle prese con le emergenze dell’attuale sistema geopoli tico mondiale. A fronte di una politica che fa del parlamento e della governabi lità il suo centro di interesse occorre contrapporre un pensiero ed un’azione che abbiano il loro punto di riferimento nella capa cità di autoorganizzazione popolare.
A fronte di una visione che fa del parlamento il luogo della rap presentanza politica e sociale del paese occorre contrapporre la proposta e la pratica del comunalismo, libertario e federativo, articolato sul territorio, dal semplice al complesso. A fronte di un opportunismo semplicista che tende a ridurre a pratica degenerativa l’essenza stessa del parlamentarismo, fonda to sullo scambio di favori e sul saccheggio sistematico delle ri sorse, occorre contrapporre la chiarezza di una battaglia sociale che non si fa distrarre dai riti di ricambio della classe diri gente, ma che sa approfittare della contingenza per imporre a chiare lettere il programma di affermazione dei propri interessi immediati, soprattutto in termini di reddito, riduzione d’orario, libertà di sciopero e d’organizzazione, controllo della produzio ne.
Sfuggire dai meccanismi della democrazia rappresentativa signifi ca entrare nel concreto della critica del concetto stesso di mag gioranza e minoranza, significa rifiutare la riproduzione pura e semplice, dei rituali parlamentari negli stessi organismi rappre sentativi dei lavoratori per dare invece prevalenza all’autoorga nizzazione, alla lotta, al libero confronto delle idee. I rapporti di forza si sono sempre modificati con la lotta diret ta e la via politica ha sempre rappresentato il disarmo della conflittualità sociale. Con questa consapevolezza ci tiriamo fuo ri dai ricatti agitati dai partiti di sinistra alle prese con le pulsioni egemoniche di ceti politici trasformisti ed opportuni sti, incapaci di produrre politiche realmente alternative a quel le della destra, sul terreno economico, dell’occupazione, della riduzione d’orario, del degrado urbano e ambientale, della sa nità, della scuola, ecc. Per non parlare della loro ‘capacità’ di risolvere istituzionalmente il radicalismo dei movimenti passati, presenti e futuri... In realtà la violenza dell’attacco del potere alle condizioni di vita delle classi subalterne non lascia più tempo, nè margini, ad una politica di moderato e ‘razionale’ riformismo di cui, per al tro, non si riesce ad individuare gli esecutori, stante la dege nerazione criminale dei socialdemocratici, lo sfascio del ‘comu nismo reale’, la stessa deriva democratico-parlamentare del popu lismo assistenziale di stampo cattolico. Astenersi, non cadere nella trappola delle false alternative e del recupero elettorale, rafforzare le armi della critica intran sigente, dell’organizzazione, del protagonismo sociale, dell’a zione tra le classi sfruttate ed oppresse, vuol dire porre le ba si per un’incisiva azione rivoluzionaria che colpisce, nel parla mentarismo, un sistema di governo che impone leggi e tasse, deci se da una cerchia ristretta di privilegiati, indipendentemente dalla volontà degli elettori. Astenersi, per gli anarchici, vuol dire manifestare la volontà di non essere governati, vuol dire non rendersi corresponsabili del lo sfruttamento e dell’oppressione, vuol dire volontà di una so cietà di libere associazioni federate.
Massimo Varengo
L'ANARCHIA - Storia di un movimento utopistico che terrorizzò
l'Europa dall'Ottocento al Novecento
Che cos'è l'anarchia? O, per meglio dire, esiste l'anarchia? Sfuggevole, indefinito, ribelle ad ogni tentativo di uniformizzazione, il pensiero anarchico - in nome del suo dichiarato ideale supremo, la libertà - è sempre risultato come un cavallo indomabile per gli storici, gli studiosi, gli intellettuali che hanno cercato di avvicinarvisi. Come conseguenza di ciò, si può dire che non esiste un chiaro percorso scientifico di studio sull'anarchia, e la letteratura in materia si divide tra l'analisi delle diverse, innumerevoli correnti filosofiche e l'aneddotica sugli estremi atti individualistici (ma chiamiamoli con il loro vero nome, e cioè terrorismo, tanto più che molti anarchici non disdegnarono affatto questo termine) compiuti da quelli che sono stati definiti "gli angeli neri" dell'anarchia. Definire che cosa sia l'anarchia non è compito semplice, quindi, e forse la maggiore responsabilità va imputata agli stessi anarchici. L'anarchia, infatti, non fu mai, nella sua storia, un movimento politicamente omogeneo e disciplinato (come fu, ad esempio, il rivale marxismo), bensì un "punto di incontro" tra individualità orgogliosamente differenti l'una dall'altra.
Sia nel campo intellettuale che operativo il motore dello slancio anarchico fu sempre l'individualismo, l'alto senso della responsabilità personale dei propri pensieri e delle proprie azioni. Tutti gli anarchici si incontrano però su di un terreno comune. Del supremo fine si è già detto, consistendo nella libertà; sui mezzi, uno è sicuramente quello unanimemente riconosciuto, e cioè il Verbo, la parola. Per gli anarchici la propaganda ricoprirà sempre un ruolo essenziale: comizi, opuscoli, volantini e un'innumerevole serie di testate giornalistiche servirono al multiforme movimento anarchico per annunciare al mondo il proprio Sogno: l'avvento di una condizione di vita completamente libera da ogni vincolo e costrizione governativa, dove gli individui condividono i propri beni in armonia e lontani da ogni ricchezza. Questa sorta di paradiso (ma l'espressione è sicuramente errata dal punto di vista anarchico, poiché secondo quest'ultimo qualsiasi concetto di trascendenza è da rigettare, anche lo stesso concetto di Utopia) è nelle possibilità dell'uomo e può essere raggiunto unicamente con il rovesciamento immediato e totale di qualsiasi potere e istituzione.
Rovesciamento che può avvenire in molti modi, tra cui la violenza, il cui significato "catartico" affascinò spesso gli anarchici, anche coloro che non si sognarono mai di ricorrervi. Anarchia - recita la Piccola Enciclopedia dell'anarchia di Boussinot - è "negazione, rifiuto dell'ordine artificiale basato sul principio di autorità, principio di violenza, che viene imposto nella comunità umana […], negazione della legittimità di questa violenza, della legittimità delle varie istituzioni da essa instaurate, in primo luogo quella dello Stato." Ovviamente, nonostante qualche superficiale affinità, le differenze con il comunismo e il marxismo in generale sono evidenti. Gli anarchici non accetteranno mai il concetto di dittatura del proletariato (anzi, nemmeno quello del proletariato come "avanguardia" della rivoluzione), trovando assurdo e improbabile che una classe, una volta raggiunto il potere, per di più assoluto, scelga di privarsene per favorire l'avvento del comunismo totale.